Operaio Stellantis: “Senza aria condizionata è dura, ma almeno si lavora”
In una delle settimane sin qui più calde dell’anno, le parole di chi ha lavorato 5 giorni, nella infernale piana di S. Nicola di Melfi. “E’ stata dura, l’auto, all’uscita, segnava oltre 50 gradi. Ma c’è bisogno di lavorare, per le spese, per la famiglia. E si accetta il sacrificio in più”
“E’ vero, fa molto calo, sia dentro la fabbrica che fuori all’ uscita, però almeno stiamo lavorando di più”. A parlare è un operaio Stellantis di Melfi che la scorsa settimana dice di aver fatto 5 mattine di fila al Montaggio. “Era tempo che non si lavorava tutti questi giorni a fila – sottolinea – e quindi per riuscirci bisogna accettare di fare qualche sacrificio in più.”. Per dirla in altri termini, pur di racimolare qualche euro in più al mese da destinare alla famiglia, magari anche alle tanto attese vacanze estive, si è disposti ad accettare condizioni che in questa fase appaiono quasi proibitive. “Tolgono sempre personale dalla linea – chiarisce il lavoratore – e poi con questo caldo, la settimana scorsa, è stato davvero complicato finire il turno”.
Eccoci al nodo della questione. “Stiamo lì dentro senza aria condizionata, cioè solo con l’aria forzata, che poi sarebbe quella di fuori che torna all’interno”. Tradotto, “fa un caldo davvero insopportabile sulla linea. E quando esci non ne parliamo. Ero con la macchina, al parcheggio. Quando sono uscito, a fine turno, per rientrare a casa, era esposta al sole e mi segnava 52 gradi”. Ed ecco che questa immagine, dell’auto infuocata, all’uscita del turno, rende bene l’idea del sacrificio di chi scende in fabbrica, per di più nella piana di S. Nicola di Melfi, di questi tempi, con l’anticiclone che imperversa. “La multinazionale risparmia su tutto – precisa ancora l’operaio – e così lavoriamo senza aria condizionata, ma non è una notizia, era così lo scorso anno a luglio, è così quest’anno e non credo che cambierà in futuro”. Lo dice con rassegnazione, ormai. L’unica nota positiva, però (e lo ribadisce quasi a volersi concentrare sul bicchiere mezzo pieno) “è che almeno ora si lavora un po’ di più. E c’è tanto bisogno di lavorare, abbiamo famiglia, anche 200 euro di più al mese possono essere determinanti, visto l’aumento delle spese, i mutui e l’inflazione”.
E per una parte degli operai è effettivamente così. “Basta che si lavora”. E il futuro di Stellantis, la linea di demarcazione tra chi ci sarà anche in futuro in fabbrica e chi no, passa proprio per questa capacità di dire “sì” e di accettare il sacrificio in più pur di “lavorare e non stare a casa in Cassa integrazione”. L’alternativa sta nell’entrare nella cerchia dei probabili licenziati, nella fascia degli ‘esuberi’. Questa, almeno, la vulgata che sta prendendo vigore nel cuore del Montaggio. Intanto inizia un’altra settimana, da domani, con l’anticiclone africano Pluto in arrivo. Staremo a vedere se anche gli addetti della squadra ‘a’, che saranno sulla linea da lunedì a venerdì (a meno di contrordini dell’ultimo momento) confermeranno la tendenza e accetteranno qualche sacrificio in più con lo stesso spirito di servizio, “basta che si lavora”.


