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Il patto dei petrolieri con la Coldiretti lucana

Si vuole il continuo e perpetuo sfruttamento del sottosuolo lucano, ma si intende anche promuovere i prodotti agricoli che sono, evidentemente, la prima vittima di questo connubio impossibile

Eugenio Bonanata

Diavolo e acqua santa. Petrolio e agricoltura. Eppure si sa, in tempi di grave crisi energetica internazionale, a causa del conflitto scatenato da Putin in Ucraina, un pezzetto di Lucania non poteva mancare. In apertura della Tgr delle 14, oggi 21 marzo, il presidente regionale di Coldiretti Basilicata (Antonio Pessolani) era ospite in studio. In primo piano gli accordi, per la verità già in corso dal 2019, tra Eni, che spolpa la regione Basilicata da anni con i pozzi della Val d’Agri, e la sindacale per eccellenza del mondo agricolo, la Coldiretti.

“I nostri accordi anche sul campo dell’energia sono ad un ottimo punto”, lascia intendere il presidente Pessolani, che incalzato dal conduttore annuncia: “Ora ci muoveremo anche sugli invasi”. In realtà non si è ben capito a cosa alludesse, sornione, a chiusura del suo intervento col termine ‘invasi’. Di sicuro da alcuni anni Eni, ma anche Total, portano avanti progetti di valorizzazione del grano, della salsiccia e altre leccornie lucane. Il punto, però, è un altro. Dietro lo schermo della crisi energetica internazionale, dietro la fame di energia, potrebbero consumarsi nuovi saccheggi delle materie prime. Nuove valorizzazioni di prodotti della tavola nostrana impestata senza ritegno e per di più da diversi decenni, dal colosso energetico nazionale partecipato dallo Stato (Eni).

Sullo stesso tavolo, per la verità, si muovono anche i francesi della Total nella valle del Sauro, con gli impianti petroliferi di Tempa Rossa. Al di là delle buone intenzioni del presidente Coldiretti (Pessolani), che possiamo anche comprendere, sembra di assistere ad un gioco al massacro in cui si vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Si vuole il continuo e perpetuo sfruttamento del sottosuolo lucano, ma si intende anche promuovere i prodotti agricoli che sono, evidentemente, la prima vittima di questo connubio impossibile. Ma evidentemente il gioco della ‘tavola’ frutta tanti soldi, messi sul piatto dalle Compagnie petrolifere. E si sa, i soldi possono tutto. Anche cambiare le regole del gioco.

Sentir nominare dal presidente lucano di Coldiretti possibili accordi che toccano gli ‘invasi’ lucani, però, fa venire un po’ l’orticaria ha chi ha vissuto e raccontato questa terra. La parola invaso evoca il Pertusillo, più che un invaso di acqua, un vaso di pandora, che si trova in Val d’Agri, accerchiato dai pozzi dell’Eni. Il Pertusillo (come anche gli altri invasi Camastra e Montecotugno) rappresenta ‘croce e delizia’ di questa terra lucana già ampiamente martoriata fin nelle sue viscere più profonde. Staremo a vedere. Con occhio più che mai vigile.

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