Lettere al direttore
|In Basilicata c’è davvero voglia di cambiamento?
La nostra micro regione composta di sole due provincie, le quali invece di coalizzarsi si combattono con prove di forza che sfociano in atti di “sopravvivenza” economica, come i capponi di Renzo
Gentilissimo direttore Michele Finizio, seguo con costanza il giornale online Basilicata 24, una voce isolata nel panorama regionale. Sono condivisibilissime le continue esortazioni ai lettori di tutta la Basilicata per la condizione della regione.
“Se continui a fare le cose nello stesso modo, non aspettarti risultati diversi”. Questa è una frase attribuita ad Albert Einstein, sottolineando l’importanza del cambiamento, domanda: siamo sicuri che non si possono ottenere risultati nuovi e migliori nella nostra regione?
Infatti, riportando questo concetto alle condizioni socio-economiche della Regione Basilicata si avverte da parte degli amministratori, una perseveranza al non cambiamento con la presuntuosa virtù di governarla per almeno due lustri, capaci senza eccedere e con lo stesso spirito di un impiegato di concetto o operaio non specializzato, senza provare a riflettere sulla necessità di uscire dalla zona di confort o d’ombra in cui è relegata la Regione, si rinuncia a sperimentare iniziative originali, con una bulimia di feste che nessuno valuta in termini di costi benefici e senza un minimo di immaginazione di come sarà la Basilicata nel 2050. Eppure esempi virtuosi della Città di Matera, che se si fosse fermata sull’idea che i Sassi fossero una “vergogna nazionale” il proprio destino non sarebbe cambiato, cosi come le belle iniziative di successo sulle Dolomiti Lucane di Pietrapertosa e Castelmezzano, troppo poche e circoscritte.
Si scrivono interi articoli sul viadotto Tiera di Vaglio per il cedimento di un pilone, infatti tutto nell’ordinarietà della manutenzione stradale, senza iniziative di grande impatto: adeguamento della S.S. Bradanica, S.S.7, infatti per e da Matera l’unica strada a due corsie per ogni senso di marcia è verso la Puglia.
Da questa latitudine la nostra micro regione composta di sole due provincie, le quali invece di coalizzarsi si combattono con prove di forza che sfociano in atti di “sopravvivenza” economica, sic! (come i capponi di Renzo), rimanendo indifesa dalle scorribande imprenditoriali di pugliesi e campani.
Il cambiamento è spesso associato all’innovazione e alla creazione di nuove soluzioni di nicchia. Le Crisi, in particolare, possono essere un motore per la ricerca di nuove idee e strategie, per ottenere risultati diversi, cosa che ad oggi non si intravede, o forse ad impedire il cambiamento. Vi è la rassegnazione figlia di operazioni che confliggono con lo sviluppo? “Petrolio” e “ambiente- sito unico”, un bel pasticcio, allora tutto quadra.
Oppure dopo questo momento di ordinaria amministrazione preclude a futuri finanziamenti statali roboanti, per compensare i danni ambientali per il sacrificio permanente subito, si spera che allora non trovino il solo deserto. Lettera firmata
Caro lettore,
I processi di cambiamento hanno bisogno di visione, di un’immaginazione progettuale di futuro. Non delle promesse per farsi eleggere. Si parla molto di cambiamento senza indicare percorsi e traguardi comprensibili alla maggioranza dei cittadini. La Basilicata ha subito nel corso degli ultimi 60 anni trasformazioni, anche profonde, imposte dal “mondo di sopra”, da pressioni esogene e da poteri economici e politici nazionali e internazionali alleati con gli apparati locali di governo. Dunque c’è stato un cambiamento un processo inarrestabile di “alterazione” e modifica degli assetti materiali e immateriali che sono alla base della società, dell’economia, della politica in un dato periodo storico. Il cambiamento quindi è un processo di trasformazione, di modifica delle cose. Ed ha bisogno di una sua ecologia pulita e di un suo sistema vettoriale partecipato che da oltre 30 anni non esiste.Ora, possiamo affermare tranquillamente che il cambiamento esiste a prescindere: tutto cambia, tutto si trasforma, indipendentemente dalla nostra volontà. Il problema dunque è se gli attori sociali, singoli cittadini o associati, partecipino o meno ai processi di cambiamento, orientandoli, decidendone la direzione e gli obiettivi. Stabilendo così le forme e la sostanza di un destino collettivo. In Basilicata questo non è accaduto, se non in alcuni segmenti della vita sociale, politica ed economica e in alcuni tratti della sua storia recente. Lei fa bene a sollevare la questione e la ringrazio per il suo interessante intervento.
Michele Finizio


