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Pnrr: le discriminazioni territoriali a danno del Sud

Perché al Sud c’è il deserto infrastrutturale e manca una visione organica della portualità e della logistica integrata in modo da porre il Mezzogiorno su una via di commercio mondiale?

Si spera che la guerra finisca presto e in modo tale che poi potremo raccontarla. Nel mentre la vita va avanti e, anche per distrarci da questa cappa angosciante, torniamo a occuparci delle nostre questioni come le discriminazioni territoriali e il PNRR, che nel frattempo va avanti.

Ci sono discriminazioni territoriali?

Eurostat ci fornisce la classifica delle regioni con la percentuale maggiore delle persone a rischio povertà in Europa. La Campania è prima, seguita a ruota dalla Sicilia, settima la Calabria. Tra le dieci peggiori regioni europee tre sono del Sud Italia.

Una persona viene considerata a rischio povertà se ha un reddito inferiore del 60% di quello medio nazionale. In Campania sono il 41,4% della popolazione, in Sicilia il 40,7 e in Calabria il 32,7%. A livello nazionale il 25,6%. Se invece prendessimo a riferimento il reddito medio europeo la percentuale nazionale scenderebbe al 20%, con quello della Germania salirebbe al 40%. Più che le povertà vere questo indice misura le divergenze economiche territoriali all’interno di uno stesso paese, o se preferite fornisce la risultante delle politiche di discriminazione territoriale.

Ma come nascono le discriminazioni territoriali?

Sicuramente contribuisce una spesa pubblica corrente pro capite al Sud  di 13.576 €, pari al 72,5% di quella del Nord Ovest uguale a 18.967 €, il 10% in più della media nazionale di 17.299 €. È così da lunghi e infiniti anni: 160 per l’esattezza!

Dove hanno bivaccato le classi politiche meridionali e dove sono? A saperlo!

Oppure possono nascere dal fatto che su 26 istituzioni europee (13 primarie e 13 collegate) nessuna risieda nei paesi dell’area del Mediterraneo? Oppure che delle rimanenti 42 organizzazioni (agenzie, autorità ecc.) solo 7 siano in quest’area? Due nella Spagna mediterranea, due nel nord Italia, due in Grecia e una a Malta. Queste istituzioni muovono un sacco di PIL nelle città dove hanno sede. L’agenzia del farmaco, contesa tra Milano e Amsterdam, vale più di un miliardo di PIL anno.

Dove hanno bivaccato le classi politiche italiane e dove sono? A saperlo! E dove erano quando l’italiano fu tolto dalle lingue c.d. di lavoro delle istituzioni europee? Non sottovalutate né il significato simbolico né le implicazioni culturali e i vantaggi operativi nell’avere tra queste lingue quella nazionale. Non è un fatto né di orgoglio né di nazionalismo, se ne parlo è solo perché abbiamo perso un ennesimo vantaggio competitivo nei confronti di Germania, Francia e Spagna. Sono state addotte motivazioni di correntezza operativa e di costo: allora bastava l’inglese.

Forse le discriminazioni derivano dal fatto che solo il 15% delle merci che entrano ed escono dall’Europa passi dai porti del Mediterraneo? La Germania negli ultimi 10 anni ha incrementato gli scambi con la Cina del 52,9%, raggiungendo un volume pari al 5,3% del suo PIL. L’Olanda scambia un volume del 13,4% del PIL, con un incremento nel decennio pari al 94,2%. L’Italia è ferma al palo con un incremento medio del 2% nel decennio e un volume di scambi nel 2020 pari al 2,7% del PIL (Eurostat).

Però per i politici e le anime candide del ceto intellettuale parlare di Cina è come parlare del diavolo. Si è perso il conto dei soggiorni di lavoro di Angela Merkel in Cina. Ci è andata per promuovere i diritti civili? Da noi si è gridato allo scandalo per l’adesione alle nuove Vie della Seta. Lo scandalo vero è stato accettare che di queste vie facessero parte solo i porti di Genova e Trieste, che la via ferroviaria passasse nei Balcani, escludendo così tutta l’Italia peninsulare dalle opportunità dei commerci su questa nuova rotta.

