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Il funerale della Basilicata

Il futuro spinge alle nostre spalle, lasciamolo passare

Michele Finizio

Se le cose non cambiano, in un futuro non molto lontano un giornale farà un titolo paradossale. “Trovato il cadavere della Basilicata”. E scriverà: “Evidenti segni di colluttazione. Tagli profondi, buchi inspiegabili. Dai primi accertamenti sembra sia morta per soffocamento. Trafitta dal tradimento dei suoi dirigenti, mortificata dal suo popolo, invecchiata inesorabilmente. Accanto al cadavere tracce evidenti di idrocarburi, sterpaglie di chiacchiere insignificanti, monnezza di discorsi inutili. Avvolta da discariche inquinanti, all’ultimo respiro intorno a banchetti di mafiosi senza scrupoli, sanguina ancora copiosamente. Povera Basilicata. Eppure poteva vivere, giocare, saltare nei prati e sconfiggere il male. Petrolio, rifiuti, corruzione, menzogne, l’hanno costretta alla resa. Ha lottato, ma non ce l’ha fatta. Ieri i funerali.”

Però dobbiamo essere ottimisti: il futuro spinge alle nostre spalle, lasciamolo passare. E se le cose cambiano un poeta in viaggio da queste parti un giorno scriverà: “C’è la luna piena di bellezza e una goccia di rugiada invasa dal mare. C’è una montagna accarezzata dal cielo e un cielo trafitto dalla montagna. C’è la luce circondata dal sole e un fiume distratto sotto gli occhi miei. Vedo gli alberi inchinarsi ad un vento spensierato. Le foglie saltellano, senza cadere. E mi chiedo dove sono, qui, se in un sogno o in Basilicata”.