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Violenza domestica, Strasburgo condanna Italia: “Non ha protetto vittime”

La condanna per violazione dell'articolo 2 della Convenzione dei Diritti dell'Uomo

La Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 2 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo ossia per non aver evitato l’omicidio di un bimbo di un anno e il tentato femminicidio della madre. I fatti risalgono al settembre del 2018 a Scarperia (Firenze), quando un uomo – al quale era stato diagnosticato un disturbo bipolare della personalità – ha ucciso a coltellate il figlio, ha ferito in modo grave la compagna e ha cercato di uccidere l’altra figlia.

Secondo la Cedu l’Italia non per avrebbe ‘protetto’ una madre e i suoi due figli da un padre violento, ossia “non ha messo in atto misure di protezione” e non ha adeguatamente “valutato o affrontato i rischi di violenza” nonostante le diverse denunce presentate dalla madre. Per la Corte, “i pubblici ministeri sono rimasti passivi” di fronte al grave rischio corso dalla donna, consentendo al suo compagno di continuare ad aggredirla, fino all’omicidio del piccolo di un anno. “La loro inerzia ha consentito al partner della ricorrente di continuare a minacciarla, molestarla e aggredirla senza ostacoli e nell’impunità”. Le autorità competenti non hanno agito “né immediatamente, come richiesto nei casi di violenza domestica, né in qualsiasi altro momento”.

Di più: nella lunga sentenza in cui viene riconosciuto il risarcimento ‘simbolico’ di 32 mila euro per danni morali a favore della donna si riconosce anche la correttezza del ricorso della difesa, rappresentata dagli avvocati Massimiliano Annetta e Roberta Rossi, di essersi rivolti a Strasburgo prima di chiedere un risarcimento in Italia. La Corte ritiene che la difesa “non disponeva di un rimedio civile da esaurire per far valere il fallimento dello Stato”. (Adnkronos)