Il peso della fiscalità locale sui redditi dei lavoratori lucani
Sia a Potenza che a Matera per i redditi sino a 20 mila euro l’addizionale regionale è di 346 euro a cui aggiungere 160 euro per l’addizionale comunale
In Basilicata il peso della fiscalità locale tra addizionale regionale e comunale è di 506 euro per la fascia di reddito di 20 mila euro e di 812 euro per quella di 40 mila euro. Una situazione molto disomogenea nel Paese. Cittadine e cittadini con il medesimo reddito, pagano addizionali Irpef, comunali e regionali, nettamente diverse, a seconda del territorio in cui abitano. È quanto evidenziato dallo studio, realizzato dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della UIL, diretto dal segretario confederale Santo Biondo, che offre una panoramica comparativa dell’ammontare delle addizionali IRPEF effettivamente pagate dagli italiani, suddivise per Regione e per Comune capoluogo di Provincia. Nel caso specifico, sono state considerate due fasce di reddito relative, rispettivamente, a 20.000 e a 40.000 euro.
Sia a Potenza che a Matera per i redditi sino a 20 mila euro l’addizionale regionale è di 346 euro a cui aggiungere 160 euro per l’addizionale comunale (506 euro in totale); per i redditi sino a 40 mila euro l’addizionale regionale è di 492 euro a cui aggiungere 320 euro per l’addizionale comunale (812 euro in totale).
I dati per eseguire i calcoli delle imposte sono stati estrapolati dal Dipartimento delle Finanze (Fiscalità regionale e locale) e sono stati elaborati utilizzando le aliquote in vigore per l’anno fiscale più recente disponibile, desunte dalle delibere pubblicate sul relativo sito istituzionale.
L’obiettivo è quello di fornire uno strumento chiaro e immediato per comprendere quanto pesa la fiscalità locale sul cittadino medio italiano, evidenziando le differenze territoriali con riferimento alle fasce reddituali più esposte.
“Ribadiamo con forza che, mai come in questa fase storica densa di trasformazioni anche sociali, il sistema fiscale del nostro Paese deve essere lo strumento principale per affermare condizioni di equità e di solidarietà, necessarie a irrobustire la coesione sociale nazionale”. È quanto ha commentato il segretario confederale della Uil, Santo Biondo.
“Nel nostro studio abbiamo evidenziato importanti disomogeneità territoriali che, in un quadro di fiscalità nazionale non marcatamente progressivo, rischiano di amplificare le disuguaglianze sociali ed economiche, tra persone, territori e generazioni. Troppo spesso, inoltre – ha proseguito Biondo – queste imposte sono utilizzate per compensare i tagli lineari dei governi alla spesa corrente verso i territori, senza un corrispondente miglioramento nei servizi pubblici. Il risultato è che i cittadini, in particolare quelli a reddito medio-basso, pagano di più per ricevere meno”
“Occorre una riforma della fiscalità locale che introduca criteri di maggiore equità e progressività, con una protezione per le persone fragili, così come l’Italia si è impegnata a fare nel Pnrr. È importante anche – ha sottolineato Biondo – prevedere una “clausola” sociale all’autonomia fiscale, affinché l’utilizzo del prelievo locale sia trasparente e tracciabile rispetto al finanziamento dei servizi di cittadinanza quali sanità, istruzione, diritto allo studio, trasporto pubblico e assistenza. Infine – ha concluso Biondo – bisogna irrobustire la funzione di sussidiarietà e perequazione dello Stato, per garantire livelli essenziali di servizi su tutto il territorio nazionale. La giustizia fiscale è il primo pilastro per costruire la coesione sociale di una comunità in cui si riconosca il valore del lavoro, si proteggano i più deboli e si rafforzi il patto sociale tra cittadini e istituzioni, anche e soprattutto a livello territoriale”. Secondo il segretario regionale Uil Basilicata Vincenzo Tortorelli “il gap salariale Nord-Sud è alimentato anche dalla fiscalità locale mentre il sistema produttivo della Basilicata e del Mezzogiorno necessita, per aumentare l’occupazione, di una politica fiscale che riduca strutturalmente il carico del costo del lavoro per le imprese. Per questo la UIL è sempre stata favorevole ad una fiscalità di vantaggio nel Mezzogiorno che colmi il divario produttivo tra le varie aree del Paese, in quanto produrre al Sud beni e servizi ha un costo maggiore per l’assenza di un adeguato sistema di infrastrutture materiali ed immateriali. Tra l’altro oggi, nelle Regioni nel Sud, l’IRAP, le Addizionali IRPEF ed il Bollo Auto, sono più alte della media del Centro-Nord. Per ridurre le diseguaglianze sempre più marcate fra una parte e l’altra del Paese e, allo stesso tempo, per aiutare la convergenza del Mezzogiorno verso il resto della Nazione, occorre rilanciare un patto per lo sviluppo, la crescita economica in Basilicata e la difesa del welfare, incentivando la contrattazione aziendale: senza salari adeguati al recupero del potere d’acquisto perso negli ultimi anni – circa il 10% – il rischio è di una stagnazione con un ulteriore aumento delle diseguaglianze e della povertà”.


