Stellantis, Melfi: “Chissà se resisteremo altri 10 anni”

Il colloquio con un operaio 50enne che punta l’indice contro “capi, direttori e passeggiatori sulla linea”. E aggiunge: “Ci controllano ad ogni passo, con l’elettrico e i tavoli regionali ci guadagneranno solo loro”

“Altro che riduzione, col passaggio all’elettrico, da 7mila a 3500 unità, andrà molto peggio”, è la previsione di un operaio 50enne di Stellantis, che aggiunge: “Qui gli unici ad essere ottimisti sono capi Ute, gestori operativi, capi unità, direzione e sindacati. Già, perché loro passeggiano…”

E’ amaro, realistico e senza esclusione di colpi il colloquio di oltre un’ora con un lavoratore della Stellantis di Melfi, che è molto preoccupato, non solo per il presente, ma anche per ciò che avverrà con la transizione all’elettrico e i 4 nuovi modelli annunciati dal 2024: “Già oggi le cose vanno molto male, non c’è qualità nel lavoro, molto spesso per fare produzione, mettiamo nel piazzale delle auto su cui poi giorni dopo dobbiamo ritornare a fare ulteriori operazioni”. Ma a suo avviso per “i capi, coloro i quali ci tengono il fiato sul collo va tutto bene. Loro devono fare solo ciò che la proprietà gli chiede di fare. Nessuno obietta nulla, per loro va bene così”.

“Con l’elettrico rimarremo in 2 mila” La situazione del presente, chi opera a San Nicola di Melfi dagli albori, la vede peggiore rispetto “agli anni d’oro”, ma è pur sempre “niente” rispetto a ciò che sarà. “Chi sta qui da sempre, sa benissimo cosa potrà accadere a breve – assicura – già sono in corso le fuoriuscite con incentivo, che non si arresteranno anche nei prossimi anni”. Ma poi c’è un aspetto, nel passaggio all’elettrico, che il lavoratore tiene a rimarcare. “Le operazioni meccaniche non si faranno più, già questo ridurrà la manodopera – puntualizza – Se a ciò si aggiunge che le auto elettriche costeranno oltre i 50mila euro, prevedo che si produrranno in fretta e furia e davanti a costi alti e di nicchia non ci sarà la richiesta che può giustificare tutto questo lavoro operaio in fabbrica”. E taglia corto: “Leggevo di un passaggio da 7 mila a 3500 operai in tre anni, io nel 2025 vedo massimo duemila operai qui al lavoro, con l’Indotto ridotto ai minimi e la ‘plastica’ e tutto il resto già internalizzato dentro Stellantis”.

“Chissà se lavoreremo altri 10 anni” Ed ecco la battuta che va più in voga negli ultimi tempi tra i 50enni impegnati a San Nicola. “Noi che siamo quelli della prima ora e che da 27 anni ormai siamo qui, spesso ce lo diciamo sorridendo: ce la faremo a lavorare prima che il sito venga dismesso come Termini Imerese, a lavorare altri 10 anni, ad arrivare a 40 anni di Fiat a Melfi, e ad andare in pensione”. Discorsi che si fanno tra 50enni, “giovani per la pensione ma di difficile impiego altrove”. Tutta manodopera con “le ossa e i tendini già rotti da questi difficili decenni in linea”.

“Il tavolo alla Regione? Tutte balle!” Ed ecco l’ultimo affondo, diretto verso quel sistema che dovrebbe offrire “tutele e futuro” a chi si rompe la schiena sulla linea. “Ieri ho sentito del tavolo tra sindacati e Regione, un tavolo permanente, appena ho sentito ho cambiato canale. Tutte balle. Sa quanti ne ho sentiti di questi inutili tavoli in quasi 30 anni di lavoro?”. Per chi sta all’interno, in prima linea, a montare sedili e specchietti, il quadro oggi è così riassumibile: “Ormai da una parte ci sono quelli che “passeggiano”, cioè sindacalisti, capi ute, capi unità, e dirigenti fino ad arrivare in cima alla piramide. Loro promettono, ti controllano, ti scrutano, ti sorridono per convenienza”. E dall’altra parte, invece, chi ci sarebbe? “Dall’altra parte ci siamo noi, che siamo lì perché dobbiamo stare lì, abbiamo famiglia, ma abbiamo capito perfettamente che il nostro futuro è legato ad un giro di lancette. E forse non riusciremo neanche a guadagnarci la più che meritata pensione”.