La Basilicata, il nucleare e la prospettiva del governo Bardi
La Giunta regionale lucana non è contraria alla strategia del Governo Meloni sullo sviluppo dell’energia nucleare: quali le conseguenze?
La Conferenza Unificata Governo-Regioni ha espresso parere positivo allo schema di legge delega per lo sviluppo del nuovo nucleare sostenibile. “Con grande soddisfazione – ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin – prendo atto della valutazione della piu’ autorevole sede di confronto interistituzionale. Ora il testo sarà trasmesso rapidamente al Parlamento, per avviare un percorso molto atteso, che può dare all’Italia l’opportunità di sviluppare un’energia sicura, pulita, innovativa e orientata alla decarbonizzazione. In sostanza, la legge mira a disciplinare l’intero ciclo di vita del nucleare, dalla sperimentazione allo smantellamento degli impianti, passando per la gestione delle scorie e lo sviluppo di nuove tecnologie, come la fusione. L’obiettivo è valutare se il nucleare possa essere una componente del mix energetico nazionale, in linea con gli obiettivi europei di decarbonizzazione.”
Ad esprimere parere contrario al testo le Regioni Toscana, Umbria e Sardegna. Tutte altre hanno espresso parere favorevole ma sottolineando la necessità di un maggiore coinvolgimento delle Regioni nella definizione degli atti normativi seguenti. Insomma, un sì condizionato che rinvia all’intesa tra Governo e Regioni sui successivi decreti legislativi attuativi.
Cos’è il “nucleare sostenibile”
Il nucleare sostenibile, nel contesto attuale, si riferisce a un approccio che mira a sviluppare e utilizzare l’energia nucleare in modo da minimizzare gli impatti ambientali negativi, massimizzare la sicurezza e garantire la sostenibilità a lungo termine. Questo include l’adozione di tecnologie nucleari di ultima generazione e lo sviluppo di soluzioni per la gestione dei rifiuti radioattivi e lo smantellamento degli impianti.
I sostenitori
Si punta – secondo i sostenitori – a soluzioni innovative per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi, inclusa la ricerca sulla fusione nucleare, che potrebbe portare a una riduzione significativa dei rifiuti. Il nucleare sostenibile è visto da alcuni come un ponte nella transizione verso un sistema energetico completamente rinnovabile, fornendo una fonte di energia stabile e affidabile. Si tratta di un approccio di “economia circolare”, dove il combustibile esaurito viene riprocessato per estrarre materiale riutilizzabile, minimizzando la quantità di rifiuti destinati allo smaltimento. Non c’è un problema di sicurezza, sono sufficienti controlli rigorosi e sistemi di protezione per prevenire incidenti e garantire la protezione dell’ambiente e della popolazione. In sintesi, il nucleare sostenibile cerca di coniugare la necessità di energia con una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale, cercando di minimizzare gli impatti negativi associati all’energia nucleare e sfruttando le potenzialità di questa fonte in modo responsabile.
I contrari
Le principali ragioni riguardano principalmente i costi elevati, i rischi legati alla sicurezza e alla gestione delle scorie, e la dipendenza da una risorsa non rinnovabile come l’uranio. Inoltre, la costruzione di nuove centrali nucleari richiede tempi lunghi, ostacolando la transizione ecologica, e gli incidenti, seppur rari, possono avere conseguenze devastanti.
Le scorie nucleari rimangono radioattive per migliaia di anni e il loro stoccaggio sicuro rappresenta una sfida complessa e costosa. La costruzione di nuove centrali nucleari richiede tempi lunghi, ostacolando la transizione verso fonti di energia più pulite e rinnovabili. Il nucleare può essere utilizzato per scopi militari, producendo plutonio e uranio impoverito. Gli incidenti nucleari possono avere conseguenze devastanti per la salute umana e l’ambiente, causando malattie, morti e danni permanenti ai territori. Anche in condizioni operative normali, le centrali nucleari rilasciano una certa quantità di sostanze radioattive nell’ambiente, causando un inquinamento continuo e sottovalutato. In sintesi, le criticità legate al nucleare, sia in termini di costi, sicurezza e impatto ambientale, sollevano dubbi sulla sua sostenibilità a lungo termine, rendendo le fonti rinnovabili una scelta più sicura e affidabile per la transizione energetica.
