Il Vulture Alto Bradano candidato a “Città italiana del vino 2026”
Il dossier di candidatura elaborato con impegno congiunto dai quattordici comuni dell’area
C’è una terra, nel cuore della Basilicata, che respira di vigne e di vulcano. È il Vulture Alto Bradano, patria dell’Aglianico, un vino che ha saputo farsi racconto, tradizione e identità. Il comune di Ripacandida, in qualità di capofila dei 14 comuni aderenti, annuncia la presentazione ufficiale del dossier di candidatura del Vulture a Città Italiana del Vino 2026, promosso nell’ambito dell’associazione nazionale Città del Vino.
Il dossier, frutto di un intenso lavoro di squadra, rappresenta la sintesi delle identità, vocazioni e ricchezze dei 14 Comuni del Vulture Aldo Bradano aderenti: Rionero in Vulture, Melfi, Ginestra, Barile, Ripacandida, Rapolla, Genzano di Lucania, Atella, Acerenza, Lavello, Forenza, Palazzo San Gervasio, Venosa e Maschito.
Ognuno di questi territori ha contribuito attivamente alla candidatura attraverso la realizzazione di schede progettuali che raccontano, con creatività e concretezza, eventi, manifestazioni e progetti innovativi in grado di coinvolgere comunità, giovani generazioni, famiglie, operatori e turisti. Il percorso di elaborazione del dossier è stato reso possibile grazie al ruolo determinante del coordinatore regionale delle Città del Vino per la Basilicata, Mauro Tucciariello.
Il sindaco di Ripacandida, Michele Donato Chiarito, a nome di tutti i colleghi, sottolinea come questa “candidatura è la dimostrazione che, quando i comuni fanno rete, il territorio cresce. Il Vulture Alto Bradano si candida a essere non solo terra del vino, ma laboratorio di innovazione, cultura, economia e inclusione. Le ricadute per il tessuto produttivo locale, per le cantine, per il turismo e per le famiglie saranno tangibili e durature”. (Ansa)


