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Vigilanza, scioperano gli addetti alla sicurezza della Regione Basilicata

La protesta è stata proclamata dalla Fisascat: mancato rispetto dell’accordo siglato il 31 luglio 2020

La Fisascat Cisl Basilicata ha proclamato per il 23 marzo lo sciopero di tutti i lavoratori addetti al servizio di vigilanza armata nelle sedi della Regione Basilicata (lotto 6) preannunciando per lo stesso giorno un presidio dalle 9 alle 13 davanti alla sede della Giunta regionale. La decisione di ricorrere allo sciopero, che fa seguito allo stato di agitazione proclamato l’11 gennaio, è motiva dal mancato rispetto da parte dell’Ati aggiudicataria del servizio – composta dagli istituiti di vigilanza Città di Potenza e Vultur Security – degli obblighi assunti in sede prefettizia nel luglio 2020 e di quanto stabilito dal contratto nazionale di categoria applicato. Per la segretaria generale Emanuela Sardone “ci sono precise responsabilità anche della Prefettura di Potenza, totalmente assente nonostante le molteplici richieste tese alla riconvocazione del tavolo”. “Ancora una volta – continua la sindacalista della Fisascat – gli unici ad aver rispettato gli accordi alla lettera sono stati i lavoratori che in questo anno e mezzo, nonostante la decurtazione oraria e salariale subita e le difficoltà legate al periodo di pandemia, hanno continuato a garantire la sicurezza delle istituzioni regionali e dei cittadini con serietà e professionalità”.

In una nota Sardone ricorda che l’accordo siglato il 31 luglio 2020 in Prefettura prevedeva la riassunzione di tutte le 53 guardie giurate a 150 ore contrattuali mensili, scelta adottata su sollecitazione proprio del Prefetto di Potenza con l’obiettivo di “garantire il passaggio di tutte le maestranze oggetto di clausola sociale”. Un sacrificio richiesto a fronte di due impegni ben precisi che avrebbero, nel breve termine, garantito il recupero delle ore: da un lato quello della committente Regione Basilicata ad effettuare in tempi brevi una revisione dei servizi alla luce delle nuove esigenze legate al periodo pandemico e al lungo tempo intercorso tra la predisposizione della gara e il subentro del soggetto aggiudicatario; dall’altro l’impegno dell’Ati subentrante a “spalmare” le ore derivanti dall’eventuale fuoriuscita, a vario titolo, del personale impiegato sull’appalto – ad esempio per pensionamenti – riparametrando in aumento gli orari contrattuali delle maestranze, sino al raggiungimento del full time, ossia delle 173 ore mensili.

“Ebbene, oltre a non esser intervenuta alcuna ricognizione dei servizi di vigilanza ad opera della Regione Basilicata – fa notare la sindacalista della Fisascat – le guardie giurate sono state poste mensilmente e unilateralmente in ferie e in permesso e, nonostante il mancato ingresso sul servizio di due unità rispetto alle originarie 53 previste in sede di cambio d’appalto e il pensionamento di quattro maestranze, nel corso di questi mesi i contratti di lavoro delle guardie giurate non sono stati oggetto di alcuna variazione. Dopo la proclamazione dello stato di agitazione e l’incontro tenutosi il 14 gennaio scorso, l’Ati ha formalmente avanzato una proposta di incremento dell’orario contrattuale, prospettando un aumento a 155 ore, ma solo a fronte dell’utilizzo mensile di ferie e permessi o, in alternativa, a 159 ore contrattuali mensili, con rotazione del personale presso le sedi dislocate nella provincia di Potenza, sempre con utilizzo unilaterale dei suddetti istituti contrattuali e senza pagamento alcuno della trasferta”. Posizione ribadita dalle due aziende nel corso dell’ultima riunione tenutasi il 24 febbraio