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Sì alle regole, no al terrore, anche i media dovrebbero aiutarci a convivere col virus

Michele, titolare di un bar in provincia di Potenza, spera di non dover abbassare di nuovo la saracinesca

“Non sono un no vax, anzi, ho appena fatto la terza dose”, premette Michele, che è titolare di un bar in provincia di Potenza. Ma a fine serata, sempre indossando la mascherina ffp2, apre ad una riflessione: “E’ ancora così indispensabile pubblicare quotidianamente un bollettino sul numero dei casi per ogni singolo Comune senza specificare chi è vaccinato e chi no?”.

Dati più mirati. La sua riflessione non risulta affatto peregrina. “Questo tipo di informazione poteva essere utile un anno fa, quando i vaccini ancora non decollavano, ma oggi con un quadro completamente diverso a che serve?” Forse, aggiunge, “sarebbe più utile fornire il dato su ricoveri, terapie intensive, e le positività di chi non si è vaccinato, senza insistere con una lunga lista che riguarda persone a posto con le dosi e che probabilmente o hanno solo un leggero raffreddore o addirittura non hanno sintomi”.

“Vedo mia madre impazzire vicino ai bollettini quotidiani”. Michele fa un esempio pratico di quanto questo bollettino relativo a ciascun Comune stia esasperando gli animi. “Vedo mia madre letteralmente impazzire alla ricerca dei dati quotidiani del posto in cui vive”. E ancora: “E’ un po’ come se il suo umore dipendesse dal numero di positivi del giorno”. “Ottimista” se i dati sono bassi, “pessimista e irascibile” quando il dato sale. Per quando Michele cerchi di rassicurare la madre sulla non gravità di ciascun singolo caso “il giorno dopo siamo punto e daccapo con paure e fisime difficili da placare”.

“Forse anche i media dovrebbero aiutarci a convivere col virus”. In una fase in cui le regole ci sono “tra green pass rinforzati e terze dosi”, forse, secondo Michele, “bisognerebbe proseguire nella campagna di sensibilizzazione dei cittadini, cambiando però rotta su ciò che riguarda numeri allarmanti che ingenerano paure spesso irrazionali e di non facile gestione”. Il virus esiste e “dovremo conviverci probabilmente per altri mesi, ma perché non iniziare a cambiare i toni?”, si chiede. Chi ha un’attività, come il singolo cittadino “hanno sì diritto a conoscere l’andamento della curva epidemiologica, ma solo per quanto riguarda quei parametri sanitari che hanno un senso e hanno un peso, altrimenti rischiamo una chiusura dentro le mura domestiche, alle prese con paure che pensavamo esserci lasciati alle spalle”.

“Si alle regole, no al terrore”. E allora, conclude: “Bene il controllo delle regole, dei green pass, bene un inasprimento delle regole per i no vax, ma evitiamo questo stato di terrore generalizzato, altrimenti dopo le feste natalizie toccherà anche a noi gestori non alzare le saracinesche e rimanere a casa, con un danno non solo all’economia, ma anche alla salute mentale di tanti cittadini che stanno rispettato le regole e avranno pur diritto a recuperare una qualche normalità”.