Basilicata: in termini potenziali, nel 2030, mancheranno 40.600 persone

La provincia di Potenza avrà meno 28510 unità, di cui 8048 tra 15 e 29 anni, e Matera circa 12000, 3563 nella fascia giovani

Una elaborazione importante del Sole 24 Ore, sui residenti in attività nel nostro Paese nel 2030, fornisce le risposte sul terreno della prospettiva democratica e sul numero dei lavoratori disponibili. Gli ultimi dati dell’Istat dicono che tra otto anni ci saranno 150.000 giovani tra i 15 ed i ventinove anni in meno e 1,83 milioni di potenziali lavoratori tra i 30 e 64 anni in meno.

In termini potenziali in Basilicata mancheranno 40.600 persone, con una media annuale attorno alle 5075 unità nelle fasce indicate. La provincia di Potenza avrà meno 28510 unità, di cui 8048 tra 15 e 29 anni, e Matera circa 12000, 3563 nella fascia giovani.

Il processo di declino demografico riguarda tutto il Paese con forte accentuazione nel Mezzogiorno e dipende soprattutto dal calo delle nascite negli ultimi decenni, dall’invecchiamento della popolazione, dai trasferimenti nelle aree metropolitane.

L’aspetto che spiega anche la questione di mancanza di personale in molti settori è la riduzione secca della fascia lavorativa 30/64 anni che negli ultimi tempi ha eroso la disponibilità di forza lavoro in tutto il territorio. A tutto questo si aggiungono l’aumento della precarietà ed i bassi salari che sono fattori negativi che imperversano in Italia come in Basilicata. Così come il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego. La diminuzione della popolazione occupabile nel sud sarà. nel periodo considerato, del 10% nel Sud e del 4% nel Centro Nord.

Di fronte ad un quadro finalmente veritiero e radiografato con puntualità si tratterebbe di trarre delle conclusioni su come intervenire. Il perno rimangono l’aumento delle nascite e i flussi in entrata di forza lavoro in Italia nonché la crescita delle professionalità e dei titoli di studio. Lo stesso vale per la Basilicata dove prevale la lamentazione sullo spopolamento ed i trasferimenti di giovani in altri territori per studi e lavoro. Il superamento di questo approccio debole e molto rituale comporterebbe misure a sostegno dell’infanzia,delle famiglie e del riuso delle case sfitte e dei centri storici ed anche organizzare una inclusione dei giovani e del lavoratori migranti compresi quelli che vogliono tornare.

L’assoluta mancanza di piani concreti in questa direzione, anche in presenza di grandi risorse finanziarie, la crisi strisciante e declinante della Università, e del sistema scolastico ,l’evidente mancanza di progetti formativi e per combattere la decrescita culturale in atto, a fronte del continuo estenuante richiamo ad essa, ecco alcuni elementi che costituiscono la nuova condizione della Basilicata di oggi. Quasi nessuno pensa a programmare e mettere a punto un piano del lavoro e per il ripopolamento mentre si annunciano progetti infrastrutturali stratosferici, nuove capitali della cultura. Soli contro tutti per un presidio sanitario, un finanziamento per il borgo natìo, e via elencando. Disuniti, frantumati ed illusi si perde. L’alternativa è la ricomposizione unitaria del territorio, il ritorno alla programmazione: idee, progetti, lotta. Pietro Simonetti Cseres- Centro studi e ricerche economiche e sociali