Crisi idrica, giovane imprenditrice agricola: nonostante tutto dai tubi non è uscita una sola goccia
“Chi coltiva sa che l’acqua non è un favore ma un diritto pagato a caro prezzo. Se il Consorzio di Bonifica non è in grado di garantirlo, va riformato da cima a fondo”
Sono una giovane imprenditrice agricola e, con la mia azienda, coltivo agrumi piantati lo scorso anno in agro di Montalbano Jonico, nel cosiddetto Comizio 23, dipendente dalla vasca Bertilaccio.
In teoria, secondo la turnazione ufficiale pubblicata sul sito del Consorzio di Bonifica della Basilicata, ieri (10/08) e (11/08) oggi sarebbe dovuta arrivare l’acqua. Il calendario – consultabile pubblicamente – era chiaro. In pratica, dai tubi non è uscita una sola goccia.
Non è la prima volta che accade, e ormai non si tratta solo di carenza della risorsa idrica: qui siamo davanti a disorganizzazione, improvvisazione e mancanza di rispetto per chi lavora la terra. Mentre i turni irrigui diventano carta straccia, i giovani agricoltori vedono vanificati investimenti e sacrifici.
La domanda è semplice: cosa sta facendo la Regione Basilicata? Quando si deciderà a intervenire per garantire una gestione seria, trasparente ed equa dell’acqua irrigua?
E le organizzazioni professionali agricole? Possibile che si accontentino di tacere, di “accontentare” qualche fedele ben introdotto, mentre il resto delle aziende deve arrangiarsi e pregare che il turno venga rispettato?
Chi coltiva sa che l’acqua non è un favore ma un diritto pagato a caro prezzo. Se il Consorzio non è in grado di garantirlo, va riformato da cima a fondo. Noi non possiamo più subire i danni dell’inefficienza.


