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Trattenuto in Ucraina perché ‘arruolabile’, chiede di tornare in Italia per curarsi l’Hiv

L'uomo, che vive in Italia dal 2010, si trovava nel suo Paese quando è scoppiata la guerra

Ancora una volta l’Associazione Migranti Basilicata è stata costretta a rivolgersi all’Associazione Adu (Avvocati dei Diritti Umani) per ridare dignità ad lavoratore che era da molto in Italia che a causa la guerra non può rientrare. Contattati dal lavoratore subito ci siamo attivati per fare ricorso alla Corte Europea al fine di tutelare la vita di questa persona. La solidarietà ha trovato disponibile la comunità di Basilicata che immediatamente ha coinvolto gli avvocati. Anche in tempo di guerra è necessario ed urgente tutelare i diritti umani e la salvaguardia della vita. Il volontariato è presente e si mobilita per dare voce agli ultimi e agli invisibili. Il signor K. è cittadino Ucraino.  Vive in Italia dal 2010 insieme alla  moglie.

A raccontare la vicenda sono l’avvocata Angela Maria Bitonti e il portavoce dell’Associazione Migranti Basilicata. Mentre era già in Italia si ammalava contraendo un’infezione da Hiv 1 Cat. A2 in cura dal 2016 in un presidio ospedaliero italiano  dove gli viene praticata terapia antiretrovirale. Tale terapia non può essere sospesa in nessun caso, in quanto l’interruzione potrebbe causargli “rilevante pregiudizio” mettendo in pericolo la sua vita. La  profilassi terapeutica a cui è sottoposto e a cui deve sottoporsi per tutta la vita è esclusivamente ospedaliera e può essere effettuata solo in centri medici specializzati, come attestante da tutta la documentazione medica che lo riguarda. Necessita, inoltre, di eseguire monitoraggio continuo nell’ospedale che lo ha  in cura con relativi controlli  ematochimici  e strumentali periodici.

Si trovava in Ucraina quando è scoppiata la guerra. Si era recato, infatti, qualche giorno prima per andare ad assistere sua madre  ricoverata a seguito di un infarto. In data 23/02/2022 sarebbe dovuto rientrare in Italia con un autobus che ogni settimana parte dalla sua città (Nicolaev) per raggiungere l’Italia, dove era già stato programmato il suo ricovero in regime di day hospital per il giorno 24/02/2022 nell’Ospedale che lo ha in cura, ma le linee di trasporto erano interrotte a causa del conflitto. Si è recato, allora, alla frontiera tra la Moldavia e l’Ucraina e precisamente a Palanca dove non gli è stato consentito di lasciare il Paese a causa dell’impossibilità per tutti i cittadini maschi dai 18 ai 60 anni di lasciare il territorio Ucraino (decreto n. 64/2022) perché “arruolabili” nel conflitto armato Ucraina /Russia.

L’uomo si è recato all’Ufficio arruolamento della sua  città per ottenere un visto per lasciare il Paese. Gli veniva risposto che sicuramente non sarebbe stato arruolato date le sue condizioni di salute  ma che comunque non sarebbe potuto uscire dall’Ucraina  perché avrebbe dovuto sottoporsi a visita  presso una  Commissione medica apposita. Commissione medica che dall’inizio del conflitto ha, però, sospeso ogni attività. E’ rimasto praticamente bloccato in Ucraina senza poter essere arruolato a difesa della Patria a causa delle gravi sue condizioni di salute e senza potersi recare in Italia per sottoporsi alle cure urgenti ed indifferibili per la Sua salute in mancanza delle quali non potrebbe sopravvivere. Né a tali cure potrebbe essere sottoposto negli ospedali del suo Paese  che a causa del conflitto hanno sospeso le attività diagnostiche e terapeutiche non avendo farmaci da somministrare.

La sua  città è bombardata continuamente ed il sig. K. è solo e senza le cure necessarie. Se non potrà curarsi morirà certamente. E’ necessario provvedere immediatamente alla sua  evacuazione dalla Ucraina consentendo il suo passaggio da una delle frontiere per raggiungere l’Europa e quindi l’Italia.

Il sig. K, pertanto, attraverso le avvocate Angela Maria Bitonti del foro di Matera e Sonia Sommacaldel foro di Belluno ha presentato un ricorso di urgenza ( art.39 Regolamento Cedu) alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo lamentando la violazione dell’art.2 Cedu da cui scaturisce l’obbligo positivo per lo Stato Ucraino di tutelare la salute e  la vita del sig. K messa inutilmente a rischio, senza cioè che possa essere utile alla causa nazionale atteso che per  le sue condizioni di salute non potrebbe andare a combattere.  Non consentirgli di uscire dall’Ucraina, equivale a lasciarlo morire lentamente ed inesorabilmente.

La Corte Cedu ha chiesto urgenti spiegazioni al Governo ucraino  in merito alla presunta violazione lamentata a cui lo Stato dovrà rispondere nel più breve tempo possibile. E’ fondamentale che anche in tempo di guerra vengano garantiti e rispettati i diritti fondamentali dell’Uomo ed in particolare dei civili che non entrano nel conflitto. La convenzione dei diritti umani di cui anche l’Ucraina è firmataria riconosce la supremazia dei diritti fondamentali dell’uomo e della libertà individuale sopra qualunque potere politico e come valore irriducibile ed inalienabile che le ragioni di Stato possono limitare solo quando si tratta di tutelare la società democratica e sempre e soltanto con gli strumenti delle democrazie. Infrangere una norma della convenzione Cedu non è una violazione di legge qualunque ma rappresenta  il ripudio di una conquista  del pensiero sul valore dell’uomo che sta sopra ogni forma di potere”.