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Basilicata disagiata: una regione di “ignoranti”

Analfabetismo, scarsa istruzione e arretratezza culturale: a rischio le risorse del Pnrr

Sono i dati Istat, ancora una volta, a registrare le condizioni della Basilicata, soprattutto sul versante dello sviluppo. A parte l’ormai costante curva demografica negativa, non meraviglia la situazione sul piano dell’istruzione. Un quadro così negativo del livello di istruzione ha un impatto anche sul livello culturale dell’intera popolazione.

Rispetto al contesto medio nazionale – scrive Istat-  l’analfabetismo o l’assenza di un titolo d’istruzione risulta in regione più diffuso (6,2% a fronte del 4,4%). A Potenza si rileva la quota più consistente di persone senza alcun titolo di studio (6,4%) mentre la quota risulta più bassa in provincia di Matera (5,8%). In particolare, 14 persone su 1000 sono analfabete a Potenza, mentre in provincia di Matera ci sono in media solo 8 analfabeti ogni mille abitanti. Matera presenta anche una percentuale più bassa, rispetto a Potenza, di persone con la licenza di scuola elementare (15,4% e 16,3%) e più elevata tra quelle in possesso di licenza media e diploma di scuola secondaria di secondo grado (28,3% e 36,4% rispettivamente).

La quota di residenti con titoli di studio più alti è simile nelle due province: si contano a Matera e Potenza rispettivamente 2 e 3 dottori di ricerca su 1000 residenti (contro lo 0,4% nazionale); i laureati sono il 13,9% a Matera e il 13,7% a Potenza e quasi tre su quattro hanno titoli di II livello.

Gli analfabeti, gli alfabeti senza alcun titolo di studio, sono circa 34mila, le persone con la licenza elementare sono 87.200, mentre quelle con la licenza media inferiore sono oltre 151mila. Il totale fa 272.550. la metà della popolazione residente al 31 dicembre 2020. L’altra metà è fatta di diplomati, 195mila, persone in possesso di laurea triennale o equipollenti, 20.770; persone con laurea di secondo livello o equipollente 54mila. Sul piano dell’istruzione la Basilicata è dunque divisa a metà. Certo siamo in una situazione diversa da quando nel 19esimo secolo gli analfabeti erano oltre il 90% della popolazione. Tuttavia oggi siamo di fronte a un nuovo analfabetismo. Il mondo è cambiato e avere un diploma o la licenza media inferiore non vuol dire necessariamente avere cultura, avere gli strumenti cognitivi per interpretare, capire, affrontare la complessità della vita e del mondo contemporaneo. Quanti di quelli sottocapitalizzati culturalmente sono nei posti chiave?

L’Italia è messa meglio, ma non più di tanto. Ad ogni modo la Basilicata ha un problema: la metà della popolazione è sotto capitalizzata in istruzione e cultura. Questo dato apre scenari critici sulle prospettive di sviluppo. E ci mette di fronte a una criticità importante: il rischio di una polarizzazione sempre più forte che scavi un solco incolmabile nella popolazione e nella società divisa a metà “tra gli istruiti” e gli “ignoranti”. È evidente l’impatto negativo sul piano sociale ed economico che questa condizione potrebbe ulteriormente causare. A maggior ragione se consideriamo i dati sullo spopolamento e sull’emigrazione di giovani laureati e specializzati, oltre quelli sull’invecchiamento della popolazione.

Tra le aree in cui si registrano i dati socio-demografici più negativi troviamo anche la val d’Agri e la valle del Sauro, “terre dell’oro nero”.  Le zone più inondate di risorse, di finanziamenti e contributi, arrancano a crescere sotto tutti i punti di vista.

L’approccio alle politiche di sviluppo risente di carenze di fondo nell’analisi delle condizioni sociali, culturali e demografiche territoriali. Si naviga a vista da anni. Siamo di fronte a una fatica di Sisifo, forse per causa della scarsa capacità dei decisori politici di innescare leve di sviluppo degne di questo nome. In molti e per molto tempo hanno pensato che bastassero i soldi spesi in qualunque modo per mettere in moto processi di crescita economica. Lo sviluppo è un’altra storia e il denaro non è altro che una variabile in gioco, qui da noi giocata male.

Ora, con le risorse del Pnrr, oltre 600milioni, si rischia di fare il solito buco nell’acqua come con i miliardi di euro arrivati dalla UE negli ultimi 20 anni. Prima di piantare il vigneto occorre mettere il terreno in condizioni di accogliere la vigna. Il contadino lo sa, mentre i nostri politici e quelli che sono bravi imprenditori  con i soldi pubblici, evidentemente non lo sanno. Chi dovrà decidere sull’attuazione del Pnrr deve sentirsi oggi messo dinanzi a un dilemma morale, oltre che politico. Se quel Piano, come tutti si affrettano a ricordare, è un’occasione storica per la Basilicata, perderla sarà come uccidere il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. Tuttavia, quel poco che si sente e si vede in giro da mesi, non suggerisce atteggiamenti ottimistici. “Troppi cani inaffidabili intorno alla ciccia.” C’è da augurarsi che i cittadini, le loro associazioni, le organizzazioni dei lavoratori e delle imprese sappiano vigilare con intelligenza.

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