Stellantis Melfi, Giovanni: “vogliono mandare a casa altri operai”

Il racconto di un operaio: “c’è una linea che scoppia, la Melfi 2 non esiste più, è un casino”

Il racconto di Giovanni, lavoratore del Montaggio, dopo una notte in fabbrica. “Stanotte era un casino sulla linea, c’era chi faceva i girotondi e chi lavorava come se non ci fosse un domani. Così è una linea che scoppia”.
Giovanni, che ha smontato il turno di notte, si è trovato davanti ad una sola linea, lì dove prima ce n’erano due. “C’è sovraffollamento, mi chiedo come faremo a produrre così, evidentemente vogliono mandare a casa altri operai, altrimenti non mi spiego come faremo quando rientreremo a pieno regime, compresi quelli in trasferta”.

Ha vissuto una notte traumatica sul Montaggio, Giovanni, che questa settimana lavorava, anche di notte, ma con un contesto che è completamente cambiato alla Stellantis di Melfi. “Dovete sapere che ad agosto molti di noi hanno fatto due giorni di formazione – spiega – e al ritorno sulla linea la nostra mansione è cambiata”. Ma a cambiare è proprio lo scenario che si è trovato davanti. Tutti su una sola linea.

“La linea Melfi 2 non esiste più” Per i non addetti ai lavori è bene chiarire. Sino a qualche mese fa, i 7mila operai della Stellantis operavano su due liee, Melfi 1 e Melfi 2. Il primo effetto dell’accordo tra Stellantis e i sindacati del giungo de 2021 è stato lo smantellamento di una linea. “Devi viverla in prima persona per capire – confessa Giovanni – se oggi ti affacci all’interno vedi che la linea Melfi 2 non c’è più. Tutti i ganci, tutto ciò che la reggeva è diventato un ammasso di rottami, ganci, travi, che puoi notare in parte ammassati, su di un tratto di strada, all’altezza dello stabilimento Barilla. Una parte di quei rottami oggi sta lì”. Ma questo è solo un aspetto. A livello mentale, a pesare ancora di più, è che tutto ciò che prima era la seconda linea (Melfi 2) ora si è trasformata in area di ‘preparazione’, con una rotazione e cambio di mansione degli operai, che non ha risparmiato nessuno.

“Noi tutti spostati, e quanti demansionamenti” Eccoci al cuore della riorganizzazione voluta dall”Ad Tavares, a Melfi. “Ad agosto siamo stati tutti chiamati per 2 giorni di formazione – spiega Giovanni – al rientro non facevamo, molti di noi, ciò che abbiamo fatto per 25 anni”. Non solo. “Chi si trovava al controllo Qualità ora te lo trovi sulle Tradotte, o su altri mezzi che nulla hanno a che fare con la loro postazione. Anche io mi trovo a fare tutt’altro. Che casino”. Evidentemente i piani industriali sono mutati in fretta. “Ma non solo, io mi trovo davanti persone che non avevo mai visto, mi chiedo quando rientreranno tutti con la rotazione, dove li metteranno. C’è l’area di preparazione, ma così diventa difficile fare le stesse operazioni che facevamo prima”. E ancora: “Se come ci dicono tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo aumenterà la produzione, perché c’è richiesta, come faremo a produrre tanto, con tutto questo casino che ci circonda?”

Tra l’Indotto in via di smantellamento e i bisogno di mandare a casa nuovi operai Giovanni, nel suo piccolo, un’idea se l’è fatta. “Ci troveremo a fare quello che prima facevano anche i colleghi dell’Indotto, Lastratura compresa, ma in spazi ristretti e con tempi che saranno sempre più accelerati”. Vita in questa prospettiva, inoltre, proprio non si capisce dove verranno inseriti i colleghi ora in Cassa e quelli in trasferta. “Evidentemente attraverso i licenziamenti con incentivo, l’Azienda non ha avuto la risposta che si attendeva, credeva che più unità se ne sarebbero andate, invece in molti siamo rimasti qui. Sarà difficile organizzarci sull’unica linea rimasta”. A questo punto, aggiunge, “credo che dai Piani alti dovranno trovare altri escamotage per mandarci a casa. Non sono bastati gli incentivi all’esodo e i demansionamenti, perché chi ha bisogno e non ha altre chance, vuole rimanere qui e non sloggerà. Ed ecco perché mi pare di vedere un casino di persone sulla linea che prima non avevo mai visto. Vedremo, ma Stellantis di sicuro si inventerà qualcos’altro per sfoltirci nel numero. Così è una linea che scoppia”