Quantcast

Julian Assange è libero, nonostante il carcere

Il caso del giornalista australiano mette tutti di fronte alla verità: la libertà di stampa qui in Occidente esiste se non scavalchi il recinto

Giusi Cavallo

“La Westminster Magistrates’ Court di Londra ha emesso l’ordine formale di estradizione negli Usa per Julian Assange. Salvo un ricorso dell’ultimo minuto presso l’Alta Corte, spetta ora alla ministra degli Interni, Priti Patel, dare il suo via libera finale (ritenuto scontato) al trasferimento dell’attivista australiano negli Stati Uniti, dove rischia una pesantissima condanna per aver contribuito a diffondere documenti riservati su crimini di guerra commessi dalle forze americane in Iraq e Afghanistan. Il placet della ministra è previsto entro un termine massimo di 28 giorni.” (Ansa di ieri, che dimentica di dire che Assange è un giornalista). Nonostante tutto, qui da noi in Occidente molti pensano che esista la “libertà di stampa”.

Un concetto, “libertà di stampa”, ormai fondato specularmente sugli eccessi di censura di Paesi non democratici. In rapporto alle condizioni del giornalismo in Afghanistan, Cina, Russia, Emirati arabi e altre dittature dove i giornalisti vengono finanche uccisi, è gioco facile apparire liberi in Usa, Europa, Canada e così via. Sappiamo tutti però, che nei cosiddetti Paesi democratici esistono sottili strumenti di censura e di autocensura che, in rapporto ai sanguinosi bavagli delle dittature, sono normalmente tollerabili e tollerati.

In Occidente, condizionamenti e ricatti economici e pressioni politiche, onestamente non consentono ad alcuno di parlare di libertà, al massimo, ed è già molto, potremmo parlare di libertà entro certi limiti disegnati da alcuni poteri contrapposti. Contrapposizione di poteri che chiamiamo, anche qui fingendo, posizioni o opinioni diverse. Editori e finanziatori, a loro volta legati a gruppi economici e politici di interesse e agli stessi governi, non possono permettersi che il guinzaglio dell’informazione sia più lungo del necessario. Il caso Julian Assange è l’esempio più eclatante negli ultimi anni. Non è altrettanto eclatante, ma anzi è scontato, il silenzio e l’ignavia di quasi tutto il mondo dell’informazione occidentale, l’Italia in testa. Assange mette tutti di fronte alla verità: la libertà di stampa qui in Occidente esiste se non scavalchi il recinto.

Noi però, giornalisti di Basilicata24, abbiamo la presunzione di essere liberi da ogni condizionamento. Siamo influenzati, questo sì, dalle nostre opinioni, in fondo non siamo dei robot. Il prezzo da pagare è, come abbiamo più volte detto, la povertà di risorse e mezzi. Di recente ne abbiamo fatta un’altra delle nostre: declinata un’offerta pubblicitaria da parte di una multinazionale del petrolio. Abbiamo bisogno di quel denaro, ma abbiamo più bisogno di libertà. Certo, le due cose non sarebbero inconciliabili, ma per noi lo sono. Dedichiamo ad Assange questa nostra ennesima “follia”.

Dunque, per libertà di stampa non intendiamo altro che libertà dai condizionamenti di qualunque potere buono o cattivo che sia. Il caso del giornalista australiano ha dimostrato, ancora una volta, che se non cedi a quei condizionamenti, rischi la morte o la galera. Ecco, Assange è libero, nonostante il carcere.