Verso il voto: Il fratricidio lucano nel Partito Democratico

La Basilicata é stata un laboratorio politico e sociale negli anni cinquanta, nel nuovo secolo registriamo semplicemente un variegato covo di traditori, arrivando finanche ad eleggere il primo sindaco della Lega Nord in una città del Sud, un ossimoro

La campagna elettorale 2022 così inattesa e contesa, apre scenari inquietanti e abbaglianti. Fare campagna elettorale durante le vacanze estive ha disorientato tutti. Elettori e futuri eletti. Complice una legge elettorale che ci chiama a ratificare la scelta dei partiti togliendoci di fatto una vera partecipazione. Cosa ci rimane?

Con la scelta dei candidati abbiamo assistito ad uno spettacolo indecoroso, non è la prima volta nè sarà l’ultima. La Basilicata é stata un laboratorio politico e sociale negli anni cinquanta, nel nuovo secolo registriamo semplicemente un variegato covo di traditori, arrivando finanche ad eleggere il primo sindaco della Lega Nord in una città del Sud, un ossimoro.

Ho riflettuto in questi giorni, grazie ad un mio amico su “la sentenza” del tribunale di Twitter che ha investito il giovane segretario regionale del Pd lucano, Raffaele La Regina, reo di aver espresso la sua opinione sulla questione palestinese/israeliana. E, quella opinione espressa quando era ancora più giovane, gli è costata la candidatura come capolista alle elezioni politiche. È diventato un caso nazionale, e in molti lo hanno anche difeso.

E sempre su internet, cercando di approfondire la questione, trovo anche che la sua candidatura era persino stata contestata con parole aspre, in una guerra di provincia e di rappresentanza di genere, in cui una giovane dirigente del Pd, Barbara Verrastro, attacca il suo partito, le scelte delle candidature, arrivando a chiamare il suo segretario “uno che fa le fotocopie” e alcune delle sue colleghe “cortigiane”, forse non conoscendo il vero significato della parola, almeno spero. Sentire queste parole dalla sua viva voce è un pugno dritto in faccia. E questo lo fa non pubblicamente, come avrebbe dovuto fare se convinta delle sue ragioni, non nella sezione di partito, non con un comunicato stampa, lo fa parlando con un giornalista per lamentarsi di tutto, per lamentarsi di niente. Una nuova generazione di lucani nata già vecchia. E la questione della rappresentanza di genere, cosa seria e necessaria, finisce nel groviglio dei livori, delle parole tossiche, oscene. E quelle sì che non hanno genere.

Barbara Verrastro avrebbe dovuto aprire un dibattito serio e pubblico sulla meritocrazia e sulla rappresentanza di genere nel suo partito. Ha perso una grande occasione.

La Basilicata, “… questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose…” così scriveva Carlo Levi.

Così come ha perso il segretario Raffaele La Regina accettando il sopruso, legittimando il tribunale digitale, e sbagliando a ritirare la sua candidatura, al contrario avrebbe dovuto argomentare e difendere quella sua posizione.

Twitter è un confessionale, così come lo sono tutti i social, ma a differenza di quello vero non è tenuto al segreto. Tutti se ne dimenticano perché è più forte il desiderio di esistere, di lasciare il segno. Segue i flussi di coscienza.

Internet è diventato la nostra memoria collettiva, una sorta di scatola nera, la reale memoria contemporanea e spesso viene utilizzata come arma impropria da chi vuole usare scorciatoie politiche per costruire la pietra d’inciampo. Ormai si sta delineando una nuova figura professionale: costruttoridi archivi digitali per bloccare carriere politiche o delegittimare avversari culturali.

Il segretario La Regina difendendo se stesso, avrebbe difeso anche il diritto, costituzionalmente garantito, alla libera manifestazione del proprio pensiero. E, nel caso specifico, c’erano tutti gli elementi per farlo.

La dirigente Verrastro avrebbe dovuto fare una battaglia pubblica, costruttiva e civile, non accettando i soprusi di un partito conservatore. È ancora in tempo per farlo, trasformi l’inciampo in una cosa giusta.

E chi non sa difendere se stesso non può difendere nessun’altro, nessuna parte politica. La Regina ha preferito abbassare lo sguardo e questo svela il suo irrilevante futuro politico. Ma questo ai miei occhi era già noto quando era un ragazzino liceale, quando gli chiesero di difendere “il ragazzo con l’orecchino” da un preside despota e lui preferì non prendere posizione. Lo vidi subito, allora, che era predestinato ad una carriera politica. E tale è rimasto.

Solo imparando a difendere gli altri si può difendere se stessi e risultare credibili. Questo il mio augurio a La Regina, alla Verrastro, la vita è lunga, si può ancora imparare.

Il nostro paese è fondato su un fratricidio, si sceglie – quasi sempre – di allearsi con il padre di turno per uccidere il fratello. Si comincia sempre da giovanissimi, senza pietà, senza rimorso. E questo ce lo ricorda il poeta Umberto Saba in un suo scritto, aggiungendo: “Ed è solo col parricidio (uccisione del vecchio) che si inizia una rivoluzione. Gli italiani vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli”.

Quello che non capiscono questi giovani politici e che i padri sono dei professionisti, i figli ancora dei dilettanti. Prendete esempio dai fratelli Pittella, hanno cambiato partito pur di essere sempre uniti, sempre vincenti, almeno loro ci sono riusciti. Graziella Salvatore