Tamponi ai politici e amici: qualche dubbio sulle dichiarazioni di Bardi

Le domande da porre al presidente al fine di sciogliere le perplessità che, nonostante le precisazioni a mezzo stampa, restano ferme nell’opinione pubblica

Il 18 giugno scorso Il Quotidiano del Sud pubblica la notizia: “Sono indagati per peculato il governatore Vito Bardi, due dei suoi assessori in carica, i leghisti Francesco Fanelli e Donatella Merra, il consigliere regionale Gianni Vizziello (sempre Lega), e l’ex assessore Gianni Rosa (FdI). Più dirigenti e collaboratori degli uffici regionali, che a marzo del 2020 si sarebbero accaparrati i pochi tamponi diagnostici all’epoca disponibili per il covid 19. È quanto emerge dall’avviso di proroga delle indagini notificato nei giorni scorsi…”

Lo stesso giorno Vito Bardi diffonde una nota alla stampa con la quale chiarisce la faccenda: “Su tamponi e vaccini fatto di tutto per i lucani”. Abbiamo tuttavia delle domande da porre al presidente al fine di sciogliere alcuni dubbi che, nonostante le precisazioni a mezzo stampa, restano fermi nell’opinione pubblica.

Nel comunicato stampa, Bardi ha ribadito di aver “partecipato a una riunione istituzionale presso la prefettura di Potenza insieme all’allora Prefetto di Matera, che risultò poi immediatamente positivo. Come da prassi, tutti i partecipanti dell’epoca sono stati sottoposti a tampone … Alla riunione erano presenti i rappresentati delle ASL, del Dipartimento Salute, delle forze dell’ordine e altri ancora. Tutti sono stati sottoposti a controllo”.

Queste affermazioni si espongono a qualche dubbio. Per quanto ci risulta nessuno, o quasi nessuno dei partecipanti a quella riunione si sarebbe sottoposto a tampone.

Nello stesso comunicato stampa il Presidente Bardi dice “In due date successive, sono entrato in contatto con due persone positive e per tale motivo sono stato sottoposto a tampone, come previsto per tutti i cittadini. 

Anche questa affermazione solleva qualche dubbio. All’epoca dei fatti, le direttive del ministero della Salute e della Task Force regionale consentivano, in maniera assolutamente chiara, la somministrazione dei tamponi molecolari soltanto a soggetti seriamente sintomatici e con un link epidemiologico fondato. Era, dunque, vietato effettuare tamponi soltanto a seguito di contatti stretti con soggetti positivi, a meno che – e non sembra essere il caso di Bardi – non fossero presenti sintomi seri, compatibili con l’infezione da Covid19. Infatti, la Procedura Operativa della Task Force regionale del 14 febbraio 2020, escludeva espressamente la somministrazione di test in relazione al “caso asintomatico con criteri epidemiologici”.  Una procedura che i responsabili della Sanità regionale, compreso Bardi, avrebbero dovuto conoscere.

Bardi afferma nel comunicato: “Non sono stati nemmeno “sottratti” tamponi ai cittadini, data la notevole disponibilità e considerando anche che all’epoca il laboratorio del San Carlo processava meno tamponi rispetto alle sue capacità”.

Anche questa affermazione non sembra coerente con le circostanze dell’epoca. È noto ed ampiamente documentato che all’epoca dei fatti i tamponi erano disponibili in numero limitatissimo e, anche a causa dell’assenza di reagenti, le attività di processamento dei laboratori andavano molto a rilento. Per chi ricorda quei momenti sa bene che c’era la corsa ai test molecolari, c’era chi li supplicava perché colpito da gravi sintomi.

Un altro dubbio sia consentito. Se Bardi e i suoi assessori, oltre gli altri, fossero stati convinti della correttezza del loro comportamento perché, come sembra dalle circostanze, non hanno seguito le normali procedure previste dai protocolli sanitari per tutti i cittadini?

Ecco, tutto qui. Nessun giudizio, per carità. Sarà la magistratura a stabilire se sia stato commesso o non commesso un reato. Tuttavia, la trasparenza nei rapporti tra la politica e l’opinione pubblica è doverosa a prescindere. Magari i nostri dubbi sono infondati, e allora basta dirlo. Oppure hanno un qualche fondamento, e allora bisogna rispondere pubblicamente e chiarire.