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La guerra e le sanzioni: dal familismo delle caverne al familismo delle Nazioni

Dal conflitto in corso in Ucraina a rimetterci saranno le popolazioni della zona, ma anche gli europei, l’Italia in particolare. E per quale ragione? Nessuna

Ogni guerra è abominevole, ingiustificabile tragedia della stupidità degli uomini. I conflitti armati servono a nulla e per raggiungere traguardi umanamente inspiegabili seminano morti, povertà, sofferenza, odio. La Storia ci spiegherà, se possibile, le non ragioni del conflitto in Ucraina, ci dirà chi ci ha avrà guadagnato e perché, chi ha lavorato per la guerra e per quali non ragioni. Fatto sta che dal conflitto in corso, a rimetterci saranno le popolazioni della zona, ma anche gli Europei, l’Italia in particolare. Gli Usa, come al solito, giocano con le vite e le economie degli altri per fare gli interessi di casa propria, al pari della Russia.

Tra commercio, energia e caro-bollette, le misure contro la Russia peseranno più sull’Europa e sull’Italia che sugli Stati Uniti. Questa è una verità che bisogna raccontare. “Da una parte, l’Europa dipende dal gas russo e la crisi energetica potrebbe intensificarsi facendo aumentare ulteriormente i prezzi della bolletta. Dall’altra, la Russia rappresenta uno dei principali partner commerciali europei e, soprattutto, italiani.”

Abbiamo “finanziato” noi la guerra di Putin? Dall’estate scorsa il Cremlino ha ridotto del 25 per cento le forniture di gas, facendo quadruplicare i prezzi nella UE. Questo aumento ha fatto salire il costo dell’energia elettrica per causa del fatto che in molti Paesi viene prodotta dal gas naturale. Quindi i russi hanno ridotto le forniture e aumentato il prezzo: miliardi di dollari guadagnati in pochi mesi. Qualcuno si è chiesto in quel momento le ragioni della stretta russa sui rubinetti del gas?

L’Italia importa il 43 per cento del gas dalla Russia e lo utilizza per produrre circa il 60 per cento dell’elettricità. Il primo trimestre di quest’anno è iniziato con un aumento della bolletta di oltre il 50%. Tuttavia per le utenze domestiche, il prezzo è salito alle stelle e già oggi siamo in presenza di un aumento generalizzato dei prezzi degli altri beni e servizi.

La Russia oggi è il terzo partner commerciale dell’Italia e il quinto dell’UE, mentre gli Stati Uniti hanno uno scambio molto più limitato. Non a caso Draghi si sta muovendo con una certa prudenza. Staremo a vedere

Dunque le sanzioni potrebbero non essere efficaci e produrre danni alla UE e soprattutto all’Italia. Putin ha già dichiarato: “Se mi punite chiudo i rubinetti che danno energia alle vostre case”.

In questa situazione non è facile bilanciare gli effetti delle politiche sanzionatorie ed è difficile creare un forte clima di coesione tra i Paesi dell’UE. Tra l’altro, dividere gli europei sarebbe uno dei gli obiettivi collaterali di Putin.

Ma questo è solo un tassello del dramma umano ancora irrisolto. Il paradigma della convivenza più o meno pacifica (e che produce continue guerre) tra gli Stati va rovesciato. Tutto il mondo si regge sugli equilibri di un “familismo nazionale”. Il principio di fondo è che ogni nazione ha il diritto-dovere di difendere e promuovere i propri interessi, e l’esercizio di questo principio spetta allo Stato. Il popolo apprezza il governo che fa gli interessi nazionali, ossia gli interessi del popolo.

La storia dell’umanità è anche storia di “familismo”. Al centro di questo familismo troviamo il “territorio”, la sua difesa o conquista, e il gruppo, il clan, la tribù. E poi il feudo, le contee, i marchesati e i ducati. E poi le etnie, e poi gli Stati. Sempre in conflitto. Insomma ci siamo capiti. Dal familismo delle caverne al familismo delle nazioni. Rileggere la storia da questa prospettiva, seppure semplificata e parziale, ci aiuta a capire perché il paradigma della tutela dei propri interessi è destinato a lasciare il passo a nuovi paradigmi. Dalle tribù siamo passati agli Stati. Ora bisogna passare dagli Stati a qualcos’altro. All’appartenenza planetaria? Alla tutela degli interessi del Pianeta e, quindi, dell’Umanità?

