Verso il voto: “Un’alleanza per l’equità sociale e territoriale”

C’è solo una circostanza in cui il parere dei cittadini conta qualcosa ed è al momento della scheda nell'urna

Ci siamo caduti dentro all’improvviso per tanti motivi ma soprattutto perché, come la storia ci insegna, i governi tecnici, di unità nazionale e simili o le maggioranze pasticciate hanno vita corta e non rappresentano la soluzione dei problemi e l’unico risultato che si ottiene è di trasferire le dinamiche parlamentari all’interno dei governi.

Siamo ancora nelle battute iniziali della campagna elettorale e i partiti e le alleanze si devono costruire. E questo non può che essere fatto a partire dalle istanze che si rappresentano e occorre uscire dalla ambiguità di visione.

Le alleanze a destra sono chiare. Sarebbero ancora più chiare se il PD si alleasse con la destra con cui ha tanto in comune.

Anzi rappresenta ancor più della destra i mercati, la finanza, i quartieri alti e condito dallo snobismo dei salotti intellettuali come il recente scivolone di Concita De Gregorio, ex direttrice dell’Unità, che afferma “Draghi come un professore di Harvard che ha avuto la supplenza all’Alberghiero di Massa Lubrense” dimostra. Affermazione che si collega alla ridicola propaganda del Corriere a firma Alessandra Arachi su Draghi “… a Roma persino un senza tetto che plaudiva Draghi per la sua sensibilità per chi vive ai margini.”

D’altro canto a firma PD ci sono il massacro del welfare, dei diritti dei lavoratori, art. 18, della precarizzazione delle società, job act. L’Italia è l’unico paese occidentale dove i salari sono diminuiti da 10 anni a questa parte. Questioni a cui, se siamo minimamente obiettivi, solo il M5S ha cercato di porre rimedio sia con il reddito di cittadinanza sia con misure keynesiane come il superbonus, ostacolate entrambe da Draghi.

A questo snobismo si associa anche una visione anti meridionale, ben rappresentata da Emanuele Felice, ex responsabile economico del PD, e soprattutto dalla convergenza sulle proposte di autonomia differenziata con la Lega Nord.

Per i distratti ricordiamo che queste sono da un lato la sottrazione degli accordi stato regione alla potestà del parlamento e il perpetrarsi ad libitum dei differenziali di spesa pubblica nord sud che allo stato valgono circa 100 miliardi anno in meno al sud ceteris paribus.

L’autonomia differenziata, di assoluta incostituzionalità, ha trovato una prima formalizzazione dall’accordo tra il Governo Gentiloni, PD, fatto a febbraio 2018 poco prima delle elezioni, con i governatori di Veneto, Lombardia e Emilia Romagna e rinnovato di recente nella proposta Gelmini a cui si sono aggiunti altri governatori di sinistra, Toscana, e di destra, Piemonte.

Da tempo si vende il fatto che i raggruppamenti elettorali servono per non far vincere gli altri più che a governare. Ma su quali programmi e proposte? Con quale omogeneità di vedute? Il programma del PD è facile: punto 1 votare PD perché lo chiedono i mercati, poi perché lo chiede l’Europa, poi perché lo chiede la Nato e poi perché se no vincono i fascisti. A questo si è aggiunto di recente la vendetta verso i draghicidi.

Occorre a mio modo di vedere iniziare a colmare una lacuna nella offerta elettorale. Costruire una alleanza di sinistra con il M5S e tutti gli altri partiti di sinistra vera, il PD come detto è di destra, anche per dare uno sbocco elettorale a chi non sentendosi rappresentato non andrà a votare.

Un’alleanza scritta per favorire l’equità sociale e territoriale. La critica sarà che si tratta di una proposta minoritaria nel Paese. Forse ma il PCI è stato minoranza per decenni ed è sempre riuscito a tutelare i ceti sociali più deboli. E poi che senso ha stare in una maggioranza con il PD quando, come si è visto di recente, appena fai due proposte minime che riguardano un minimo di giustizia sociale ti insultano?

In ogni caso sarà bene che le associazioni di cittadini e i movimenti meridionali chiedano chiarezza sulla autonomia differenziata a tutti i partiti che verranno a chiedere voti, specialmente a Letta, Lega, FI e FDI. Non bisogna su una materia su cui c’è in gioco l’Unità Nazionale e il futuro del Sud fare sconti a nessuno.

Pietro De Sarlo