Dirigenti di Aql e imprenditori indagati: che fine ha fatto l’inchiesta?
Turbativa d’asta, corruzione, concussione i presunti reati a carico di 17 persone tra cui funzionari e dirigenti di Acquedotto Lucano SpA. Tutto tace?
La storia recente di Acquedotto Lucano è caratterizzata da diverse vicende giudiziarie. Ne citiamo qualcuna. Per un bando di gara del 2007 dell’importo di 3,6 milioni di euro, tre dirigenti e funzionari insieme a due imprenditori, finiscono sotto la lente della magistratura nel 2014. Non sappiamo come è finita. Nel 2013 si chiudono le indagini per presunte assunzioni pilotate. Tra il 2008 e il 2011 sarebbero entrati in Acquedotto lucano «a chiamata diretta» undici persone segnalate da politici di rilievo regionale di centrodestra e centrosinistra. La questione sarebbe stata poi chiarita in qualche modo.
Nel 2010 l’azienda viene coinvolta in uno scandalo per causa dei compensi milionari e degli incentivi d’oro provenienti dalla società controllata Acquedotto Lucano Progettazione S.r.l. In sostanza Acquedotto Lucano S.p.A. commissiona, tra gli altri, un progetto milionario alla sua controllata Aql Progettazione che lo esegue e poi fattura alla Spa. In tal modo diversi dirigenti della S.p.A. incassano compensi per lavori eseguiti nella Aql Progettazione S.r.l.
Nel 2017, otto dirigenti sono indagati per una storia di depuratori irregolari. I Carabinieri forestali avrebbero riscontrato valori oltre i limiti, nelle acque trattate, per quel che riguarda escherichiacoli, azoto ammoniacale, cloro attivo libero e altri elementi pericolosi. I dirigenti sono indagati per omissione reiterata e sistematica di atti d’ufficio.
Comunque siano andate a finire queste storie – assoluzioni, archiviazioni, condanne, prescrizioni – il dato che qui ci interessa è un altro: la continua esposizione di questi enti a episodi di malagestione e di corruzione. La mala gestione più volte raccontata da questo giornale riguarda le bollette prescritte, i crediti inesigibili, i premi di produzione tra figli e figliastri, il comportamento di alcuni funzionari, i disservizi, gli sprechi, alcune anomalie negli affidamenti di lavori e servizi.
La presunta corruzione riguarda l’ultima inchiesta della Procura potentina che non coinvolge l’azienda, ma alcuni suoi dirigenti e funzionari insieme ad un gruppo di imprenditori. Oggi la riprendiamo per informare i cittadini sul punto della vicenda e per fare qualche domanda. Con la riforma Nordio, c’è l’obbligo di interrogatorio da parte del G.I.P. prima della adozione di una misura cautelare coercitiva. Ebbene nella vicenda giudiziaria di cui ci occupiamo oggi, che ha coinvolto imprenditori e funzionari, dirigenti di Acquedotto Lucano Spa , la procedura rientra nel quadro di quella riforma.
I fatti contestati e la decisione del Gip
Turbativa d’asta, corruzione, concussione i presunti reati a carico di 17 persone tra cui, oltre alcuni imprenditori, funzionari e dirigenti di Acquedotto Lucano SpA. A questi si aggiungono 5 imprese per l’ipotesi di illecito amministrativo dipendente da reato. Le indagini della Procura, fascicolo aperto nel 2020, si concludono nel 2024 con la richiesta di arresto da parte del pm degli indagati persone fisiche. Dunque, esaminate le richieste di applicazione di misure cautelari presentate dal magistrato, il gip procede all’interrogatorio preventivo di tutti gli indagati e fissa la comparizione, per tutti, dal 7 al 15 novembre 2024. Gli interrogatori preventivi avrebbero subito uno slittamento per questioni tecniche fino a gennaio 2025. Da questa data il GIP avrebbe dovuto decidere se e chi arrestare. Di questa decisione si sono perse le tracce. Dobbiamo ipotizzare a questo punto che, per fortuna, non c’è stata la necessità di arrestare nessuno degli indagati. E questa sarebbe una buona notizia. Dopo tutto questo tempo, però, non sappiamo se c’è stato un rinvio a giudizio.
D’altronde sono passati oltre due anni da quando gli indagati sono venuti a conoscenza dell’inchiesta a loro carico. Ed è passato più di un anno dalla chiusura delle indagini. Sono trascorsi molti mesi dalla richiesta del PM: “Ricorre inoltre il pericolo di reiterazione dei reati dal momento che tutti i soggetti per i quali si chiede misura cautelare continuano a svolgere le loro attività” – scrive il PM. Nel frattempo le esigenze cautelari magari fondate al momento della richiesta, si sono abbondantemente indebolite con il passare dei mesi. E in questi mesi potrebbe essere successo di tutto. Lo stesso PM scriveva: “risulta del tutto evidente che gli odierni indagati sono ben consapevoli dei reati commessi e della loro gravità tanto da progettare nel caso dell’ingegnere (…) un periodo di aspettativa, non solo per sottrarsi alla pressante volontà di controllo posta in essere nei suoi confronti dal direttore generale VOLPE, ma anche per evitare di incappare nella contestazione, da parte dell’Autorità Giudiziaria, della possibile reiterazione del reato. Infatti, (l’ingegnere)…ha richiesto e ottenuto un periodo di aspettativa non retribuita (per l’anno 2023, n.d.r.), pur continuando a dirigere l’Ufficio a distanza, come emerso in maniera chiara ed inequivocabile…”
Ancora non sappiamo se ci sarà un processo che dovrà eventualmente stabilire, almeno in primo grado, la condanna o l’assoluzione degli indagati. Al momento, non c’è dubbio, gli indagati sono tutti innocenti. La domanda è: perché a distanza di 7 mesi dagli interrogatori preventivi programmati ancora non si sa che cosa abbia deciso il Gip? Dirigenti e funzionari che avrebbero rischiato l’arresto sarebbero ancora tutti a loro posto, tranne uno che dopo aver preso un anno di aspettativa, ha ottenuto un incarico dirigenziale in Acqua Pubblica Sabina S.p.A. di Rieti, il 3 giugno 2024. Si tratta di Raffaele Pellettieri che secondo l’accusa sarebbe stato uno dei perni principali del presunto sistema corruttivo.
A proposito del direttore generale Andrea Volpe, parrebbe – a sentire voci interne ben informate – che sia stato allontanato dopo soli 5 mesi di attività. Volpe, assunto per aver vinto un regolare concorso, proveniva da Acquedotto Pugliese e rassegnò le dimissioni nel maggio 2022, per “motivi personali”.
Detto questo, non è opportuno che la vicenda scompaia dai radar. L’opinione pubblica che ha il diritto di sapere. Il gip ha rigettato le richieste del pm? A questo punto è probabile. C’è stata archiviazione? Non ci risulta. C’è stato un rinvio a giudizio? Non si sa. Insomma, sembra che le carte siano ferme su qualche scrivania. Restiamo in attesa.


