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Non ci rassegniamo a vivere in una Potenza “morta e sepolta”
Piazza Mario Pagano

Una lettera aperta di un gruppo di giovani del capoluogo: Con questa semplice richiesta di ascolto, speriamo di contribuire a riportare al centro del dibattito un’analisi seria e condivisa sulle reali esigenze dei giovani di questa città”

Di seguito la lettera aperta di un gruppo di giovani all’amministrazione comunale di Potenza

Gentilissmi, con la presente lettera noi sottoscritti desideriamo rappresentarvi alcune nostre riflessioni sul nostro essere “giovani di Potenza”. Ci preme portare alla vostra attenzione quanto accaduto nella notte tra il 29 e il 30 maggio scorsi. Brevemente, nella notte della festa patronale ci siamo riuniti in un locale della città così come molti altri hanno fatto nel resto del centro storico. Il locale in questione proponeva al suo interno un dj set a cura di due giovani dj potentini, esponenti di un noto collettivo musicale/culturale locale. La serata, trascorsa nella assoluta serenità di tutti i presenti, è stata interrotta dalle Forze dell’Ordine alle ore 2:04, per via di un’ordinanza comunale secondo cui non era ammessa la diffusione di musica oltre le 2:00 della notte in questione. Pur rispettando il divieto imposto dalle forze dell’ordine è stato inevitabile il malcontento.

L’evento specifico è diventato da quel momento emblematico e sintomatico di qualcosa che a noi è sembrato ben più grave dell’interruzione della musica in sé. Sono in particolare tre gli argomenti che sono emersi durante il confronto fra noi giovani, alcuni adulti e le stesse Forze dell’Ordine trattenutesi a controllare che si rispettassero le disposizioni impartite, argomenti che vorremmo affrontare per porre alla vostra attenzione una questione che va oltre l’intrattenimento e le dinamiche della festa, portando con sé una connotazione culturale che racconta molto dei problemi della nostra città. In primo luogo, sono stati chiamati in causa i più anziani, rivendicando il loro bisogno di riposare e il loro diritto di vivere nella quiete, sacrosante ragioni che vengono messe in primo piano anche nel giorno più partecipato dell’anno, quando per una volta migliaia di giovani scelgono come contesto di ritrovo e condivisione la propria città e non quella in cui hanno deciso di lavorare o studiare.

In secondo luogo, per “giustificare” l’ordinanza abbiamo sentito: “cosa diciamo a chi domani mattina si deve alzare per lavorare?”, come se i dj dietro la consolle quella sera non stessero lavorando, come se non stessero lavorando tutte le bariste e i baristi che dopo le 2:00 hanno visto i loro locali svuotarsi, in uno di quei pochi giorni all’anno in cui avrebbero potuto lavorare di più. Il pensiero va ai ragazzi e le ragazze che studiano e si impegnano affinché la musica diventi il proprio mestiere, che fanno ricerca e propongono innovazione musicale, particolarmente a quei pochi che decidono di non cercare la propria strada altrove ma scelgono di impegnarsi per proporre quella ricerca e quella innovazione alla propria città, finendo per subire oltre
alle difficoltà che un contesto periferico porta con sé, anche la beffa di una serata interrotta nel giorno più vivo e movimentato dell’anno. “Ci si accorge di quanto Potenza sia un contesto ancora impreparato ad un certo fermento culturale, e si pensa a quanta strada si potrebbe fare con la collaborazione delle istituzioni, che assistono invece ad un esodo inquietante dei propri cittadini più giovani.”

Molti di noi hanno scelto di compiere i propri studi lontano da questa città, e tanti sarebbero fieri di tornare e arricchire questo contesto con le competenze acquisite. Non è bello sentirsi dire che in città come Milano serate come queste si possono protrarre fino a molto più tardi perché Milano è una città “viva sempre”, come se fossimo tutti consapevoli e rassegnati al fatto che invece Potenza sia morta, sepolta e non possa “vivere” neanche un giorno all’anno. Questa rassegnazione da parte di molti potentini, anche giovani, porta spontaneamente a reagire in maniera sconcertante: “non lo sai come funziona”; “ormai che ci vuoi fare”; “che ti arrabbi a fare”; “guarda mi sono rassegnata”. Un atteggiamento che di sicuro abbiamo assunto molte volte anche noi, che sembra affondare le radici nella storia di un popolo abituato per secoli a subire senza poter dire, che si rassegna nel silenzio trovando la voce più che altro per lamentarsi, senza mai protestare.

Già Sinisgalli scriveva del nostro popolo: “Non si capisce dove abbia attinto tanta pazienza, tanta sopportazione. Abituato ad accontentarsi del meno possibile […]”. Questa volta abbiamo scelto di scrivere una lettera per esprimere il desiderio di non accontentarci, per chiedere il vostro ascolto e invitarvi a riconoscere le nuove esigenze di una comunità che cambia. Chiediamo che si abbia il coraggio di abitare la contemporaneità, non con interventi “per i giovani”, ma “insieme coi giovani”, nell’interesse di tutta la comunità. Solo così, passo dopo passo, sarà possibile remare contro la corrente che spinge via le persone: permettere a chi è costretto ad andarsene di costruire il proprio futuro qui, e a chi se n’è già andato, di poter tornare senza dover rinunciare. Crediamo che solo il dialogo tra generazioni, tra chi oggi amministra e chi domani sarà chiamato a farlo, possa garantire una continuità capace di guardare al futuro. Con questa semplice richiesta di ascolto, speriamo di contribuire a riportare al centro del dibattito un’analisi seria e condivisa sulle reali esigenze dei giovani di questa città, affinché il prossimo futuro possa diventare terreno fertile per un impegno più concreto verso chi sogna un modo di vivere giovane, dinamico e in sintonia con il tempo presente. A conclusione ribadiamo l’esigenza di mantenere alta l’attenzione su contesti privilegiati come quello della festa appena trascorsa, su progetti volti alla aggregazione e capaci di sviluppare e consolidare nel tempo l’identità di una popolazione e il suo senso di appartenenza. Nella speranza che queste parole non rimangano inascoltate, vi ringraziamo per il tempo e l’attenzione dedicati. Cordialmente. Aldo Mucciarone, Arianna Ippolito, Manuel Pasos, Monica Racioppi, Flavia Accardi, Cristiano Tullipani, Giuseppe Faruolo, Mariateresa Nino, Laura Rubino, Maria Rosaria Losasso, Manuela Accardi, Gerardo Potenza, Ludovica Scalese, Marco Ciuffreda, Egidio Pontillo, Alessio Basilico, Vincenzo Mucciarone, Gianmarco Petrone, Vito Telesca, Gabriele Pace, Chiara Telesca