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Rivolte carcere di Melfi del 2020, la Cassazione conferma misure cautelari per 30 detenuti

Per il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria, Aldo Di Giacomo, “ribadite le responsabilità oggettive degli autori"

La Cassazione ha confermato trenta misure cautelari  nei confronti di altrettanti detenuti nel carcere di Melfi che parteciparono alla rivolta del marzo 2020.

Per il segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo “sono dunque ribadite le responsabilità oggettive degli autori della rivolta del 9 marzo del 2020 nella Casa circondariale di Melfi che ha seguito le altre che hanno interessato i penitenziari italiani nella primavera del 2020”. E’ il commento del segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo aggiungendo che “finalmente si fa chiarezza e verità su quanto è accaduto”.

“Personale penitenziario e medici non solo a Melfi sono stati sequestrati e minacciati dai rivoltosi ma altrettanto è avvenuto in una quarantina di carceri del Paese, messi a ferro e fuoco, con danni per decine di milioni di euro. Il lavoro dei magistrati dell’antimafia che sono impegnati a ricostruire quei fatti, purtroppo “passati” per semplice protesta legata alle misure restrittive imposte dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per il contenimento del Covid-19, inoltre avvalora la nostra tesi, peraltro diffusa in ambienti giudiziari, di una regia delle rivolte scoppiate quasi simultaneamente. Una regia – dice Di Giacomo – riconducibili a clan mafiosi, camorristi, ‘ndranghetisti e della criminalità organizzata secondo un preciso disegno di approfittare dell’emergenza sanitaria per muovere un attacco, senza precedenti, allo Stato.

Se l’attacco non ha sortito i risultati voluti dai criminali è solo grazie al grande impegno e sacrificio del personale penitenziario che, come testimonia l’alto numero di feriti tra gli agenti, lo ha rintuzzato. Altro che agenti “picchiatori” dei detenuti: la verità di quei fatti va perciò raccontata agli italiani perché sappiano che nelle carceri non ci sono “angeli” da perdonare e per i quali il clima buonista diffuso da tempo vorrebbe procedere ad una sorta di “liberi tutti”.

Siamo fiduciosi nel lavoro dei magistrati – continua Di Giacomo – per ristabilire completamente la verità della stagione delle rivolte e dell’operato della polizia penitenziaria.

La sentenza della Cassazione pertanto è ancora più significativa in quanto cade in una fase di rischio altissimo di rinnovare la sfida allo Stato come testimoniano gli atti di violenza tra detenuti e contro il personale penitenziario, in quest’ultimo caso declassati a “fatti di ordinaria amministrazione” mentre le azioni annunciate dalla Ministra Cartabia – continua il segretario del Sindacato Penitenziari – vanno in tutt’altra direzione, quella dell’apertura di celle e portoni ai detenuti. Noi non ci stiamo a mettere sullo stesso piano i servitori dello Stato e i criminali che pretendono il controllo del carcere e sono un costante pericolo dell’ordine pubblico e la minaccia per la libera convivenza dei cittadini. Soprattutto dopo gli impegni solenni del presidente Draghi e del ministro Cartabia, è ora che ci si occupi seriamente dei problemi del sistema penitenziario senza illudersi che sfollando le celle, tutto si risolva di colpo”.