Il dibattito in Basilicata
Il M5S in una nota stampa scrive: “Apprendiamo con sconcerto che il presidente Bardi, durante la Conferenza Unificata, ha espresso parere favorevole alla legge-delega sul cosiddetto ‘nucleare sostenibile’. Una decisione presa senza alcun passaggio in Consiglio regionale, senza un minimo confronto con le forze politiche e, soprattutto, senza ascoltare la voce delle cittadine e dei cittadini lucani, che più volte in passato hanno detto un chiaro e netto “no” a centrali e depositi nucleari”.
Il presidente della Regione Vito Bardi nelle stesse ore scrive: “È bene specificare che questa decisione ricade esclusivamente sui Presidenti delle Regioni, in quanto membri legittimati a rappresentare l’istituzione regionale nell’ambito della Conferenza Unificata: i Consigli regionali, per quanto fondamentali, non sono formalmente coinvolti in questa fase consultiva della legge delega”. “Abbiamo posto l’accento – spiega Bardi – sul fatto che il coinvolgimento delle Regioni deve essere concreto e continuo: chiediamo che tutti i futuri atti attuativi siano definiti con intese formali, che garantiscano la partecipazione effettiva dei territori alle scelte strategiche.”
Insomma, il confronto è rinviato. Tuttavia, la Giunta regionale lucana non è contraria alla strategia del Governo Meloni sullo sviluppo dell’energia nucleare. “Dal Governo – afferma Bardi – e in particolare dal Ministro Pichetto Fratin, è giunto un messaggio di apertura e fiducia: questa legge delega segna un passo avanti verso un’Italia più sicura, innovativa, pulita e in linea con gli obiettivi europei di decarbonizzazione entro il 2050. Confermiamo l’impegno del governo lucano – aggiungono Bardi e Latronico – affinché l’iter successivo rispetti i principi fondamentali su cui la Basilicata non transige: trasparenza, sicurezza sanitaria, tutela del territorio e delle comunità”.
Fin qui in sintesi i primi vagiti del dibattito politico su cui nelle prossime ore interverranno molti esponenti di maggioranza e opposizione in Consiglio regionale oltre che gli esponenti delle associazioni ambientaliste. Ma, come vedremo, in Basilicata, la questione principale riguarda le domande: quale sviluppo? Per quale futuro?
Che cosa rischia la Basilicata? Il fossile senza fine
In questi ultimi anni, aperta la crisi con la guerra in Ucraina, i falchi del petrolio rilanciano sulla necessità di accelerare le estrazioni. Nel marzo 2022 Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli: “Con le nuove tecnologie, non solo in Basilicata e in Lombardia, ma in quasi tutte le regioni ci sono possibilità di estrarre petrolio e gas, sfruttando pozzi a terra…”
Dunque, intanto che aspettiamo le transizioni energetica ed ecologica, la Basilicata sembra destinata a soccombere all’inevitabile necessità di incrementare la produzione di energia fossile, “per il bene del Paese”. Nel processo di trasformazione verso la nuova prospettiva energetica ed ecologica è probabile che, nell’attesa, alcuni territori dovranno sacrificarsi. Tra questi vi è la Basilicata dove “le potenzialità produttive di petrolio, gas, sole e vento non sono ancora tutte sfruttate.” Ed è quanto sta accadendo con le nuove concessioni. Qui si estrarrà per altri 30 anni. Nei prossimi anni tutte le chiacchiere intorno allo sviluppo di questa piccola regione se le porterà via una sola tempesta.
La Basilicata terra di produzione di petrolio e gas al servizio della Nazione. Il mondo andrà lento, molto lento nel cammino verso la transizione energetica ed ecologica, figuriamoci in questa fragile e addormentata Basilicata. Se l’industria estrattiva continua con le emissioni inquinanti (perché tali sono) proseguirà a danneggiare la salute delle persone, l’economia dei luoghi e il patrimonio naturale. La stessa cosa vale per gli altri impianti impattanti e inquinanti. Se questo accadrà ancora nei prossimi 30 anni, senza che ci sia un intervento massiccio e radicale nel presente, il cerchio-bersaglio (l’obiettivo) di una crescita sostenibile e di uno sviluppo armonico, si sposterà sempre più avanti allontanandosi nel tempo. E sarà più difficile usare l’arco da quella distanza. Il nucleare farà il resto? Le multinazionali del petrolio si preparano da tempo.
Che cosa rischia la Basilicata? La prospettiva del nucleare
La Basilicata ha già da tempo sperimentato gravi problemi con il deposito di scorie radioattive nell’impianto Itrec della Trisaia di Rotondella. Ormai da decenni. Ha già sperimentato un braccio di ferro con l’allora Governo Berlusconi che aveva individuato il territorio di Scanzano Jonico per insediare il deposito unico nazionale di scorie nucleari. Braccio di ferro vinto nel 2003 dalla popolazione lucana contraria all’ipotesi del Governo. E ancora, molte zone della Basilicata sono nell’elenco delle 51 aree idonee alla localizzazione del Deposito nazionale.
