In Basilicata è così che funziona
La conferma di Donato Ramunno a direttore generale dell’Arpab ci mostra le ferite di una regione sottomessa a logiche di potere
Non sappiamo quali siano i grandi risultati raggiunti da Donato Ramunno all’Arpab in questi anni. Alcuni ne parlano, ma nessuno li spiega. Sarà un nostro limite. Per quel che ci riguarda Ramunno è l’ex collaboratore di Gianni Rosa, è stato esponente di Fratelli d’Italia, poi candidato con il centro destra nella lista “Idea” a sostegno di Bardi nel 2019. Un politico, non un tecnico. Un amico degli amici.
Quando fu nominato la prima volta nel 2022 qualcuno a sinistra obiettò: “la nomina del nuovo direttore ARPAB è ennesimo sopruso del governo regionale nei confronti dei lucani che aspettano risposte concrete sulle questioni energetiche ed ambientali in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo. Siamo all’ennesimo goffo tentativo di equilibrismo politico che prova a tenere tutti buoni e allineati.” Oggi, pare, stiano tutti in silenzio. Qualcuno ce lo deve spiegare. Se nel 2022 si trattava dell’ennesimo sopruso, oggi si tratterebbe di una scelta condivisa. Aspettiamo, in ogni caso, commenti dalle opposizioni.
Sembra che a nominare Ramunno sia stato un “giornale”, si fa per dire, o meglio un “editore”, si fa per dire. Lo stesso che ha accolto e premiato Ramunno nel famoso Gran Galà della Comunicazione del 23 dicembre scorso. Lo stesso che con Arpab registra proficue collaborazioni. Dopo una campagna a sostegno della riconferma di Ramunno all’Arpab, il foglio Pdf dell’editore amico oggi scrive: “Come detto nei nostri precedenti editoriali la continuità amministrativa era un interesse di tutti. Era un interesse della classe dirigente regionale, era un interesse del territorio, era un interesse per l’ambiente. Abbiamo sostenuto questa posizione, come sempre abbiamo fatto nella nostra storia, in nome del superiore interesse collettivo. Lo abbiamo fatto al di sopra e al di là di ogni partigianeria, lo abbiamo fatto bene preferendo il merito e le capacità al di là di ogni logica di parte. Abbiamo suggerito alla politica di seguirci anche abbandonando il manuale Cencelli. Siamo stati ascoltati.” … Ora toccherà a Ramunno proseguire il lavoro, toccherà a lui dimostrare di essere all’altezza del compito e della fiducia che gli abbiamo dato.” Da quando un “editore”, un “giornale”, decidono la nomina di un direttore generale? Quell’”editore”, è chiaro, mette il cappello sulla riconferma di Ramunno. E’ un esempio delle distorsioni a cui è sottoposta la democrazia in Basilicata.
Qualcuno ce lo deve spiegare. Per quanto ci riguarda l’Arpab, come sempre nel corso degli anni, è stata un centro di interessi della politica, dei partiti e delle imprese in odore di problematiche ambientali. Negli anni difficilmente ha dato prova di garantire una propria autonomia, imparzialità, trasparenza e terzietà. Governo di centro sinistra direttore gradito al centro sinistra. Governo di centro destra direttore gradito al centro destra. E’ così che funziona. La scelta di riconfermare Ramunno è una scelta politica. È una nomina politica. Così come lo è stata all’epoca la nomina di Antonio Tisci, caldeggiata sempre dallo stesso “editore” di cui Tisci era ed è dipendente. Eppure, qualcuno vuole farci credere che senza Ramunno l’Agenzia sarebbe stata colpita da chissà quali disgrazie. Evidentemente il direttore generale confermato rappresenta un punto di equilibrio a destra e a sinistra. Uno che non scontenta nessuno. Un signorsì, un bravo ragazzo, un geologo, un politico. Non un manager.
Un direttore generale amico di un “imprenditore- editore” organico a interessi politici e anche economici, che non risponde alle domande dei giornalisti, non può essere la soluzione migliore per dirigere un’Agenzia strategica per la vita dei lucani. Tuttavia, in Basilicata è così che funziona. Non abbiamo nulla contro Donato Ramunno che, tra l’altro, conosciamo dai tempi della feroce opposizione di Gianni Rosa a Marcello Pittella in Consiglio regionale. Un “bravo ragazzo”, magari anche bravo manager, che poi si è lasciato sedurre dalle tecniche del sistema di potere. Sedotto e riconfermato. Auguri e buon lavoro.
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