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Arpab: le dimissioni ‘col botto’ del direttore Tisci

Fonti interne all’Agenzia: “Era ‘positivo’ al lavoro, ci aspettavamo delle scuse, invece ci ha inviato un messaggio in cui parla di ‘caccia all’uomo’ nei suoi confronti”

Le dimissioni del direttore dell’Arpab sono giunte ieri mattina accompagnate da un lungo messaggio di commiato sulla sua pagina facebook e inoltrato via WhatsApp anche a numerosi dipendenti dell’Agenzia. Ed è stato proprio quest’ultimo gesto ad esser stato maldigerito dai lavoratori. “È assurdo – spiega una qualificata fonte interna – sei un direttore, vieni beccato nel tuo ufficio positivo al covid, rischi di contagiare chi ti circonda e non comprendi neanche la gravità del fatto”. Il riferimento va al passaggio in cui, nel dimettersi, Tisci parla di “caccia all’uomo” nei suoi confronti. “Nessuna caccia all’uomo – prosegue la fonte interna all’Arpab – è lui stesso ad essere stato colto in castagna. Ci saremmo aspettati che si dimettesse subito, senza aspettare un mese, ma lo ha fatto solo quando ormai aveva capito che era con le spalle al muro”. Il presidente della Regione Bardi, lo ricordiamo, lo aveva sospeso dopo il blitz dei Nas che lo avevano colto in ufficio senza green pass e in violazione dell’isolamento domiciliare, causa covid. La sua revoca definitiva, invece, era già stata annunciata dallo stesso presidente e a quanto si è appreso, sarebbe scattata proprio ieri.

“I meriti che si attribuisce Tisci non sono i suoi” E ci sono altri dettagli in quel messaggio di “addio” all’Arpab che molti dipendenti proprio non riescono a mandare giù. “Quando Tisci parla del gran lavoro fatto e si intesta dei meriti, dice alcune inesattezze. Le ispezioni al Cova che dice di aver accelerato erano in realtà state messe in campo dalla direzione precedente in collaborazione con l’Arpa Lombardia e sono state rinviate solo a causa del covid, quindi lui ha fatto quanto predisposto da chi c’era prima di lui”. Stesso discorso, secondo la nostra fonte, “pure sulla certificazione iso9001 dei laboratori, anche questa rientrante in un iter precedente”. E che dire sull’altro fiore all’occhiello del direttore, il Centro monitoraggio Val d’Agri? “Si tratta di un appartamentino con quattro scrivanie a Viggiano. Forse bisognava dotarlo della strumentazione adatta per operare, prima di trasferire personale all’interno”.

“Non è stata una bella convivenza” E poi ci sono le battaglie e le richieste fatte dai sindacati e dall’Organo di Parità, su cui il direttore avrebbe risposto picche o nicchiato fino all’ultimo. “Nella sua direzione non è stato mai nominato il Responsabile dei servizi di prevenzione e protezione, previsto per legge”, rimarca la fonte. E poi l’altro grande assente, il Comitato unico di garanzia (Cug), che nel pubblico è fondamentale nel prevenire discriminazioni sul posto di lavoro. “Dopo tante sollecitazioni lo ha nominato solo il giorno prima che venisse beccato positivo in ufficio, con delibera peraltro annullata successivamente dall’attuale direttore facente funzioni per possibili irregolarità”. In sintesi “non è stata una bella convivenza, quella col direttore generale dimissionario. E se in più occasioni è stato proclamato lo stato di agitazione un motivo si sarà”. E infine: “Dopo la sua riscontrata positività, il 4 febbraio scorso, da parte sua ci saremmo aspettati delle scuse, avendo messo a repentaglio la salute di chi lo circondava, e non ci sembra una cosa da poco. Ma quelle scuse, come avrete potuto verificare, non sono mai arrivate”.