Picchetto Fratin nel giugno scorso rilancia l’idea degli impianti di smaltimento geologico per il combustibile esaurito e i rifiuti radioattivi. Tipo quello che volevano realizzare a Scanzano Jonico nel 2003. Il 28 febbraio 2025 il Governo Meloni rilancia sul nucleare “sostenibile” con un disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri e ora approvato a maggioranza dalla Conferenza Unificata. La Basilicata, secondo alcune fonti parlamentari, è tra le aree candidate ad ospitare non solo un impianto di smaltimento geologico per il combustibile esaurito e i rifiuti radioattivi, ma anche una eventuale centrale nucleare “sostenibile”.
Ma torniamo al deposito. Il nodo non sarebbe tecnologico, né normativo e nemmeno di valutazione ambientale. Il nodo è tutto politico e presenta problemi di persuasione sociale. Alcuni indizi ci porterebbero nella direzione di una regione pronta a candidarsi per ospitare un “parco tecnologico più avanzato” nel quadro di investimenti nucleari, compreso lo stoccaggio dei rifiuti. Ci sono le condizioni politiche, una Giunta armonizzata con il quadro governativo. C’è l’uomo giusto al posto giusto, cinghia di trasmissione con il Governo sugli affari energetici e severo tutore della ragion di Stato, Michele Busciolano . Attualmente direttore generale dell’Amministrazione Digitale, dipartimento a cui sono state assegnate anche “la gestione delle relazioni istituzionali in materia di accordi di compensazione economica e ambientale in materia di risorse idriche ed energetiche.” Busciolano, già Maggiore Tenente Colonello della Guardia di Finanza e già attivo nei servizi di intelligence, è l’uomo giusto al posto giusto. Le faccende energetiche e dell’acqua sono questioni di interesse nazionale. Non a caso lo Stato, attraverso Terna spa, Eni, Enea, Sogin, ha ormai da decenni il timone dell’energia in Basilicata, generando lo “sviluppo” che è sotto gli occhi di tutti.
La strategia della persuasione
Lo scorso 20 giugno a Matera, nell’Aula Magna dell’Università degli Studi della Basilicata, si fa il convegno, sembra sponsorizzato anche dalla Regione, “Il nucleare tra Innovazione, Ricerca, Sicurezza e Sostenibilità”, organizzato dal Cluster Energia Basilicata, Confindustria Basilicata e l’Università degli Studi della Basilicata. Non cade a caso, è il primo passo verso la persuasione degli opinion leader e degli esponenti politici. Il contesto energetico globale e nazionale, – scrivono gli organizzatori – caratterizzato da una crescente domanda di energia elettrica decarbonizzata e dalla necessità di rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, ha riacceso il dibattito sulla produzione energetica tramite le tecnologie nucleari. Il convegno pertanto affronterà i principali nodi tecnologici, industriali e di policy indispensabili a consentire un effettivo riavvio dell’opzione energetica nucleare, coinvolgendo i principali attori nazionali e internazionali.” Eccoli. Ci siamo.
Tra i relatori Stefano Monti, Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare; Alberto Pasanisi, Direttore Ricerca, Sviluppo e Innovazione tecnologica in Edison; Francesco Campanella, Direttore dell’Ispettorato Nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione; Mariano Tarantino, Responsabile Divisione Sistemi Nucleari per l’energia presso ENEA; Gianfranco Caruso, professore ordinario di Impianti Nucleari presso l’Università Sapienza. Per conoscere gli altri relatori clicca qui . Francesco Campanella – presidente di Isin (Ispettorato Nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione) – intervenendo al convegno parla di nucleare come opzione sostenibile.
E così che si fa. Una specie di strategia che richiama la “Finestra di Overton”. Nei suoi studi Joseph Overton cercava di spiegare i meccanismi di persuasione e di manipolazione delle masse, in particolare di come si possa trasformare un’idea da completamente inaccettabile per la società a pacificamente accettata. Ci saranno altri passi, altre iniziative, giornali e media a disposizione. Lo vedremo.
Intanto, non è un caso, il testo dello schema di legge delega approvato nella Conferenza Unificata prevede uno stanziamento complessivo di 7,5 milioni di euro nei soli anni 2025 e 2026 per finanziare campagne informative sull’energia nucleare e la sua sicurezza rivolte alla cittadinanza e azioni di comunicazione capillare nei territori che potrebbero ospitare impianti nucleari.
