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La Basilicata a misura dei giovani: per chi suona la campana?

La cosiddetta classe dirigente si assuma le proprie responsabilità e cominci a fare invece di cantare e poetare

Michele Finizio

Si terrà domani 22 aprile, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, l’evento “Din don dan: le campane del Mondo per la pace”. Sono state coinvolte le scuole lucane di ogni ordine e grado per sensibilizzare, attraverso il suono delle campane, all’’ascolto emozionale’ dei principi universali per destare le coscienze di tutte le popolazioni contro la guerra e le ingiustizie e per creare un mondo migliore, improntato su una visione epifanica dell’esistenza, sul rispetto delle persone e della natura. L’evento rappresenta un’importante opportunità per celebrare l’anno europeo dei giovani nell’ambito nell’Accordo ‘Basilicata in marcia per la cultura’ e fare della Basilicata la prima regione a misura dei giovani. È uno stralcio del comunicato stampa diffuso oggi dalla Giunta regionale

Questa retorica mi sembra eccessiva. È vero, ci sono dei soldi da spendere – quelli del FSE – e così si fa quel che si può. Va bene la retorica sulle campane per la pace e contro le ingiustizie. Va bene il controcanto poetico che accompagna l’evento, ma sul rispetto della natura e sulla Basilicata prima regione a misura dei giovani, un po’ di chiarezza è doverosa.

Questa roba fa a pugni con la realtà e con la verità. La Basilicata è sempre più abbandonata dai giovani, sempre più avvolta in gravi problemi di inquinamento, di deturpazione del territorio e vittima di un far west nel business dell’energia. Problemi sui quali da oltre 30 anni si fanno solo chiacchiere e che anzi la politica e gli interessi economici, non sempre legittimi, hanno moltiplicato. Discariche abusive e anarchia nella gestione dei rifiuti, disastri ambientali e paesaggistici, spreco continuo di risorse naturali, spopolamento ed emigrazione giovanile, inaffidabilità e inadeguatezza del ceto politico, cinico clientelismo, nichilismo di vasti settori dell’imprenditoria, crisi di fiducia, sono alcuni dei pilastri della drammatica condizione della Basilicata. In tutto questo siamo costretti “all’ascolto emozionale delle campane”, con feste di piazza e suoni di calotte. Nulla da dire sull’evento in sé, ma molto da recriminare sulla pomposa retorica che gli è stata caricata addosso.

Se non si cambia musica le campane suoneranno a lutto per la Basilicata, non li vedete i “casciamurtari” pronti a prenderle le misure? Altro che regione a dimensione giovani. Din don dan un corno. La cosiddetta classe dirigente si assuma le proprie responsabilità e cominci a fare invece di cantare e poetare.

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