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Il borghesuccio potentino

Ci sono due categorie di borghesucci: gli esibizionisti, cioè quelli che mostrano ciò che non possiedono, e gli evasori, cioè quelli che nascondono ciò che possiedono

 

Michele Finizio

Il borghesuccio di provincia, blasonato da se stesso, ha una mentalità parassitaria e imita maggiorandoli tutti i vizi proposti dai talk televisivi: moda, consumo, costume, vacua spensieratezza. Ha una smodata passione del fasto e delle feste, è arrogante in segno di potenza, ha una esagerata considerazione di se e un morboso attaccamento alle apparenze. Ancor di più ha un patologico bisogno di “precedenze”: nelle visite mediche, nell’accesso alle prebende, nei servigi della burocrazia. Non è importante che sia ricco, importante è che lo sembri. Di solito non ha nulla da fare se non esibire la sua presunta “magnificenza” ovunque vi sia la possibilità. È protagonista negli eventi culturali cittadini di alto spessore: la sagra del cipollotto, la mostra dei disegnini dell’asilo, lo spettacolino di beneficenza. Ha la capacità di trasformare il piccolo in qualcosa di “grandioso” attraverso strombazzi sui social e interviste improbabili. È quasi sempre legato al potere politico del momento grazie al quale sopravvive senza problemi nel suo piccolo regno di nullafacenti amministrati da buoni a nulla. Ci sono due categorie di borghesucci: gli esibizionisti, cioè quelli che mostrano ciò che non possiedono, e gli evasori, cioè quelli che nascondono ciò che possiedono. In tuti e due i casi è la mancanza di talento che sostiene la loro carriera.

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