Senise, i professionisti dell’antimafia e gli insopportabili pulpiti e sinedri lucani
Certi personaggi hanno trasformato la lotta alle mafie in una sorta di religione. La brandiscono come se fosse una clava
Certi personaggi hanno trasformato la lotta alle mafie in una sorta di religione. La brandiscono come se fosse una clava, dicendoti: pentiti scellerato! Per favore, evitatemi i vostri conati da professionisti dell’antimafia.
La questione è un’altra. Qui siamo di fronte a personaggi che usano l’antimafia come arma di distrazione di massa, specchietto per le allodole, per evitare magari di parlare di altre mafie di cui essi sono culturalmente, antropologicamente, verrebbe da dire, parte integrante. Non temono, questi signori, nemmeno il ridicolo di proclamarsi capitale della crociata fasulla che hanno indetto e guardano, come fanno i peggiori farisei, le pagliuzze e non le travi che hanno conficcate nei propri occhi. Poco importa se dai loro sinedri sono stati omertosi, silenti e complici di coloro che hanno inquinato alcune aree di questa regione. Si ergono ad eroi e difensori di non so cosa, dopo aver succhiato alle mammelle delle loro generose vacche da latte e aver saccheggiato e corrotto anime. Moralizzatori che nemmeno Caronte traghetterebbe. Hanno bisogno della mafia, se ne nutrono anche quando non c’è; la vedono ovunque e la vedono dal basso del loro essere, lo ripeto, mafiosi nell’agire, nel pensare, nel fare politica, nello spartirsi bottini, nel fingere di litigare.
Io direi che nessuno sano di mente possa essere favorevole alle mafie. Vi prego, abbiate rispetto vero per i Falcone e i Borsellino e magari studiate anche la loro vita e la loro storia, non distorcendola pro domo vostra.
A voi altri che, perdonate la franchezza, mi avete disgustato, mi limito a ricordare un’intervista rilasciata da Leonardo Sciascia nel 1988; tutto il resto è noia o facce di bronzo indossate da pifferai più o meno magici: “Io ho dovuto fare conto da trent’anni a questa parte, prima con coloro che non credevano o non volevano credere all’esistenza della mafia e ora con coloro che non vedono altro che mafia“.
Siate seri, siate dignitosi e smettetela con le vostre stucchevoli sceneggiate. Di certo siete davvero bravi. Gridate al lupo per evitare di parlare di “mafie” altre. Perché, cari signori, la domanda è una e una soltanto: cos’è mafia? Il familismo amorale è mafia? Il ritenersi razza padrona e comportarsi da tale è mafia? Potrei continuare a lungo, ma confido nel fatto che abbiate capito quello che non vorreste sentire, anche a costo di tappare la bocca di coloro che non si allineano alle vostre sceneggiate e rivendicano ancora il diritto/dovere di riflettere e pensare.
Segretario di Radicali Lucani e giornalista *


