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Guerre, conflitti, Europa: Ne parliamo con Anita Likmeta

Ambasciatrice Connect Albania per le Nazioni Unite, imprenditrice digitale e giornalista

Anita Likmeta è Ambasciatrice Connect Albania per le Nazioni Unite, imprenditrice digitale e giornalista. Nata a Durazzo, vive in Italia dal 1997, dove è arrivata a seguito della dolorosa guerra civile che dilaniò il Paese delle Aquile. Il pubblico italiano ha avuto modo di conoscerla, nel corso delle sue numerose apparizioni mediatiche, sui canali televisivi e sulle principali testate nazionali. Il suo punto di vista può aiutarci a leggere con nuovi spunti di riflessione la complessa crisi internazionale che stiamo attraversando.

Come viene percepita l’invasione militare russa, in Albania e nei Paesi balcanici?

L’Albania ha preso da subito posizione sostenendo il popolo ucraino oltre ad aver votato contro la Russia alle Nazioni Unite. Il popolo albanese conosce bene la battaglia che il popolo ucraino sta portando avanti coraggiosamente. Una simile guerra noi l’abbiamo vissuta in Kosovo, per cui comprendiamo perfettamente l’importanza, e la sofferenza, di una lotta come questa. Il popolo ucraino, come qualsiasi popolo, ha diritto di autodeterminarsi e di scegliere da che parte della storia vuole stare.

Un conflitto in Europa, oltre a portarci indietro di diversi decenni, potrebbe disintegrare il tanto faticoso sforzo di integrazione profuso finora. Quanto rischio esiste, secondo lei, di perder terreno in questa direzione?

Il rischio è altissimo, naturalmente. Ma questa crisi ci sta ponendo tutti dinanzi a noi stessi: la guerra in Ucraina ha evidenziato le debolezze di questa Europa e di quei molti suoi cittadini che hanno dimenticato i sacrifici di coloro che persero la vita affinché la nostra generazione potesse conoscere la libertà. Per dirla con le parole di Sassoli, “l’Europa non è un incidente storico” ma il risultato di una volontà comune, di un sogno comune. Il sogno di una democrazia liberale capace di includere le minoranze e le diversità sotto la stessa bandiera, parti di una identità composita.

Le nuove tecnologie di comunicazione mettono le nuove generazioni di fronte a una conoscenza ampia dei contesti internazionali. L’infodemia, ossia la disponibilità di una quantità eccessiva di informazioni, aiuta o paralizza?

Entrambe le cose. Bisogna conoscere per deliberare per cui bisogna avere gli strumenti per poter riconoscere i fatti reali dalle fake news.

Cosa si potrebbe fare, secondo lei, per accelerare i percorsi di integrazione? Come potrebbero aiutarci – concretamente – le nuove tecnologie?

Questo già avviene in qualche modo: i nuovi sistemi processano le condivisioni e riusciamo così ad individuare le news contaminate. Le big company lavorano sempre di più in questa direzione. Personalmente invito chi legge questo articolo a organizzarsi in piccoli gruppi affinché ci siano più punti di vista ad analizzare una notizia.

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