La decisione di Tolve non è neutralità: è sordità civile di fronte al grido che si alza da Gaza
La decisione del Consiglio Comunale di respingere la mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina significa rimanere fuori dal movimento di solidarietà che in questi giorni sta animando le piazze lucane
C’è un momento nella storia dei popoli in cui il silenzio diventa assordante, in cui l’indifferenza si trasforma in complicità, in cui quello che non si dice ha lo stesso peso di ciò che si grida. La decisione del Consiglio Comunale di Tolve di respingere la mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina rappresenta uno di questi momenti, reso ancora più stridente dal contrasto con il risveglio civile che sta attraversando la Basilicata in questi giorni di luglio.
Mentre nelle piazze di Potenza e Matera si moltiplicano i presìdi di solidarietà, mentre associazioni, comitati cittadini e movimenti giovanili organizzano raccolte fondi e manifestazioni per denunciare le violazioni del diritto internazionale, mentre una parte significativa della comunità lucana riscopre la propria vocazione solidale e internazionalista, a Tolve il sindaco Renato Martucci ha scelto di liquidare come “questione ideologica” quella che invece rappresenta una delle più urgenti questioni di diritto internazionale del nostro tempo.
La definizione è tanto riduttiva quanto rivelatrice. Definire “ideologica” una mozione che chiede il rispetto delle norme internazionali significa ignorare decenni di giurisprudenza della Corte Internazionale di Giustizia, significa voltare le spalle alle Convenzioni di Ginevra, significa sminuire il valore di quel corpus di diritto internazionale che l’Italia ha contribuito a costruire e che dovrebbe orientare l’azione di ogni istituzione pubblica, anche la più piccola.
Il paradosso è stridente: mentre la Corte dell’Aia ha definito illegale l’occupazione israeliana dei territori palestinesi, mentre 139 Stati membri dell’Onu hanno riconosciuto lo Stato di Palestina, mentre l’Europa è attraversata da un movimento di opinione che chiede il rispetto del diritto internazionale, un piccolo comune della Basilicata sceglie di trincerarsi dietro l’alibi dell’equidistanza, come hanno giustamente denunciato i portavoce di Alleanza Verdi-Sinistra.
Ma c’è qualcosa di più profondo e doloroso in questa vicenda, qualcosa che tocca l’anima stessa della Basilicata. Questa è una terra che ha conosciuto l’emigrazione di massa, lo sradicamento, la lontananza forzata dalla propria terra. Una regione i cui figli hanno attraversato oceani in cerca di dignità e futuro, spesso accolti come stranieri indesiderati, spesso vittime di discriminazioni e soprusi. Come può una terra così segnata dalla storia non riconoscere il dolore di un altro popolo costretto all’esilio, privato della sua patria, negato nei suoi diritti fondamentali?
Il movimento di solidarietà che in questi giorni sta animando le piazze lucane rappresenta il volto migliore di questa regione, quello che sa guardare oltre i propri confini, che sa riconoscere nell’oppressione altrui l’eco della propria storia, che sa trasformare la memoria del dolore in azione per la giustizia. È la Basilicata che sa essere universale pur rimanendo profondamente radicata nella propria identità.
La decisione di Tolve stride con questo risveglio. Non è neutralità, quella scelta dal Consiglio Comunale: è sordità civile di fronte al grido che si alza da Gaza e che trova eco nelle coscienze lucane. Non è pragmatismo amministrativo: è miopia politica che confonde la gestione del quotidiano con l’abdicazione alla responsabilità morale che ogni istituzione pubblica porta con sé.
La Basilicata ha sempre saputo essere più grande delle sue dimensioni geografiche quando si è trattato di schierarsi dalla parte della giustizia. Lo ha fatto durante la Resistenza, lo ha fatto nelle grandi battaglie civili del dopoguerra, lo sta facendo oggi nelle piazze dove si chiede il rispetto del diritto internazionale. Tolve ha scelto di restare piccola anche nelle piccole decisioni, perdendo un’occasione per essere parte di questo movimento di coscienza. La storia, quella vera, si costruisce anche con i gesti dei piccoli comuni, con le scelte apparentemente marginali che però sanno dire da che parte si è scelto di stare quando i diritti umani erano sotto attacco. Tolve ha scelto il silenzio. Il resto della Basilicata ha scelto di parlare. *Enzo Briscese, attivista


