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Mafia, la Dia apre in Basilicata: oggi si celebra una sconfitta

Il nuovo presidio contro la criminalità organizzata e mafiosa è un fallimento spacciato per un traguardo di successo

Oggi, 7 marzo è stata inaugurata la sezione della Dia – Direzione investigativa antimafia – in Basilicata. Dopo i proclami di alcuni politici che, nei mesi scorsi, hanno provato a ritagliarsi una fetta di meriti per averne sollecitato l’apertura, stamane i primi vagiti dei soliti “espressionisti della soddisfazione”. Qualcuno già stamattina, a poche ore dalla chiusura della cerimonia a Potenza, ha avviato la tiritera retorica per ribadire l’ovvio: «Con la Dia in Basilicata la terra lucana potrà dotarsi di un fondamentale presidio di legalità e di sicurezza a tutela della collettività…” Oppure: “è doveroso un ringraziamento al procuratore Curcio per lo sforzo profuso e per aver fatto proprio il bisogno di maggior legalità…”

A parte le banalità di qualche consigliere regionale, alle quali siamo ormai abituati, c’è un appunto da fare anche agli esponenti politici che stamane erano lì a marcare lo spazio nel corso dell’inaugurazione. La Dia non è un merito, una vittoria, è una sconfitta della Basilicata. Nessuno che abbia un minimo di senno può dirsi soddisfatto di questa “conquista”. Sarebbe stato preferibile non averne bisogno. La sconfitta sta proprio in questo: la Basilicata deve dotarsi di una sezione della Direzione investigativa antimafia. Ciò vuol dire che si sono create le condizioni affinché fosse indispensabile un nuovo presidio contro la criminalità organizzata e mafiosa. Bella conquista: un fallimento spacciato per un successo.

Qualcuno continua a far finta che quelle condizioni si siano create per un caso della storia, per un inevitabile susseguirsi di variabili ignote che hanno portato questa regione ad essere vittima di presenze e infiltrazioni criminali. Troppo comodo.

La mafia c’era ma nessuno la vedeva, oggi qualcuno la vede, e non a caso a vederla è un procuratore. Ma quando c’era e nessuno la vedeva, qualcuno la vedeva, ma veniva additato come allarmista, o “infangatore” dell’immagine di questa terra “quieta e felice.”

Tra sviste e illusioni di vittore siamo costretti a ribadire un altro principio. La criminalità organizzata è organizzata anche sotto altre forme che non sono le stesse “dell’associazione a delinquere di stampo mafioso”. La storia lucana di questi ultimi 40 anni, ci consegna molti indizi che autorizzano ad ipotizzare l’esistenza perpetua di “associazioni a delinquere di stampo politico-economico-imprenditoriale.” Non è escluso che sia stata quest’ultima forma di criminalità a fornire un generoso contribuito di humus sociale, politico, di costume, che ha aperto spazi di opportunità alla prima.

Pensare oggi alla Dia come a un traguardo di successo, è fare un torto all’intelligenza collettiva, alla storia, ai fatti accaduti e a quelli che ancora accadono. La Dia è una necessità per causa di una sconfitta.

Dia Potenza

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