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Basilicata smemorata e gabbata

Si abbaia nell’aia all’ora necessaria e poi tutti in cascina a mangiare e bere

Mesi fa denunciammo anomalie nel prelievo e trasporto delle acque a Tempa Rossa da parte di un’azienda del Gruppo Donnoli. La Regione Basilicata reagì con un’iniziativa resa pubblica attraverso la stampa: “L’azienda è stata diffidata formalmente a non utilizzare l’acqua industriale se non per il proprio processo produttivo e a sospendere immediatamente, qualora risponda al vero, l’attività denunciata. Ci aspettiamo una idonea relazione e, qualora l’attività contestata sia stata effettivamente svolta, chiarimenti sulla durata e quantità di risorsa trasportata e venduta”.

A quella dichiarazione dell’assessore Gianni Rosa è seguito il nulla. Calato il silenzio. Ecco perché il 19 luglio 2021, via pec abbiamo chiesto l’accesso agli atti: ad oggi, 9 marzo 2022, nessuna risposta. Ebbene, la documentazione da noi richiesta sarebbe nelle mani della Procura e sulla vicenda sarebbe stata “avviata un’indagine giudiziaria”, ci assicuravano fonti interne al dipartimento, nel novembre scorso.

Nel frattempo ci saremmo aspettati un aggiornamento dagli uffici regionali: Sono state riscontrate violazioni amministrative? Sono state accertate irregolarità? E, nel caso, è stata comminata una sanzione all’azienda in questione? Qualcuno all’interno del Dipartimento ha delle responsabilità su quanto accaduto?

Intanto, se è vero che la faccenda è nelle mani della magistratura, non vorremmo che nei soliti giri di amicizie e parentele, qualcuno dalle parti del Tribunale si lasciasse andare a leggerezze e lentezze riservate ai soliti “unti dal Signore.” A nostro modesto parere la vicenda è molto semplice, tutta racchiusa nella documentazione amministrativa, non sarebbero necessarie lunghe e complicate indagini per stabilire se sia stato o no commesso un illecito amministrativo o penale.

Nel frattempo è finita nel dimenticatoio la vicenda del corso per operatori di produzione della Total a Tempa Rossa. Polemiche, denunce di brogli, verifiche, rassicurazioni, tavolo della trasparenza, e così via. Ad oggi, nulla più si sa delle decisioni assunte all’epoca dei fatti. Tutto tace. Come il solito si abbaia nell’aia all’ora necessaria e poi tutti in cascina.

E di quella famosa gara da 5 milioni di euro piena di misteri e di stranezze? Nessuna volontà di trasparenza, nessuna sanzione morale, nessuno ci ha messo il naso come avrebbe dovuto, compresa la politica, e i sindacati, che dovrebbe pretendere dalla multinazionale francese il rispetto degli accordi sottoscritti e sbandierati come un trofeo. Anche qui è calato il sipario.

In questo silenzio da qualche parte ci si sente autorizzati ad agire con gli strumenti delle clientele, del nepotismo, dell’arroganza e dell’inganno. Assunzioni di amici e riunioni negli uffici di imprenditori (quelli che drenano denaro pubblico) convocate da politici e a cui partecipano anche funzionari, o ex, amministrativi per decidere che tempo deve fare tra qualche mese da quelle parti: soldi, aree industriali, consenso, lavori. Tutto legittimo per carità, è così che si fa politica: amalgamare interessi privati incorporarli nelle confraternite di partito così che appaiano questioni di interesse pubblico e generale. E gli idioti che sopportano puzza, inquinamento, angherie, miseria e disoccupazione, li votano pure.