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Tamponi, quarantene e green pass. Spi Cgil: lucani travolti dal caos

Anziani e intere famiglie abbandonate all’incertezza

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dello Spi Cgil di Potenza che denuncia il caos tamponi.

“Con l’aumentare dei contagi dovuti al diffondersi della variante Omicron, sono in modo proporzionale aumentati i disagi per i lucani contagiati o venuti a contatto con pazienti Covid positivi. Se fortunatamente questa variante è molto meno letale della Delta e quindi sta determinando un numero inferiore di malati che necessitano di un ricovero ospedaliero e se, contemporaneamente, la macchina delle vaccinazioni sembra proseguire senza grossi intoppi, non si può dire altrettanto dell’identificazione e controllo dei positivi al Covid e del tracciamento dei loro contatti.

Sono sempre di più i cittadini e in particolare le persone anziane che si rivolgono a noi perché incapaci di districarsi fra tamponi, piattaforme e attivazione/riattivazione dei green pass .È di pochi giorni fa il blocco della piattaforma regionale con la conseguente impossibilità di inserimento dei dati. Per non parlare, poi, del fatto che le farmacie, con cui si è raggiunto finalmente un accordo dopo mesi e mesi di ritardo, soltanto dalla prossima settimana saranno abilitate ad inserire i dati dei tamponi effettuati sulla piattaforma regionale. Fino ad oggi purtroppo si sono perse le tracce di decine di positivi che hanno avuto poi problemi per il prosieguo della quarantena e la successiva negativizzazione e quindi il ritorno alla vita normale e al lavoro.

Senza dimenticare che la positivizzazione al Covid sospende il green pass e solo la registrazione successiva dell’esito negativo può riattivarlo. Ci sono persone che aspettano da decine di giorni di essere richiamate per poter effettuare quel tampone che li libererà dalla quarantena. Conseguenza di tutto questo bailamme burocratico è il fatto che i medici di medicina generale ormai passano gran parte del loro tempo a districarsi sui computer per inserire dati ed esiti dei tamponi dei pazienti, sottraendo tempo al loro compito precipuo che è la cura delle persone loro affidate.

A tutti i soggetti contagiati, si aggiungono i familiari e le decine di contatti che sono completamente abbandonati a loro stessi, che non sanno come comportarsi e che sono di fatto costretti a spendere non pochi soldi in tamponi. Di fatto il tracciamento è completamente saltato e questo in un momento in cui la variante omicron sta determinando una diffusione sempre più estesa del virus.

Anche le Usco sono ormai merce rara, molto spesso utilizzate per altri compiti, vanno a domicilio solo dei pazienti sintomatici. Infatti ai problemi su esposti vanno aggiunti quelli del personale insufficiente e sempre più stremato da turni massacranti. Lo Spi Cgil di Potenza è estremamente preoccupato da tanta confusione che lascia i cittadini lucani e in particolare le persone anziane in una situazione di totale incertezza.

Ancor più preoccupato dal fatto che, dato il costante aumento dei casi e la necessità di far fronte a questa quarta ondata di contagi, si stiano riattivando negli ospedali posti di degenza Covid e rimandando tutte quelle attività non ritenute urgenti. Sembra che questi due anni siano trascorsi invano. Nulla è cambiato, nulla è stato fatto, di nuovo allungamento delle liste di attesa, ancora ritardi negli screening, ancora rinvii dei ricoveri non urgenti. È necessario stanziare risorse aggiuntive per organizzare i percorsi e recuperare le prestazioni arretrate ordinarie e straordinarie.

E l’assessore regionale alla Sanità, Rocco Leone? Sarebbe ora che anziché continuare ad affermare in Tv che “tutto va bene madama la marchesa” si occupasse dell’organizzazione del sistema a partire dall’assunzione o stabilizzazione del personale come gli è consentito dalle norme vigenti. Lo SPI CGIL di Potenza ribadisce, come già fatto in svariate occasioni dai segretari generali di CGIL,CISL e UIL, la necessità di tavoli di confronto con la Regione per risolvere i tanti problemi che affliggono la sanità lucana e che di fatto negano il diritto alla salute dei lucani.