Sappiamo che il nucleare è una delle opzioni possibili, non l’unica e neanche la migliore. E dunque perché insistere? Chi ci guadagna? Sicuramente le aziende che operano nella progettazione, costruzione e manutenzione di reattori nucleari, nonché quelle specializzate nella gestione delle scorie che possono beneficiare di investimenti e commesse significative. Se è vero che il nucleare contribuisce a una riduzione dei costi energetici, i consumatori potrebbero beneficiare di bollette più basse, ma questa ipotesi è tutta da verificare. Un Paese che non ha ancora completato il decommissioning dei vecchi impianti con costi enormi ora vorrebbe avviare un programma nucleare che costerebbe centinaia di miliardi e richiederebbe decenni di lavori. È chiaro che dietro la porta sono in attesa i colossi mondiali dell’energia e delle tecnologie nucleari.
“Alcuni esempi includono Fincantieri, Ansaldo Energia, Newcleo e aziende tech come Google e Microsoft che vedono nel nucleare un modo per alimentare i loro data center.”
“Innanzitutto, il ritorno del nucleare in Italia ha un aspetto paradossale: quello di un richiamo per entrare fra dieci, quindici anni nel club dei dipendenti dalle riserve di uranio, che sono sottoposte ai controlli delle alleanze militari e ledono l’autonomia energetica nell’epoca delle guerre mondiali a pezzi. Una politica industriale miope si scuote con la riemersione delle vecchie lobby a partecipazione pubblica (Eni, Enel, Terna, Sogin), che tornano a dominare il panorama energetico italiano, dando fiato alle posizioni di Confindustria. L’ispirazione di fondo è che i data center delle compagnie di informatica possano diventare un segmento di mercato significativo per lo sviluppo di piccoli reattori nucleari e di reattori modulari avanzati magari da collocare direttamente nelle aziende e che non saranno in grado di fornire elettroni alla rete prima di quindici anni.” (Mario Agostinelli, 2025).
Quelle vecchie lobby le conosciamo bene in Basilicata, regione minuscola e fragile pedina sulla labirintica e gigantesca scacchiera geopolitica. Dal 1990 sacrificata agli “interessi nazionali” e “alle ragion di Stato”. Amministrata sotto l’influenza diretta e indiretta dei colossi dell’energia a cui i governi nazionali e regionali ha “appaltato” la gestione delle risorse endogene, acqua compresa.
Che fare? Mettere a valore la speranza
Alle prospettive distopiche di una regione che concentra il proprio “sviluppo” sull’energia e sullo stoccaggio e smaltimento degli scarti energetici bisogna opporsi con intelligenza. Alle prospettive distopiche di una regione che dovrà continuare a sopravvivere grazie alla dipendenza da interessi altri e da decisioni assunte altrove, bisogna opporsi con lucidità. L’opposizione politica fine a se stessa e nettamente strumentale e autoreferenziale non ha mai funzionato. Urlare sui social e attraverso comunicati stampa non serve. I politici anziché prendere la parola su tutto e sul nulla, ci dicano se hanno un’idea complessiva di sviluppo e come realizzarla. È questa l’emergenza. La società civile organizzata dovrebbe uscire dal pantano della frammentazione e assumere iniziative unitarie di presidio sia del territorio sia della politica. Le commistioni tra certi poteri, generosi finanziatori di convegni, ricerche, kermesse, e il mondo dell’arte, della cultura e dell’ambientalismo dovrebbero finire. Rincorrere le emergenze dei propri orti o dei propri condomini non risolve problemi. È il momento del pensiero condiviso e dell’azione organizzata. Qualcuno cominci a disegnare concretamente un’idea alternativa di sviluppo su cui dovrebbero convergere tutte le migliori energie della Basilicata. E’ ciò che dovrebbero fare la Politica, la Cultura, gli Intellettuali, il Sindacato, L’Università, gli Enti Locali. Costruire una prospettiva utopica capace di diventare una strada, una mappa, un percorso verso nuove e dignitose prospettive di sviluppo. La politica non sia terreno di scontro tra carriere personali, l’università non sia un consulentificio, gli intellettuali non siano megafoni e servitori dei potenti, il sindacato non sia una corporazione di iscritti, i Comuni non siano piccoli feudi, le associazioni di società civile non siano felici destinatarie di elemosine e nemiche le une delle altre. Ecco, il primo passo è non fare. Poi arriverà il fare. Forse, è una speranza.
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