Quantcast

Stellantis Melfi: “Non abbandonateci nella schiavitù”

L’appello disperato di Angelo alla vigilia dell’incontro previsto tra sindacati e azienda. “O vogliono che ci licenziamo tutti, oppure desiderano schiavizzarci oltre ogni limite. Non è umano. Intervenite ora”

Eugenio Bonanata

“La settimana scorsa le cose sono peggiorate ulteriormente, solo sul mio dominio siamo rimasti in 8, mentre prima eravamo in 10, così non riusciamo neanche ad allacciarci una scarpa o ad allontanarci un attimo per fare i nostri bisogni”. Dalla Stellantis di Melfi a parlare è sempre Angelo, dell’Unità Montaggio, il quale aveva denunciato, lunedì scorso, i problemi per chi opera nella sua unità, dovute ad un mix produttivo voluto dall’azienda, e sempre più a prova di resistenza umana. “Bisognava lasciare tutto com’era, visto che eravamo già al massimo della saturazione possibile – spiega Angelo, sempre più stremato dall’ultima settimana in fabbrica – invece a partire da lunedì scorso le cose sono peggiorate ulteriormente con il taglio di ulteriori operai sulla linea”

La mediazione sindacale A dirla tutta, le proteste dei lavoratori all’Unità montaggio la settimana scorsa hanno sortito i primi effetti. I sindacati (Fim, Fismic, Uglm e Fiom) proprio mercoledì scorso si sono seduti al tavolo con l’azienda, la quale non vorrebbe tornare indietro sul riassetto delle linee e sui tagli di personale. Ma mentre Fim, Fismic, Uglm si sono alzati “perché non c’erano le condizioni” per trattare, Fiom sarebbe rimasta sino all’ultimo a tentare di mediare, salvo poi stigmatizzare poche ore dopo il tentativo, da parte dell’azienda di “continuare a rimuovere lavoratori dalle linee comunicando dei mix produttivi che vengono continuamente disattesi”. Mel frattempo l’azienda ha convocato per domani pomeriggio i rappresentanti sindacali dei sindacati firmatari (Fim, Uilm, Fismic e Ugl). Sarà la volta buona per risolvere l’annosa questione dei ritmi ‘sempre più vertiginosi sulla linea? Chi opera in ‘prima linea’, a fissare specchietti, continua a nutrire seri dubbi.

“Ho paura che le cose peggioreranno ancora”. E’ a questo punto che l’operaio Angelo vuota il sacco, esprimendo a pieno le riserve che nutre sull’effettiva mediazione da parte dei sindacati di categoria. “La scorsa settimana, proprio quando i sindacati sono entrati nella trattativa, a poche ore di distanza abbiamo constatato un peggioramento dei ritmi lavorativi. “Ci siamo ritrovati in 8 sul dominio dove opero, mentre solo la mattina prima eravamo in 10. Sembra che il braccio di ferro in corso vada solo e sempre più a nostro discapito”. Per questo Angelo ha quasi paura dell’incontro di domani tra sigle e azienda. “Non vorrei che dopo l’ennesima convocazione da parte di Stellantis, l’indomani le cose  peggiorino ulteriormente e si delinei l’effettiva incapacità sindacale di far valere i nostri diritti. Ma temo proprio che andrà così”

“Vogliono che ci licenziamo in massa, oppure…” Sospetti e retro pensieri galoppano in seno ad una classe operaia sempre più stressata e inascoltata. “Col mix produttivo siamo partiti a novembre – spiega Angelo – ci giungono in sequenza ma senza un ordine prestabilito 500x, Renegade e Compass. La linea viaggia a 410 auto a turno”. Come se non bastasse, nel frattempo hanno iniziato a tagliare unità lavorative. Sempre meno operai, ma con le stesse ‘operazioni’ e le stesse ‘auto’ da produrre. “Sempre più schiavitù, ci manca solo il capo col frustino, perché oramai siamo arrivati allo stremo”. Proprio la scorsa settimana, ribadisce, “i nuovi tagli di personale” su alcune linee. “Se a ciò aggiungiamo i licenziamenti con incentivo che potrebbero aumentare nei prossimi mesi – spiega – un paio di dubbi mi vengono”. Quali siano i dubbi è facile immaginarlo: “O vogliono che ci licenziamo in massa, oppure vogliono fortemente ridimensionare il personale e finire di schiavizzare chi tra noi, per mancanza di alternative, non può far altro che rimanere sulla linea”. E se questi sono i sospetti di un lavoratore sulla linea, sta ai sindacati, a partire dall’incontro di domani con l’azienda, provare a diradare la nebbia. E provare anche a rispondere in modo chiaro ai dubbi di chi si rompe la schiena per produrre 410 auto su ogni turno di lavoro.