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I leoni del sindacato

"Le dimissioni del consigliere regionale Leone non possono costituire il campo in cui il sindacato deve battersi: non è suo compito"

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Francesco Topi de La Piazza Pubblica di Venosa

Dove sta il politically correct ? Ma, per dirla tutta, ci interessa proprio la foglia di fico del politically correct che finisce solo per dimostrare l’esistenza di ciò che vuol celare? Non possiamo non notare che i sindacati (Cgil, Cisl e Uil), dopo aver osservato il più rigoroso, lungo, complice silenzio sull’illegittimo e antigiuridico obbligo vaccinale imposto ai lavoratori in violazione dei principi e delle norme fondamentali di tutela dei diritti umani; dopo aver taciuto sull’illegittimità, illiceità, antigiuridicità, viltà e immoralità del ricatto della certificazione verde come conditio sine qua non per la conservazione del lavoro sul quale era fondata la Repubblica (Articolo Uno, quello da cui prende il nome il partito di Speranza); dopo aver conservato il più rigoroso silenzio sul progressivo scempio della legislazione giuslavoristica a partire dal 31 luglio 1992, compreso l’accordo da essi firmato col governo Amato in quella data circa la definitiva abolizione della scala mobile; ebbene non possiamo non notare che, dopo tutto ciò, i sindacati ora hanno chiamato a raccolta i lavoratori per ieri, 3 maggio, alle ore 12:00 in Via Verrastro, davanti al Palazzo della Regione Basilicata, per domandare le dimissioni del consigliere regionale Leone. Quando abbiamo letto la notizia, spontaneamente è affiorata alle labbra l’espressione romanesca: estiqaatsi ! Tradotta, per chi non lo sapesse, significa “chissenefrega!.

E’ ovvio che non solo noi non ci siamo stati, ma anche tutti coloro che hanno letto l’ipocrisia di questa “chiamata alle armi” da parte di un sindacato “alla canna del gas” (Russia permettendo) che si arrampica sulla china sempre più inclinata di uno specchio, cercando di trasferire in piazza l’ondata d’indignazione cresciuta nei social nei confronti del consigliere Leone e di assumerne la paternità da spendere poi in propaganda. Ecco la foglia di fico che dimostra l’esistenza di ciò che vuol celare. Non so se Leone si dimetterà o no: gli auguro di farlo per rendere palese e serio il suo pentimento. Speriamo che l’indennità di carica non avrà peso nella decisione.

In ogni caso la sua decisione non aggiungerà né toglierà nulla al sindacato, al suo immobilismo, al suo silenzio ultradecennale, alla sua collateralità, al suo perenne strizzare l’occhio alle stanze di governo, a tutti i livelli. Agli occhi di chi è informato, sa e ragiona, la manifestazione chiamata dai sindacati per ieri a Potenza in Via Verrastro, per protestare contro il comportamento (assurdo) del consigliere regionale Leone, tamquan non esset.

Infatti, le dimissioni del consigliere regionale Leone non possono costituire il campo in cui il sindacato deve battersi: non è suo compito. Deve invece ritrovare il coraggio, la forza e gli strumenti per riprendere le redini del sindacato e tornare a guidare i lavoratori, adeguando prospettive e linguaggio alla moderna struttura del mercato del lavoro, ridisegnando i diritti dei lavoratori oggi abbandonati a se stessi e sfruttati nel libero mercato capitalistico globalizzato che tutto fagocita, trita ed espelle senza alcuna vergogna. A mero titolo esemplificativo di ciò che i sindacati avrebbero potuto e dovuto fare per i lavoratori circa l’illegittimo obbligo vaccinale e l’illegale ricatto del certificato verde, si richiama l’attenzione sull’ordinanza del Tribunale del Lavoro di Padova del 28 aprile 2022 .

Francesco Topi, La Piazza Pubblica – Venosa