Insomma nel centro del Mediterraneo c’è il deserto dei commerci e dei traffici. Henry Pirenne, lo storico Belga, disse che il mondo romano precipitò nel Medioevo perché ‘il Mediterraneo si era ridotto ad un lago stagnante’.

E come mai nel Sud Italia, che è il centro del Mediterraneo punto di incrocio di tre continenti, non passa quasi nulla di questi traffici? Perché al Sud c’è il deserto infrastrutturale e manca una visione organica della portualità e della logistica integrata in modo da porre il Mezzogiorno su una via di commercio mondiale? E cosa c’è nel fiosso dello stivale che dovrebbe essere oltre al centro fisico il centro logistico del Mezzogiorno e il retroterra del porto di Taranto? Il deserto!

Perché l’Europa si è allargata ad est invece di aprirsi ai paesi che si affacciano nel Mediterraneo? L’allargamento ad est fu voluto dalla Germania, perché così aumentava la centralità della Germania in Europa e centralità significa commerci, influenza politica e ricchezza. Le periferie del mondo sono sempre le più povere e la ricchezza si è sempre sviluppata lungo le rotte commerciali.

Il PNRR

La logica del PNRR risponde a questi obiettivi europei: 1) mercato unico, innovazione e agenda digitale 2) Coesione, resilienza e valori 3) Risorse naturali e ambiente 4) Migrazione e gestione delle frontiere 5) Sicurezza e difesa 6) Vicinato e resto del mondo 7) Pubblica amministrazione europea.

Qualcuno di questi obiettivi modifica l’assetto di infrastrutture fisiche per lo sviluppo dei commerci al Sud? Quale visione abbiamo per il ruolo del nostro Paese nei commerci mondiali e nel Mediterraneo? A parte fare accordi con Libia, Tunisia eccetera per respingere i migranti (quelli neri per capirci, i biondi sono esuli).

Di tutto ciò nel PNRR non c’è traccia. Purtroppo ricalca l’approccio pubblico, italiano ed europeo: ci sono i finanziamenti, il buon amministratore è quello che li spende, servano o meno. Tempo fa mi occupai del P.O. Val d’Agri per l’utilizzo delle royalties del petrolio. Qualche pensatore regionale ritenne di utilizzarli per l’edilizia scolastica. Interi edifici sono stati ristrutturati per accogliere alunni che non ci sono più. Un altro era affezionato alla promozione dello sport? Ogni paese, anche di 500 – 1000 abitanti, si è dotato di un centro sportivo. Il terzo ha pesato a cosa fare per favorire l’aggregazione giovanile? Si sono creati edifici di ritrovo. Di giovani non ce ne sono più e poco rileva, però siamo stati bravi a spendere. Abbiamo oggi un edificio in più, sempre inutilizzato che drena risorse per la manutenzione.

Questo è esattamente lo schema del PNRR, con l’aggravante che senza una cornice chiara che non può nascere a livello locale, questi finanziamenti finiscono per essere sostitutivi e non aggiuntivi a quelli ordinari.

Conclusione

I soldi del PNRR sono tanti. Ma veramente pensate che questa logica della spesa pubblica possa produrre risultati? Non dovrebbe essere il contrario: maturare un concreto e articolato piano di sviluppo e poi finanziarlo?

Pensate veramente che permanendo il deserto infrastrutturale e rimanendo estrema periferia politica, amministrativa e di tutti i commerci mondiali il sud possa crescere e sviluppare? Il PNRR distribuisce soldi non bacchette magiche.

È troppo facile prevedere tra qualche anno il solito bla bla bla sul sud e sulle ragioni del suo sottosviluppo: mafia, poca voglia di lavorare, pessimi amministratori locali e chi ne ha più ne metta invece di dare la colpa alla miopia di indebitarsi senza avere una chiara idea di futuro e di ruolo dell’Italia nel mondo.

Pietro de Sarlo