Paesaggio e natura, al Città 100 Scale Festival dialogo con Annalisa Metta

Il 13 settembre al Polo Bibliotecario di Potenza appuntamento con l'autrice del libro "Il paesaggio è un mostro. Citta selvatiche e nature ibride"

“Vertigini. Seduti sull’orlo di un abisso” si intitola così lo spazio che il Città 100 Scale Festival dedica alla riflessione con filosofi, architetti, artisti, scienziati, politici e studiosi per affrontare questioni che riguardano le grandi problematiche del mondo d’oggi culturali, scientifiche e tecnologiche, così come il rapporto uomo-natura e il disordine mondiale nel quale viviamo con i tanti pericoli che si affacciano all’orizzonte. La serie d’incontri è stata aperta dal filosofo Massimo Cacciari il 3 giugno per un’anteprima festival.

Il prossimo appuntamento è con Annalisa Metta (architetto e professore associato al Dipartimento di architettura dell’Università Roma tre), per una conferenza in occasione della pubblicazione del suo libro dal titolo Il paesaggio è un mostro. Citta selvatiche e nature ibride. L’incontro, realizzato in collaborazione con L’Ordine degli architetti della Provincia di Potenza, avverrà martedì 13 settembre al Polo Bibliotecario di Potenza alle ore 16,30. A seguire, ore 17,30 l’autrice sarà in dialogo con Francesco Scaringi e Giuseppe Biscaglia (Curatori del festival), Gerardo Sassano di Volume Zero e Mariavaleria Minninni (professore associato di Urbanistica al dipartimento di Culture europee e del Mediterraneo dell’UniBas).

La discussione partirà dal testo in presentazione per ripercorrere anche attività ed “interventi” realizzati in collaborazione nelle passate edizioni del festival, che sono stati spunti di riflessioni presenti anche nel libro. Si ricorda Serpentone Reload, Conselvatico, Giardina in Scala, che hanno
segnato profondamente alcuni luoghi della città di Potenza. Il testo di Annalisa Metta “Il paesaggio è un mostro” racchiude alcune sue considerazioni per un approccio non antropocentrico con il paesaggio e la natura. L’immagine del mostro, contenuto nel titolo, richiama quella di una figura che suscita fascina e paura nello stesso tempo per la propria ambiguità tra l’umano e il selvatico. “I mostri sono infatti creature doppie, a proprio agio tanto nella sfera del divino o del bene, quanto in quello opposto della perdizione”. In questo senso, scrive in modo provocatorio Metta, essi ci assomigliano, come ci assomigliano i nostri paesaggi che non sono altro che la nostra autobiografia collettiva, con cui incessantemente scriviamo la nostra storia e le nostre proiezioni nel futuro e che per questo non hanno nulla di pacifico né di rassicurante. I paesaggi sono noi e noi siamo i paesaggi, esse contengono le nostre grandezze e le nostre fragilità, la nostra nobiltà e la nostra inadeguatezza”