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Spopolamento aree interne, destino irreversibile?
Stigliano

Rivitalizzare le aree interne con scelte politiche, interventi e provvedimenti oculati per favorire gli incrementi abitativi

Prosegue sulle pagine del nostro giornale il dibattito sullo spopolamento e le aree interne. Di seguito la riflessione di Leonardo Pinto, avvocato e presidente onorario dell’Associazione Nuova Sanità e Benessere 

I politici hanno sottratto tutto alle comunità insediate nei piccoli comuni lucani (sono 101 su un totale di 131), finanche la dignità, senza la quale si vegeta, ma non si vive; infatti, in tali comuni regnano sovrane le peggiori patologie sociali: rassegnazione e indifferenza che alimentano la paura della libertà; quindi si è moralmente sordi. Questo è l’humus che alimenta la desertificazione delle aree interne disagiate che, al contempo, rappresenta la risorsa che tiene in vita i mestieranti della politica.

Lo spopolamento della Basilicata non può più essere trascurato, anche alla luce del “Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne”, di cui si è avuta notizia nei giorni scorsi. Le leggi organiche sulla Montagna, la prima nel 1952, la seconda nel 1994, non hanno avuto gli effetti sperati.
La questione può essere affrontata e risolta in vari modi: con il fatalismo ricordando che in passato sono sparite civiltà importanti, per cui possono sparire anche 101 comuni lucani. Si tratta di alibi politico per fuggire dalle proprie responsabilità; privare le aree interne dei servizi pubblici essenziali per costringere gli abitanti a migrare verso centri urbani medio-grandi ove si presume che tali servizi siano garantiti.

La storia, invero, insegna che l’inurbamento, anche se non selvaggio, oltre a non garantire i servizi che inducono al trasferimento, crea degradi urbani indicibili; vi sono aree popolose (soprattutto le periferie delle grandi città) sottratte al potere dello Stato. Fenomeno tipico che si verifica quando i trasferimenti sono dettati da necessità esistenziali.

Non può neppure trascurarsi che gli insediamenti abitativi abbandonati, anche rurali, provocano seri problemi quanto alla salvaguardia del territorio e dell’ambiente. Infatti, a nessuno sfugge che l’uomo è il guardiano dell’habitat terrestre.

Imporre e/o favorire l’accorpamento di piccoli comuni, quindi concentrare i servizi pubblici essenziali in uno di essi; non è soluzione facilmente praticabile, sia per ragioni di campanile (da tenere in debita considerazione), sia perché l’accentramento di per sé non è salvifico come insegnano esperienze negative già sperimentate (una per tutte, Potenza Città Regione).
Rivitalizzare le aree interne con scelte politiche, interventi e provvedimenti oculati per favorire gli incrementi abitativi; questa soluzione appare la più giusta, garantirebbe la difesa del territorio e dell’ambiente ed eviterebbe irreparabili guasti sociologi.

Quella che precede, è un’analisi che non pretende di essere esaustiva. Ben vengano integrazioni, suggerimenti e altre idee, purché non proposte come verità assolute e neppure funzionali ad interessi politici, personali e/o di gruppi. Personalmente, propendo per la quarta soluzione, la rivitalizzazione delle aree interne. Con alcune amiche e amici stiamo riflettendo su tale ipotesi per poterla rendere fattibile. Avv.Leonardo Pinto – Presidente Onorario ANSB