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Cava Monte Crugname, “si apra un’inchiesta sul procedimento autorizzativo”

“Il Comune di Melfi ha impugnato gli atti, nel 2020, con ricorso al Capo dello Stato. Perché non attendere né  il parere finale della Soprintendenza né la pronuncia del ricorso al Presidente Mattarella?"

“Si apra un’inchiesta sul procedimento autorizzativo della  Cava di Monte Crugname”. E’ quanto chiedono al presidente della Giunta Regionale, Vito Bardi, i socialisti lucani che oggi (16 maggio) in una conferenza stampa nella Sala B del Consiglio regionale, hanno illustrato alla stampa le ragioni della loro richiesta.

Per il segretario regionale del Psi, Livio Valvano “la Regione Basilicata ha commesso un errore strategico gravissimo sulla questione del rilascio dell’autorizzazione regionale per l’apertura di una nuova cava, alle pendici del Vulture, all’interno dell’area contigua del Parco del Vulture. Una zona interessata dalla presenza di beni archeologici sui quali la Soprintendenza di Basilicata sta lavorando per apporre il vincolo di protezione paesaggistica. Ma si può ancora riparare”.

“I socialisti di Basilicata chiedono al Presidente Bardi di promuovere un’inchiesta- ha detto Valvano- per la scarsa linearità e per alcuni aspetti che con un eufemismo definiamo “forzature”. Se la politica regionale non è nelle condizioni di indirizzare la macchina burocratica, di questa politica è preferibile farne a meno. Se dobbiamo essere vittime di decisioni “inevitabili”, fatte passare come la semplice applicazione di leggi nazionali, allora cosa ce ne facciamo di un parlamentino e di un governo regionale? Ma come si possono assecondare quei funzionari regionali che decidono arbitrariamente di non poter attendere ulteriormente le valutazioni della Soprintendenza, cioè di un organo dello Stato che svolge un ruolo delicatissimo?”

“Il Comune di Melfi ha impugnato gli atti nel 2020- ha aggiunto l’esponente socialista- con ricorso al Presidente della Repubblica: come possono i funzionari della Regione chiudere il procedimento senza attendere la pronuncia del Capo dello Stato?”.

“Sciogliamo questa Regione se deve servire solamente a chinare il capo a singoli grandi interessi, a discapito dello sviluppo socio-economico regionale ed alle forze che spingono per annichilire ogni decisione- ha proseguito Valvano- facendole passare come un necessario obbligo di legge, frutto del lavoro di una burocrazia che, in questo come in altri casi, non sembra aver lavorato nell’interesse della Comunità regionale.

“Ha ragione il Presidente di Confindustria quando lamenta i tempi lunghissimi per prendere decisioni, come in questo caso – precisa Raffaele Tantone Portavoce della segreteria regionale PSI- Non bisognava far perdere tempo e soldi all’imprenditore promotore della cava per dirgli che non è compatibile con quel delicato territorio. E’ chiaro che così si da l’idea distorta di voler ostacolare l’impresa e l’economia regionale, perchè è proprio questo il compito della politica, quello di dare indirizzi e, quando serve, anche quello di dire no. La coabitazione tra tutela dell’ambiente e del paesaggio, con il consumo dell’ambiente di cui ha necessariamente bisogno l’industria, è uno degli equilibri più difficili riservato alla nobile arte della politica”.

Per Tantone “i socialisti che non possono essere lontanamente sospettati per essere affetti dalla sindrome del Nimby, in questo caso denunciano la Regione per aver commesso tutti gli errori possibili. Il primo è quello di aver autorizzato una cava dove a regime lavoreranno forse solo 9 persone, rovinando contemporaneamente le produzioni agricole di qualità (uva- aglianico doc, olio, allevamento) presenti su quel territorio che impiegano molto di più di 9 persone.

Il secondo è quello di denunciare l’inesistenza di un progetto regionale, di una strategia di sviluppo visto che non si è capito che quella parte del Vulture (proprio della montagna) ha una chiara vocazione culturale-turistica, per le sue qualità ambientali, naturalistiche, per il collegamento tra il fiume Ofanto e i laghi di monticchio, per la presenza degli antichi tratturi (Via Appia, Via Herculia, Tratturo di San Guglielmo, il Ponte Romano Pietra Dell’Oglio)”.

“Puntare sulla riqualificazione dei borghi di Monticchio con un finanziamento di 20 milioni del PNRR, insieme alla Cava in località Monte Crugname – ha precisato Tantone- è fortemente contraddittorio ed inconciliabile, è un atto di scellerata inconsapevolezza strategica, fatto da chi, evidentemente, non conosce per niente il territorio regionale.

L’estrazione di un minerale “non strategico” che ostacola la crescita e lo sviluppo del territorio regionale, si contrappone all’idea di elaborare la Carta Archeologica Regionale, in controtendenza rispetto agli indirizzi nazionali ed europei. Dallo sbandierato obiettivo della “transizione ecologica” ritorniamo alla “restaurazione ottocentesca” di un processo industriale superato dalle più avanzate tecnologie di recupero dei materiali”.

Per il segretario Valvano: “In fin dei conti si tratta di un inchino; un atto di accondiscendenza verso un business che vale 150 milioni di euro, per soli 9 posti di lavoro – hanno concluso i socialisti- che non è neanche assistito dalla introduzione delle royalties sulle estrazioni di minerale. Neanche le royalties si è stati capaci di decidere, altro errore. Un atto di sudditanza che frustra l’interesse dei lucani, svende per niente il nostro territorio, svilisce il rispetto verso le istituzioni. Per questo chiediamo al Presidente Bardi ed all’assessore Latronico di acquisire il parere finale della Soprintendenza, revocare la delibera, promuovere un’inchiesta sull’intero procedimento.

I socialisti lucani chiedono al Governo regionale di ristabilire equilibrio tra imprese, cittadini e istituzioni, equilibrio che la delibera n. 253 approvata il 4/5/2022 ha palesemente rotto”.