Il laboratorio Draghi in Italia tra pragmatismo e tecnocrazia autoritaria

L’approccio darwiniano in una società che ormai ha deciso di lasciare indietro i più deboli, gli inadatti al lavoro, gli inabili al consumo. Eppure oggi un Tg qualunque aprirà con la notizia del caldo afoso, della frescura sulle spiagge e delle suppliche a Mario Draghi

L’approccio darwiniano in una società che ormai ha deciso di lasciare indietro le persone fragili, è una realtà sempre più drammatica. Le scorie sociali del sistema di produzione e di consumo sono sempre esistite e persino smaltite sotto il tappeto della benevolenza e della compassione filantropica. Tuttavia oggi quelle scorie sono sempre più deleterie per la democrazia e per lo sviluppo.

Siamo all’apice della costruzione di una società sempre più divisiva, conflittuale, egoista e individualista. Una società che ormai ha deciso di lasciare indietro i più deboli, gli “inadatti al lavoro che conta”, gli “inabili al consumo”. Si lasciano indietro, con un approccio darwiniano, persone povere, quelle con scarse abilità culturali e tecniche, quelle  con limitate capacità di recupero degli skill necessari alla produzione. Ultra 50enni poco scolarizzati, disoccupati non più “riciclabili” nei nuovi processi produttivi e nei settori all’avanguardia (digitalizzazione e scurezza digitale, transizione ecologica, infrastrutture per la mobilità sostenibile, energie alternative, ecc.), persone con disabilità, bambine e bambini travolti dalla povertà educativa, adolescenti vittime di una scuola pedagogicamente e didatticamente deteriorata.

Solo per fare un esempio, la riforma degli Istituti Tecnici Superiori, ora Istituti Tecnologici Superiori, non è altro che la realizzazione in chiave attualizzata della solita storia che attribuisce alla scuola e alla formazione un solo scopo: “addestrare omini per la produzione”. È una cultura che appartiene alla sinistra industrialista e riformista e alla destra del produttivismo e del profitto.

Oltre le apparenze di certi provvedimenti, contenuti anche nel Pnrr, (welfare sociale e cultura, salute e sanità, tutela dell’ambiente, eccetera), la realtà visibile attraverso lenti critiche ci consegna politiche e prospettive fondate su un neo darwinismo sociale ed economico funzionale agli interessi e alle necessità di un capitalismo sempre più in difficoltà per causa del neo liberismo predatorio che lo informa. Difficoltà che lo rendono feroce e cinico oltre ogni ragionevole ipotesi.

La corsa alla competizione tecnologica e alle nuove sfide dei mercati, le crisi geo politiche ed economiche contemporanee, il ricorso alle soluzioni belliche in luogo del dialogo e della cooperazione, sviluppati nel quadro del paradigma di azione neo liberista, sacrificano i più deboli sull’altare della lotta tra élite per la supremazia sul mondo. Non è la Storia che si ripete, è la Storia rinnegata.

Tra i più deboli anche i piccoli e medi imprenditori agricoli e allevatori, sotto la pressione della speculazione affinché si decidano a cedere il comando alle multinazionali di controllo del cibo. Tra i più deboli, i piccoli e medi imprenditori sempre più dipendenti dalle commesse delle grandi corporation e della pubblica amministrazione, e sempre più legati alle dinamiche internazionali della mobilità. Tra i più deboli, gli immigrati economici e i rifugiati, carne da macello di speculatori della manodopera.  Tra i più deboli le bambine e i bambini sempre più esposti all’influenza del banalismo consumistico o, come per i Paesi più poveri, vittime della fame, delle malattie, delle guerre.

“E’ tempo di correre”, e perciò è marginale tutto quanto richiede lentezza e riflessione, confronto politico e fatica del dialogo. Prevalgono pragmatismo tecnocratico e managerialismo autoritario. Tutto questo esclude le dinamiche politiche e la partecipazione popolare alle scelte di Governo, esclude il sano conflitto sindacale dentro le fabbriche. Tutto questo lascerà per strada “scorie e rifiuti sociali” politicamente tossici e deleteri per le democrazie.

Tuttavia, sembra che il disegno sia proprio quello di sostituire i sistemi democratici con regimi tecnocratici fondamentalmente autoritari ma apparentemente tutori delle libertà e garanti della sicurezza sociale. La politica è in coma e con essa sono in fin di vita i diritti sociali, i diritti di cittadinanza, i diritti umani. Se non lo si ammette, se non lo si capisce, non ci sarà alcuna alternativa alla deriva neo autoritaria. Quell’autoritarismo che impone nulla, che non ti punisce, perché tanto, sedotto e plagiato, fai tutto da solo. Quell’autoritarismo paternalistico che ti offre la gabbia in cui puoi esercitare le tue illusorie libertà. Il laboratorio del governo Draghi cos’è se non il tentativo di affidare le decisioni ai tecnocrati a prescindere dal parlamento e dagli stessi ministri? Cos’è se non il tentativo di sperimentare l’influenza e il potere dei media nel plasmare la lettura della realtà e l’organizzazione sociale, a dispetto di ogni evidenza dei fatti? Milioni di persone lasciate nelle mani del destino, mentre ad occuparsene dovrebbe essere la politica che non c’è. Oggi un Tg qualunque aprirà con la notizia del caldo afoso, della frescura sulle spiagge e delle suppliche a  Mario Draghi.