Cava Monte Crugname, le “ombre” sulla procedura autorizzativa: la Regione chiarisca

Nel frattempo si tergiversa sulla dichiarazione di notevole interesse pubblico del castello di Monteserico e aree circostanti a Genzano di Lucania

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Nuove ombre o luci, a seconda di chi guarda, sull’autorizzazione della cava sul Monte Crugname di Melfi rilasciata il 4 maggio scorso dalla Direzione Generale dell’Ambiente del Territorio e dell’Energia della Regione Basilicata. A gettarle potrebbe essere un “problema” procedurale, “così rilevante”, che “potrebbe far saltare l’autorizzazione stessa”. E, cosa più paradossale, non sarebbe una novità. Pare infatti che nelle stanze del Dipartimento Ambiente il “problema” fosse noto e che addirittura ci sarebbe “chi non l’ha valutato correttamente”

E allora viene spontaneo chiedersi, se fosse vero tutto, perché siano state rilasciate l’autorizzazione mineraria e l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera per il progetto della cava? Chi doveva controllare che la procedura amministrativa fosse corretta, non si è accorto che c’era qualcosa che non andava? Insomma, che fretta c’era?

E, a proposito di fretta occorre però a questo punto fare un passo indietro e chiedersi anche se corrisponda al vero che quell’autorizzazione sia rimasta in attesa di firma per diverso tempo in un cassetto del precedente assessore all’Ambiente. E, soprattutto, perché? C’era qualcosa che non andava?

Intanto è utile ricordare che la Soprintendenza archeologica Belle Arti e Paesaggio della Basilicata aveva chiesto la sospensione del procedimento di autorizzazione. Così come va ricordato che la concessione dell’autorizzazione al progetto della cava ha suscitato moltissime polemiche e richieste di sospensione in autotutela del provvedimento, da parte di sindacati, comitati civici e associazioni, partiti politici e financo della Diocesi di Melfi-Rapolla. Richieste che però non hanno scalfito più di tanto l’assessore all’Ambiente, Cosimo Latronico, che sulla questione si è detto “neutrale” e disponibile a “un’eventuale riconsiderazione” solo se fossero emerse  “novità”.  Chissà che la novità non sia proprio nascosta nella procedura autorizzativa?

Intanto non possiamo non notare invece, per un’altra questione, altrettanto importante, che riguarda il Patrimonio storico culturale della Basilicata, si registri un “blocco”, nelle stanze del Dipartimento Ambiente, non di poco conto. Ci riferiamo al provvedimento di dichiarazione di pubblico interesse del castello di Monteserico e aree circostanti nel comune di Genzano di Lucania. La proposta di adottare il provvedimento era arrivata al termine di un iter della Commissione regionale per il Patrimonio culturale il 18 aprile scorso dopo il vaglio delle osservazioni presentate da alcune Società per l’installazione nell’area di Monteserico di impianti per la produzione di energia alternativa, e rigettate dalla stessa Commissione.

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In una nota inviata alla Regione Basilicata, al Dipartimento Ambiente, all’assessore Latronico e alla Commissione regionale per il Patrimonio culturale il Soprintendente Archeologico Belle Arti e Paesaggio della Basilicata, Luigina Tomay, sollecita l’adozione del provvedimento essendo scaduti i 60 giorni di tempo indicati dal decreto legislativo 42/2004. Perché in questo caso si perde tempo e nel caso della Cava di Monte Crugname si va di fretta?

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