Che cosa sono le guerre se non l’estremizzazione del familismo nazionale? Una nazione si comporta in base alla seguente regola: “Massimizzare unicamente i vantaggi materiali di breve termine del popolo che la costituisce (famiglia), supponendo che tutte le altre nazioni si comportino allo stesso modo”. I governi incapaci di fare questo non sono apprezzati dal popolo.

Familismo perché lo Stato persegue solo l’interesse nazionale, del popolo (della propria famiglia) e mai quello della comunità umana che richiede cooperazione tra popoli. A-morale perché seguendo la regola si applicano le categorie di bene e di male solo agli appartenenti allo stesso popolo, e non verso gli altri popoli della comunità umana. A-morale perché si mette al centro il proprio interesse difendendolo, promuovendolo, tutelandolo anche a costo di danneggiare gli interessi legittimi degli altri popoli.

Parafrasando Banfield, – mantenendo ferma la critica nei suoi confronti circa lo scarso spessore scientifico del suo libro su Chiaromonte –  e adattando il suo discorso al ragionamento di questo articolo possiamo affermare che: L’incapacità di sviluppare comportamenti orientati verso la comunità umana (umanità), è causa di una “umanità arretrata”. È causa di guerre, conflitti, odio, violenza, schiavitù, povertà.

La storia ha dimostrato che perseguendo ognuno gli interessi nazionali, la comunità umana intera non progredisce, mentre una parte di popolazione terrestre cresce nell’illusione della ricchezza e del benessere. È evidente che le società si sono trasformate, che la modernità galoppa, che le tecnologie hanno cambiato il mondo, che gli strumenti dell’esistenza hanno subito profondi mutamenti. È altrettanto evidente che la sostanza dei mali dell’umanità è rimasta invariata: Guerre, fame, sfruttamento, dominazioni, violenza, schiavitù, povertà, distruzione. Tutto questo non consentirebbe ad alcuno di affermare che l’umanità è progredita. Potremmo al contrario affermare che il mondo intero ha subito “un’evoluzione involutiva”.

Ciò che accade in Africa, in Medio Oriente e oggi in Ucraina sia in relazione ai conflitti armati sia in relazione alle guerre economiche è l’applicazione del paradigma del familismo nazionale intrecciato, influenzato, penetrato dagli interessi di poteri sovranazionali. Ciò che accade in Europa, tra gli Stati, è l’applicazione del paradigma dell’interesse nazionale. Lo stesso si dica dei rapporti tra Europa e Usa, tra Usa e Cina, e così via nelle vicende dei conflitti economici in atto. Accade oggi, ciò che è sempre accaduto nel passato. Prevalgono valori “particolaristici” sui valori universalistici. E questo alla lunga metterà in grave pericolo l’esistenza dell’intera umanità già segnata da continue tensioni, disastri, tragedie umanitarie e ambientali. Nel mondo, in questo momento, oltre l’Ucraina, 70 paesi sono coinvolti in guerre feroci. Guerre di cui nessuno parla. A queste dobbiamo aggiungere i conflitti armati che non possiamo definire guerre vere e proprie. E questa sarebbe l’umanità progredita? Lo stesso conflitto nel Donbass risale al 2014, ma qui nessuno ne ha mai parlato. Se ne parla oggi perché gli interessi “particolari” in occidente sono a rischio.

Occorre dunque liberarsi dal “tribalismo” moderno che caratterizza le relazioni tra i popoli. C’è bisogno di un nuovo e diffuso senso civico mondiale che sottraendosi alla visione capitalistica del mondialismo, riesca ad innescare nuovi processi politici e culturali alternativi al familismo nazionale o, se volete, al nazionalismo familistico. Al centro delle politiche nazionali deve esserci la cooperazione tra i popoli finalizzata al reciproco benessere piuttosto che al reciproco interesse. Una visione che trae origine dalla consapevolezza che la felicità di un popolo dipende dalla felicità degli altri popoli. È questa l’interdipendenza che va costruita: mondializzare l’interesse collettivo dell’umanità anziché l’interesse particolare di un popolo a discapito di un altro popolo. Se ciò non accadrà sarà la storia ad emettere la sentenza. E saremo tutti vittime del nostro suicidio.

Tornando ai tragici fatti di oggi, rischiamo di essere vittima, qui in occidente, del divario tra sapere e vedere e tra sapere e agire. A migliaia di chilometri di distanza saremo come il solito “telespettatori” di orrori televisivi e di sofferenze lontane. E guarda caso le inquietudini ci derivano in gran quantità dal rischio diretto che corriamo, un rischio legato anche questa volta alla rozza materia: il carburante, il nostro interesse, le nostre comodità, il prezzo della farina,  l’inflazione. Evviva.