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Accoglienza lavoratori migranti in Basilicata, “è sempre emergenza”

"Le Istituzioni non esistono, i tavoli anticaporalato fanno chiacchiere in vista delle prossime raccolte stagionali e si opera riattivando Centri di Accoglienza che non sono degni di tale nome"

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell’Associazione Migranti Basilicata sulle condizioni di accoglienza dei lavoratori migranti.

La questione immigrazione in Italia è il tallone di Achille. Ogni anno è sempre la stessa storia e i problemi sono ormai sempre gli stessi. La politica autoreferenziale, la stessa che ha più volte stracciato la più bella Costituzione del mondo, opera sempre in emergenza. Noi riteniamo che non ci sono più alibi e neppure giustificazioni visto che vi è bisogno di lavoratori, particolarmente in agricoltura, ma anche nel settore della logistica ed in altri settori come l’assistenza e la cura delle persone. Se continuiamo ad avere il cibo sulle nostre tavole è opera di questi lavoratori immigrati che si spaccano la schiena nei campi e vengono il più delle volte sfruttati e grazie a tutte quelle lavoratrici che si prendono cura delle persone fragili e sofferenti, nonché anziane/i.

Il sovranismo ha vinto ed ha preso il sopravvento nelle menti facendo credere alle persone che il problema è diverso dalla realtà. In realtà nessuna invasione di immigrati e nessuna povertà e disoccupazione derivanti dalle migrazioni. Basta alla politica degli annunci, al fenomeno del turismo migratorio, basta alla politica dei selfie e alla politica urlata senza dare soluzione alcuna alle condizioni di vita di queste persone. Non è più tollerabile la situazione dell’accoglienza nei ghetti e nelle strutture di fortuna. Ancora una volta si è consumato un incontro istituzionale a livello provinciale a Potenza il 25 marzo 2022, dal quale siamo stati esclusi (eppure siamo una Associazione del volontariato). A tal proposito abbiamo inviato una nota al Prefetto per conoscere i motivi dell’esclusione dal Tavolo. Vogliamo ribadire un principio della dichiarazione Universale dei Diritti: “Universalità dei diritti umani alla mobilità e all’accoglienza delle persone e in generale provenienti da qualsiasi angolo della Terra: informazione, formazione e conoscenza, diritti umani della persona immigrata”.

La Pubblica Amministrazione è sorda. Lo scrittore svizzero Max Frish molti anni fa, riferendosi agli emigrati italiani, ha coniato il famoso aforisma: “volevamo delle braccia, sono arrivate delle persone”. Oggi qui in Italia l’aforisma è cambiato: “volevamo delle braccia, sono arrivate delle famiglie”, perché questi migranti hanno il diritto ad una vita familiare come tutti i cittadini del mondo. Non si parla mai di accoglienza e di integrazione per questi lavoratori, che servono alla filiera del cibo, dell’agricoltura e non solo e li si tiene lontani dai centri abitati e dai luoghi dove transitano i mezzi pubblici. Tutti parlano di combattere il caporalato o lo sfruttamento, ma le decisioni che si prendono vanno verso il sistema che si vuole combattere. Qui in Basilicata ci imbattiamo quotidianamente con queste problematiche e possiamo dire con molto orgoglio che laddove ci siamo impegnati ed abbiamo collaborato con altre forze qualche passo in avanti lo abbiamo fatto. La nostra opera si svolge preliminarmente nella zona del Vulture-Alto Bradano e nello specifico a Venosa grazie alla collaborazione della Chiesa Evangelica Valdese siamo riusciti a dare una buona risposta al problema dell’accoglienza e della residenza in abitazioni. Ma non basta un’abitazione dignitosa, occorre attivare una regolare attività di insegnamento dell’Italiano per permettere a questi immigrati di poter comprendere la lingua e di poter interagire con gli uffici e con i cittadini al fine di contribuire a una più concreta integrazione. A Venosa grazie all’opera di un gruppo di maestre in pensione siamo riusciti a mettere sù una scuola popolare che ha iniziato con l’alfabetizzazione dei lavoratori immigrati ed ha ottenuto il grande risultato dell’istituzione di scuola certificata grazie al CPIA di Potenza con la sede di Rionero in Vulture.

Anche quest’anno siamo ancora una volta in emergenza: “nulla cambierà”. Le Istituzioni “non esistono”, i tavoli istituzionali anticaporalato ancora una volta fanno chiacchiere in vista delle prossime raccolte stagionali e si opera sempre in emergenza e riattivando Centri di Accoglienza che non sono degni di tale nome. Nei centri di (dis)accoglienza, situati in vecchi capannoni dismessi, c’è molta promiscuità e mancano i servizi essenziali in numero tale da consentire il minimo della dignità. I Centri di (dis)accoglienza scarseggiano di servizi igienici e di punti di cucina dove poter preparare i pasti da parte dei lavoratori. Un rappresentante delle Istituzioni l’anno scorso ha rilasciato una intervista a Radio France asserendo che non avrebbe trascorso nemmeno una notte in quei centri di accoglienza. Anche quest’anno la Regione Basilicata prevede di riaprire il Centro di Palazzo San Gervasio. Si continua nella negazione dei diritti e dignità a queste persone e lavoratori che permettono la raccolta dei prodotti in agricoltura e lo svolgimento di altri lavori, anche se da più parti si ha l’ardire di concepire l’immigrazione come la risposta al problema dello spopolamento e della mancata procreazione.

I lavoratori non tollerano più il comportamento di totale indifferenza delle Istituzioni di fronte alle loro condizioni di vita. L’anno scorso abbiamo presentato un ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani insieme agli Avvocati dei Diritti Umani sul sistema accoglienza in Basilicata. E la risposta quest’anno è sempre la stessa minestra riscaldata. Nonostante la proroga dei fondi milionari per la costruzione di nuovi centri di accoglienza a Boreano e Lavello a che punto sono i progetti? A noi risulta che neppure un mattone si sia posato. Ci sembra tardiva la costituzione del Tavolo permanente, con l’esclusione di alcuni soggetti, per monitorare la situazione. Anche quest’anno siamo arrivati a ridosso delle campagne stagionali e si trovano scuse inesistenti. Ora si trova l’alibi della crisi Ucraina. Ma è passato un anno dal 2021 e cosa hanno fatto le Istituzioni? Chiediamo l’applicazione dei contratti ed in particolare il rispetto dell’orario di lavoro e la relativa paga e non da ultimo il versamento delle reali giornate lavorate, al fine di sconfiggere lo sfruttamento e lo stato di precarietà dei lavoratori. E’ necessario potenziare la rete dei controlli del rispetto delle regole e dell’applicazione dei contratti che pure molte parti siglano ma poi non governano. Quest’anno ci risulta ci siano state meno domande di disoccupazione eppure la raccolta dei prodotti è stata sempre la stessa. Facciamo appello a tutti coloro che credono in questi principi e che si battono per questi fini di fare battaglie collettive e senza strumentalizzazioni per la risoluzione definitiva dei problemi esposti. La nostra parola d’ordine è: fatti non parole. Francesco Castelgrande Associazione Migranti Basilicata