Logo
Rigenerazione urbana a Matera: quando le parole coprono la speculazione

La Piazza di Schierarsi: parole buone per giustificare operazioni immobiliari, privatizzazioni mascherate

Da qualche anno, anche a Matera, la parola “rigenerazione urbana” è diventata un passepartout, per noi aggravato dai bandi PNRR. Compare nei titoli dei bandi, nelle delibere comunali, nei progetti milionari e nelle interviste degli amministratori. Ma cosa significa davvero?
Rigenerare, nel senso più vero, dovrebbe voler dire ridare vita. Rammendare un tessuto urbano sfilacciato. Rendere una città più bella, più verde, più vivibile, più accessibile, più economica — a misura di giovani coppie, famiglie in difficoltà, anziani soli. Una città dove lo spazio pubblico torni a essere vissuto, attraversato, rispettato. Ma questi aggettivi, così nobili, rimangono spesso vuoti involucri, buoni per giustificare operazioni immobiliari, privatizzazioni mascherate e scelte che vanno in direzione opposta.
A Matera, la rigenerazione ha finito per significare altro. Spesso si traduce in nuovi volumi edilizi, varianti urbanistiche, affidamenti opachi e aree pubbliche svendute o blindate. Si “riqualifica” per costruire, si “valorizza” per vendere, si “innova” per escludere. E il risultato è che i quartieri non migliorano (andate a guardare gli “indici di verde” reali, non quelli sulla carta), i servizi non aumentano, gli affitti non calano, la vita non si semplifica: si alimenta solo un ciclo di rendita e disuguaglianza che, ad ogni giro, ad ogni costruzione, ad ogni variante, diventa sempre più irraggiungibile.

C’è un uso tossico delle parole, quando diventano foglie di fico per scelte già prese, quando servono a coprire l’inaccessibile con l’incomprensibile. E in questo, la rigenerazione urbana è oggi uno degli esempi più evidenti. Rigenerare davvero Matera vorrebbe dire intervenire dove c’è abbandono, disagio, fragilità sociale. Recuperare spazi inutilizzati per servizi pubblici. Restituire dignità a zone dimenticate. Pianificare con chi vive quei luoghi, non solo con chi li disegna da lontano. E invece, spesso, si rigenera per i turisti, per i grandi investitori, per le rendite. Non per chi la città la abita ogni giorno. La domanda da porsi è semplice: rigenerare per chi?

Finché la risposta sarà “per chi può permetterselo”, allora quella non sarà rigenerazione. Sarà solo speculazione travestita da progresso.
Per invertire la rotta, serve una scelta politica netta: incentivare esclusivamente progetti di rigenerazione che abbiano finalità sociali, non speculative. Questo significa priorità assoluta ad alloggi popolari, cooperative di abitazione, autorecupero, housing sociale (ma quello vero, concreto, vicino a chi ha bisogno). Significa destinare risorse, suolo e incentivi solo a chi costruisce per rispondere a un bisogno, non per moltiplicare profitti.

A Matera — città che ha già vissuto sulla propria pelle il peso della marginalità e della rinascita — si dovrebbe avere il coraggio di dire che il business deve fare spazio alla necessità, che il diritto alla casa e alla città viene prima di ogni rendita. Può sembrare utopia, visti gli ultimi decenni di storia urbanistica della città, dopo le scelte esemplari degli anni ’50 in seguito allo svuotamento dei Rioni Sassi. In realtà si tratterebbe, semplicemente, di una idea olivettiana anche nella costruzione della città nuova, riportando al centro dell’attenzione l’uomo ed il suo benessere, con equilibrio e rispetto. La Piazza di Schierarsi Matera