Stellantis Melfi: “Vogliamo lavorare e non essere costretti a licenziarci”

Dopo l’annuncio dell’ennesimo stop produttivo il morale è basso tra gli operai di San Nicola di Melfi. “E’ saltato il tappo – confessa uno di loro - sta venendo meno quella stabilità che ci siamo costruiti in 25 anni di sacrifici”

Dopo l’annuncio dell’ennesimo stop produttivo fino al 2 luglio (si lavorerà poco o niente a San Nicola di Melfi) il morale è basso tra gli operai della multinazionale. “E’ saltato il tappo – confessa un operaio – sta venendo meno quella stabilità che ci siamo costruiti in 25 anni di sacrifici”.
“In questo mese solo quattro chiamate al lavoro, così è difficile trovare un senso alle giornate”. E’ duro lo sfogo di Luigi, il quale dopo aver appreso che anche la prossima settimana alla Stellantis di Melfi si lavorerà “poco o nulla” cade nello sconforto e vuole dire la sua, dire quanto “questo lavoro a singhiozzo spezzi le gambe e faccia sprofondare nel malumore e nel vuoto”.

“La vedi quell’auto – indica un’automobile a pochi passi da noi – l’ho fatta con le mie mani, proviene da Melfi e per me è un vanto; è il mio lavoro montare bulloni, è l’unica cosa che ho fatto e so fare da 25 anni a questa parte”. E ancora: “Da quando ho finito il militare, negli anni ’90, ho solo e sempre lavorato giù in Fiat a Melfi”. Quel luogo è come la sua Itaca, il posto che gli ha dato una dignità lavorativa e che gli ha consentito di metter su famiglia.

“Ora che non lavoriamo, anche i figli ci guardano con altri occhi” Tanti anni sulla linea, straordinari e una paga che ha consentito a tanti di portare avanti un progetto di vita. “La casa, la famiglia, il mutuo – sottolinea – e una prospettiva che appariva buona. Non un lavoro creativo ma un’occupazione che ti consente di far fronte alle spese e ad un’esistenza dignitosa, a te e a chi ti circonda”. Ma da diversi mesi, la prospettiva della cassa integrazione e di intere settimane di stop ha cambiato tutto. “In questo mese solo 4 giornate al lavoro, il resto è vuoto e noia”, affonda il colpo. Da un lato “una busta paga molto più leggera, in tanti tra i miei colleghi mi dicono che spesso hanno bisogno di una sorella o di un padre per pagare mutui e alcune volte anche solo per mangiare a pranzo viste le tante spese di questo periodo”. In primis, quindi, l’aspetto economico, ma poi anche quello morale che attiene alla dignità umana. “Quando non lavori e sei abituato ai ritmi Fiat, sembra che le giornate non passano più, anche i figli ti guardano in modo diverso, ti vedono alzarti più tardi la mattina, ma che esempio diamo”. E ancora: “Diventi irascibile anche per chi ti circonda, è molto più facile che si sfoci nelle discussioni e nelle liti in famiglia. Per un niente scatti”. E’ un po’ come se fosse “saltato un tappo, fosse svanita quella sicurezza su cui si era basata un’intera esistenza”

“Vogliamo lavorare, mica licenziarci” Inevitabile toccare anche i temi più attuali come gli esodi con incentivo proposti da Stellantis ai lavoratori e la paventata riduzione di manodopera per il passaggio all’elettrico. “Non accetterò mai – assicura Luigi – non ho neanche 50 anni e poi comunque ho dato tutta la mia giovinezza, la mia forza lavoro a questa azienda, perché dovrei licenziarmi. Solo i bulloni so montare, questo mestiere ho fatto da sempre, non altri”. Sincera e profonda la sua riflessione. A cui aggiunge un ultimo invito, che tocca anche i suoi colleghi. “Io ci parlo con gli altri operai, anche loro come me, vorrebbero lavorare, quando lavori ti godi anche il giorno di riposo, invece così proprio non va, il morale va giù”. E conclude: “Noi vogliamo lavorare, mica licenziarci, o vivere solo di spiccioli di giornate al mese e di cassa integrazione”. Già. “Lavorare ed essere soddisfatti delle auto realizzate”. Sempre che sia questo il ‘vero’ disegno di Tavares e soci Stellantis.