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Il politico e il pastore, una storia di genialità lucana

La retorica, i palliativi e i problemi che galoppano

Ci sono problemi sul quaderno e problemi addosso alla gente. E se Karl Popper affermava che la scuola fornisce soluzioni non richieste a problemi non posti, noi possiamo dire che certa politica fornisce risposte inutili a domande inesistenti.

Spesso la politica risolve i problemi sul quaderno, ma non quelli drammaticamente addosso alla gente. Vale per alcune misure del Governo, quelle sulla “sicurezza”, per esempio. Vale per alcuni provvedimenti dei governi regionali della Basilicata negli ultimi 30 anni. Soldi spesi senza resa. Indicatori economici e socio-demografici in picchiata, patrimonio naturalistico semi distrutto, spopolamento galoppante, fabbriche che chiudono o rischiano di chiudere, trasporti e viabilità pessimi, rete idrica colabrodo, sanità alla frutta, eccetera eccetera.  Per spiegare questo tipo di politica retorica e palliativa e per comprendere lo spessore dei suoi leader è sufficiente raccontare una storiella, non mia, ma da me riadattata.

C’era una volta un pastore che accudiva al suo gregge. Dal ciglio di una strada di campagna improvvisamente una lancia delta nuova fiammante frena e si ferma vicino a lui. Uno dei due uomini a bordo ordina all’altro, alla guida, di fermarsi. Scende dal veicolo e chiede al pastore: “Se indovino quante pecore ha, me ne dà una? Il pastore guarda l’uomo, poi volge lo sguardo alle pecore che pascolano e dice:” D’accordo”. L’uomo collega il suo cellulare al navigatore, accede ad un sito della Nasa, scansiona il prato usando il Gps, apre un database, compila 60 tabelle Excel con formule algoritmiche, quindi stampa un rapporto di 150 pagine sulla sua stampantina ad alta definizione, e afferma: “Lei qui ha esattamente 586 pecore”. Il pastore risponde: “Esatto, prenda pure la sua pecora”. Il politico prende l’animale e lo carica sulla sua auto. Il pastore lo guarda e gli domanda: “Se io indovino che mestiere fa, mi restituisce l’animale?” L’uomo gli risponde: “Certo perché no?”. Il pastore: “Lei fa il politico”. “Come fa a saperlo?” Chiede l’uomo. Il pastore spiega: “Innanzitutto lei è piombato qui senza che nessuno la chiamasse, in secondo luogo mi ha addebitato una pecora per dirmi una cosa che io sapevo già, infine non capisce un cazzo di quello che faccio, perché ha preso il mio cane!”

Quel politico ha speso tempo e soldi per cosa? Per niente. Ecco, certi politici non capiscono nulla della gente. Non conoscono il territorio, non studiano, non camminano nella realtà più profonda dei problemi e si affidano a discorsi retorici e a soluzioni palliative. Piombano sui palchi, nei mercati, negli uffici, nelle fabbriche per dirci che la causa della “disoccupazione è la mancanza di lavoro”, per dirci che “se piove il selciato si bagna” e che “se cadi puoi farti male”. Geniali. Una genialità che mi ha contaminato. Infatti, in questo articolo ho scritto cose che sapete già. Tuttavia, come nel caso della storiella, le pecore sono all’oscuro dell’episodio che ha coinvolto il loro pastore.