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Città delle 100 Scale Festival, dall’8 settembre al via
Teatro Stabile di Potenza

Apre la rassegna “La Zona Blu. Una lettura di appunti dai confini dell’Europa” di KEPLER-452, in scena al Teatro Francesco Stabile

La 17esima edizione del Città delle 100 Scale Festival si svolgerà prevalentemente a Potenza da settembre a dicembre 2025, come da tradizione.

Il festival avrà inizio lunedì 8 settembre con uno spettacolo dal forte impatto poetico e civile: “La Zona Blu. Una lettura di appunti dai confini dell’Europa” di KEPLER-452, in scena al Teatro Francesco Stabile. Il testo, scritto e interpretato da Nicola Borghesi, con video di Enrico Baraldi,
si basa su appunti di viaggio e materiale video raccolti durante una missione di soccorso nel Mediterraneo centrale a bordo della nave Sea-Watch. Il lavoro riflette sull’esperienza di trovarsi ai margini dell’Europa, confrontandosi con la realtà dei soccorsi e lo spaesamento che ne deriva.

Il secondo appuntamento è previsto per il 10 settembre nello straordinario scenario del Parco Archeologico di Venosa – Incompiuta, con Claudia Castellucci e la performance “Verso la specie” (Inizio spettacolo ore 17.30) Coreografia: Claudia Castellucci, Danzatori: Guillermo De Cabanyes, Silvia Ciancimino, René Ramos, Francesca Siracusa, Pier Paolo Zimmermann. La stessa Castellucci ha scelto personalmente il luogo tra quelli proposti, ritenendolo in profonda risonanza con la performance. Il Festival si pone l’intento di offrire un panorama significativo del teatro, della danza e
delle arti performative italiane ed europee, accogliendo artisti e artiste vincitrici di numerosi premi
nazionali e internazionali.

Tra le presenze in programma: Muta Imago – Tre sorelleDaria Deflorian – La vegetariana Giorgina Pi – Nata vicino ai fantasmi. Nata tempesta H2Teatro | Dino Lopardo – GeloRabih Mroué – Riding on a cloud.

Il festival collabora e partecipa all’Autunno Letterario promosso dell’amministrazione comunale di Potenza. Rinnova la propria vocazione territoriale, attraverso collaborazioni con realtà attive sul territorio regionale, e torna a Matera in sinergia con lo IAC (Centro Arti Integrate) con un focus intitolato “Il teatro che danza”, dedicato alla giovane danza d’autore, che si terrà nel quartiere LMartella. Come ogni anno, il Festival si interroga sulle problematiche esistenziali, politiche e culturacontemporanee, offrendo punti di vista artistici, critici e di alto profilo culturale. Inoltre, grazie alla collaborazione con i circuiti di lettura della città, si approfondirà il legame tra letteratura e teatro.

“Scelta artistico-spettacolare del festival – dichiara Giuseppe Biscaglia, condirettore artistico insieme a Francesco Scaringi – ha voluto giocare su molteplici, e talvolta divergenti, proposte spettacolari. Un percorso che, attraversando le varie dimensioni del tragico e del comico, mette in relazione forme espressive provenienti da ‘tradizioni’ del contemporaneo e opere innovative che si confrontano con la tecnica e le nuove forme di azione estetica, ponendo al centro il pubblico come soggetto attivo. Il festival quest’anno non ha una parola chiave come titolo come nelle passate edizioni. Il focus è il festival stesso: un’occasione per riflettere sul senso e sulla funzione che manifestazioni come la nostra possono avere, oggi, soprattutto alla luce delle recenti scelte politicoculturali del Ministero della Cultura. Il nostro sarà un lavoro di resistenza, a partire da una messa in discussione di sé, per delineare una nuova traiettoria, come ribadiamo nel nostro manifesto.”

“Molte esperienze – ribadisce Francesco Scaringi – un tempo dirompenti si stanno affievolendo, sostituiti da format ripetibili, rassicuranti, già digeriti. Il percorso artistico cede il passo al prodotto finito. La sperimentazione lascia spazio all’accondiscendenza. Anche il nostro festival si trova a interrogarsul senso e sulla funzione della propria presenza. Riconoscere che alcune modalità operative, per quanto consolidate, sono ormai funzionali a logiche che nulla hanno a che vedere con l’urgenza artistica. Molte operazioni, etichettate come ‘rigenerazione urbana’ o ‘turismo culturale’, si presentacome esperienze relazionali, ma spesso si riducono a semplici abbellimenti. L’arte rischia così di diventare uno strumento di marketing territoriale: piacevole, ma innocuo, perdendo la sua forza trasformativa.”