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La Basilicata e il divorzio mai risolto tra cultura e società

Le bardature neo feudali nel guardaroba dei cittadini: potere e analfabetismo

Diciamolo: certo machiavellismo, e i comportamenti di talune monarchie ante 1799, sono replicati nella storia più recente della Basilicata. Da un lato rimane il fatto che la politica è “un gioco di abilità non tra popoli, ma fra individui”: oggi diremmo “un gioco non tra cittadini, tra ideali, tra visioni e prospettive, ma tra singoli esponenti politici e le loro cerchie”. E se il Principe o il re confondevano lo Stato con loro stessi, oggi qualche politico confonde l’istituzione con se stesso. Per Machiavelli “il popolo non era altro che un serbatoio di reclute per la conquista di nuovi troni e titoli per i figli, generi, suoceri eccetera”. Oggi? Oggi gli elettori, i cittadini, non sono altro che voti per la conquista o il mantenimento del potere di singoli esponenti politici, a loro volta riferimenti e tutori di singoli imprenditori e altri faccendieri. Potere spesso finalizzato alla sistemazione di amici, parenti, generi, figli e nuore.

Il Sistema esiste e resiste a prescindere dalle maggioranze di governo

Sono tutti così? No, evidente. Ad ogni modo esiste sempre un’opposizione che si pone come alternativa alla maggioranza di governo pro-tempore. Il problema è che quasi nessuno si pone come alternativa al Sistema e tanto meno ci si oppone con forza. Il Sistema di potere trasversale, intrecciato, arcipelagato, esiste e resiste, come abbiamo più volte scritto, a prescindere dalle maggioranze di governo. Quasi tutti accettano il “regime” qual è: tutela di interessi di parte, piccola e grande corruzione, convenienze reciproche e intrecci di affari tra imprese e politica, tolleranza di devianze istituzionali, cinismo economico, gestione privatistica degli appalti pubblici e delle risorse pubbliche, clientele, ecc. E dunque chi appare contrario a questo Sistema, spesso nemmeno si sogna di rovesciarlo, ma di modificarlo da dentro, riformarlo in senso buono aspirando dunque a farvi parte. Ma nel momento in cui ne fai parte quel Sistema ti ingoia e ti anestetizza: se vuoi sopravvivere devi esserne complice accettandolo così com’è.

I cittadini bardati

Ma c’è anche chi prova a rovesciare il potere assoluto delle “confraternite di interessi” che reggono e alimentano il Sistema, senza riuscirvi, almeno fino ad oggi. E questo per mancanza di seguito e di condivisione da parte della maggioranza dei cittadini. Maggioranza di cittadini che costituisce, ancora adesso, una massa di timorati del potente, o di beneficiati in diversa misura, dalle sue benevole concessioni. A scarseggiare in questa massa non è soltanto la cultura, ma soprattutto la cultura politica. Purtroppo queste virtù scarseggiano anche nelle donne e negli uomini delle istituzioni. Possiamo ipotizzare che siamo in presenza, qui in Basilicata, di un lungo divorzio, mai risolto, tra cultura e società. Nel senso che chi prova a diffondere argomenti e ragionamenti culturali e politici con la P maiuscola, non ha sufficienti interlocutori pronti ad ascoltare e a confrontarsi. Le bardature neo feudali del sistema di potere lucanico sono nel guardaroba di molta gente.

I fronti attivi di contrapposizione, che si formano ogni volta in prossimità delle elezioni, non sono altro che gruppi in competizione elettorale: gli uni in campo per difendere la maggioranza di governo pro-tempore, gli altri per sostituirla con un’altra. E seppure si leva qualche critica al sistema di potere, quella critica non diventa mai aperta contestazione e tanto meno materiale culturale, sociale, politico per una “rivoluzione” popolare che rovesci “l’ordine costituito”. Proteste, indignazione, piccole rivolte sui social, ma mai rivoluzione.

Opinione pubblica e cultura: parole grosse

La maggior parte della cosiddetta opinione pubblica non capisce il linguaggio e la prassi del Potere incarnato negli interessi di gruppi e comitati di affari, non ne coglie gli aspetti deleteri, non solo perché distratta, ma perché priva degli strumenti culturali per leggerne e interpretarne le ragioni.

In questo quadro dobbiamo anche distinguere il ruolo dei media locali. La stampa in generale potrebbe esercitare una funzione culturale di stimolo al pensiero critico e alla lettura critica dei fatti che riguardano quel Sistema di potere. Quello che accade, invece, è spesso il contrario: molta stampa confonde le idee alla gente.

Ci sono addirittura giornali che, con la scusa dell’informazione e della libera informazione, non fanno altro che apparire come fogli al servizio di qualche consorteria di affari politici o economici che siano. Questi giornali non si rivolgono al pubblico (che non esiste), ma agli esponenti delle fazioni avversarie. Ma questa è un’altra storia lunga di cui, in parte, abbiamo già scritto in passato.

La cosiddetta cultura (libri, arte in genere, editoria, e così via) incarnata da “intellettuali” improbabili, è vittima consapevole e complice del Sistema di potere. Senza la protezione e i benefici di quel sistema chi comprerebbe certi libri, chi finanzierebbe certi editori e taluni artisti? Questa cultura non ha contatti veri con il pubblico, perché il pubblico non c’è. Si creano così circoli chiusi, frequentati da salottieri provincialotti. Circoli recintati con ridicole presunzioni e soverchie vanità.

Il collante dell’analfabetismo

L’idea che la Basilicata sia vittima della sua cosiddetta classe dirigente, non è peregrina, anzi. E neanche bislacca è l’idea che i lucani siano vittime di loro stessi. Se tra gli esponenti delle istituzioni abbiamo persone che non sanno parlare correttamente in italiano, che copiano e incollano discorsetti di cui non capiscono il senso, che salgono in cattedra per parlare di argomenti complessi con frasi fatte e scontate, è perché qualcuno le ha elette. Tra elettori ed eletti, c’è un legame indissolubile, al momento: l’analfabetismo politico e culturale, quando non anche l’analfabetismo funzionale tout court.

E dunque che fare? Se c’è davvero qualcuno che non aspira soltanto a sostituire una maggioranza di governo ma a combattere la sub cultura del Potere malato e i paradigmi del Sistema patologico, questo qualcuno deve partire dalla necessità di costruire un’opinione pubblica critica, politicamente e culturalmente qualificata. E questo non è possibile in pochi anni ed è impossibile nel tempo di una campagna elettorale.