Indotto Eni Viggiano, lavoratori a rischio licenziamento: sciopero alla Sicilsaldo

Uilm Basilicata: "sciopero dettato dalle scelte di Eni di azzerare il valore umano e le professionalità a favore del progetto di remotizzazione/automazione"

La Uilm Basilicata unitamente alla Rsu e ai lavoratori di Sicilsaldo, ha dichiarato le prime quattro ore di sciopero con assemblea e presidio di tutti i lavoratori davanti alle sede di Eni Rewind nell’area industriale di Viggiano.

“.…siamo arrivati al punto;-spiega il sindacato in una nota- sono anni che, spinti dalla forte preoccupazione per la tenuta occupazionale all’interno dell’indotto Eni di Viggiano, denunciamo al mondo intero quello che sarebbe potuto accadere prima o poi al sistema produttivo e occupazionale della Val d’Agri; da domani mattina, con il primo turno, sciopero dettato dalle scelte di Eni di azzerare il valore umano e le professionalità a favore del progetto di remotizzazione/automazione che porterà ancora più “deserto umano ed occupazionale” in Val d’Agri.

La storia dei lavoratori di Sicilsaldo, -aggiunge la Uilm-circa una quarantina, è la storia che potrebbe accomunare tanti lavoratori della Val d’Agri in quanto, tra l’altro, il processo di “sfruttamento” e non di “coltivazione” del petrolio detta tempi diversi che incideranno, se non si cambierà rotta, sulla tenuta occupazionale complessiva. Dunque automazione/remotizzazione, internalizzazione dei processi estrattivi e sfruttamento dell’oro nero sono le scelte del cane e a sei zampe che devasteranno il tessuto sociale della nostra Regione.

L’assurdità di questa nuova vertenza-spiega la sigla sindacale- nasce dal fatto che la direzione aziendale della Sicilsaldo, durante un incontro in Confapi Matera, ci ha comunicato che la proroga precedentemente assegnata da Eni alla stessa della durata di 12 mesi, all’improvviso si è “accorciata” e ridotta a 4 mesi, con scadenza 30 giugno. Dunque dal primo luglio non conosciamo cosa succederà ai circa 40 lavoratori della Sicilsaldo visto che non è stata attivata nessuna procedura di cambio di appalto e la Sicilsaldo ha annunciato l’eventuale licenziamento di tutti i lavoratori.

Licenziati perché Eni ha semplicemente ottenuto quello che voleva, ovvero l’automazione. In effetti Eni ha avuto un unico e solo interesse nel frattempo, quello di chiedere il leasing o l’affitto delle macchine e non ha trovato ancora il tempo per far convocare un incontro sindacale già richiesto dalla nostra Organizzazione. È una battaglia giusta che dovrà necessariamente avere un risvolto positivo per i lavoratori perché Eni non può in nessun modo continuare a portare briciole in Val d’Agri. Dove sono gli investimenti alternativi? Dove sono i nuovi insediamenti produttivi? Dove sono i piani di riqualificazione professionale? Dov’è Descalzi? Dov’è Eni? Nulla di tutto ciò, dopo le concessioni ottenute il cane a sei zampe è tornato nel suo sfruttamento silenzioso della Val d’Agri.

Vista la difficoltà di convocare un incontro in Confindustria -conclude la Uilm Basilicata- chiediamo all’Assessore Galella, nell’ambito del Patto di Sito, di convocare da subito le parti interessate affinché questa battaglia giusta possa avere una sola risposta: la salvaguardia dei livelli occupazionali. In ultimo chiediamo a tutto il Consiglio regionale e soprattutto ai consiglieri della Val d’Agri di farsi promotori di questa battaglia giusta”.