La Basilicata e la luna calante
Dall’aria nuova dell’estate riparte la notte scura, la notte impotente, la notte senza sera
Notte scura, notte senza la sera, notte impotente, notte guerriera. Tra volti di pietra tra strade di fango cercando la luna, cercando… “Spunta la luna dal monte è il titolo della canzone di Pierangelo Bertoli e dei Tazenda, la cui frase rappresenta il superamento delle difficoltà (il monte) attraverso una piccola speranza che si trasforma in luce (la luna), simboleggiando la debolezza che diventa forza e l’emergere della luce della vita anche nelle situazioni più difficili. La canzone, nella sua versione originale in sardo “Disamparados” (Abbandonati) descrive un paesaggio crepuscolare di bambini poveri e disperati in Sardegna, e la versione italiana aggiunge un messaggio di speranza in cui la persona, esprimendosi a pieno, trova finalmente la propria luce.”
Insomma, è una canzone che, pur partendo da una descrizione paesaggistica, tocca temi sociali e di speranza, mostrando come anche in situazioni difficili possa nascere una forza interiore.
Ora, l’estate sta finendo e con lei le feste di paese, le sagre, le premiazioni, le danze, i sermoni e tutto il resto. Tra festival e tarallucci la spesa complessiva ammonterebbe a oltre 3 milioni di euro, quasi interamente soldi pubblici, per 50 giorni di sana distrazione. Ed è giusto, è giusto che in estate i luoghi si trasformino in palcoscenici e piazze festose. E’ giusto respirare quell’aria che ci manca tutto l’anno. E nessuno pretende di sapere quali ricadute economiche o sociali abbia prodotto l’aria nuova dell’estate, magari con la pubblicazione dei bilanci, degli indicatori di impatto sull’economia locale, eccetera. Perché lo scopo dell’aria nuova dell’estate è alimentare se stessa. Per la medesima ragione è inutile chiedere in che misura tutto questo abbia frenato di almeno un millimetro l’avanzata del deserto demografico. Le feste, le sagre, i sermoni, le tarantelle, le premiazioni, eccetera, come è giusto che sia, sono fine a se stesse. Perciò certe polemiche servono solo a creare confusione nella misura in cui si pretende che una sagra o un festival debbano innescare chissà quali processi di cambiamento. Si tratta di azioni rituali eseguite per il puro e semplice piacere di farlo, senza un fine pratico o una motivazione specifica al di là della ripetizione e del significato che ne deriva per chi le compie. Tutto qui.
Tuttavia, riprendendo il senso della canzone di Bertoli, un’aspettativa è legittima. Si usa il paesaggio per mettere in scena spettacoli, si recitano poesie e si suonano tamburi toccando temi sociali, si aggiungono inserti culturali nella ritualità folcloristica. Tutto questo dovrebbe alimentare la speranza di chi ancora abita nei paesi protagonisti della scena. Quell’aria nuova, cioè, dovrebbe almeno inorgoglire le popolazioni locali, attivare nuove energie di futuro, nuove motivazioni, far nascere una forza interiore collettiva. E invece, quei paesi e quella gente continuano ad essere Disamparados. Luoghi abbandonati dai loro stessi cittadini, anno per anno, inesorabilmente.
Eppure, leggiamo, ad esempio a proposito di ‘La Luna e i Calanchi’, che “il valore culturale della festa risiede nel promuovere un’idea di cultura “paesologica”, che intreccia arte, impegno civile e attaccamento alla terra, con una forte componente di partecipazione attiva da parte di artisti e visitatori, rendendo il borgo e i suoi calanchi protagonisti di un racconto poetico e spirituale … Per cinque giorni si ritroveranno nel piccolo comune del materano artisti, abitanti e gente che viene in Lucania da ogni parte d’Italia, creando una comunità provvisoria di persone unite dalla passione per la cultura e la tradizione.” Le comunità provvisorie sono quasi un ossimoro, un’evanescenza che non lascia tracce, fumo negli occhi, un capriccio borghese, un fuoco di paglia.
E allora? Se nessuno può pretendere chissà quali miracoli dall’aria nuova dell’estate, nemmeno gli “sciamani”, che da quell’aria prendono soldi e si fanno sponsorizzare dai petrolieri, hanno il diritto di attribuire ai loro festival, alle loro sagre, ai loro spettacoli proprietà taumaturgiche. Le feste sono feste, divertitevi, incassate i soldi e tornate a casa. Ma non prendete in giro la gente dei luoghi. Qui la luna è sempre calante e non spunta dal monte. E l’aria nuova dell’estate in fondo è sempre la stessa.
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